La legge per il ripristino della natura e il futuro dell’Europa

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La legge per il ripristino della natura (Nature Restoration Law), a cominciare dalla tutela della biodiversità, è passata, nel Parlamento europeo, per il rotto della cuffia. Ma, ancora una volta, il Governo italiano ha colto un’occasione per meritarsi l’ultimo posto in Europa sulle politiche ambientali. Dopo aver contrastato la transizione della mobilità verso l’elettrico (ma la soluzione è ridurre il parco auto circolanti oggi ai primi posti per famiglia in Europa) e il programma di efficientamento energetico del patrimonio immobiliare, ha votato anche contro la salvaguardia della biodiversità continentale dicendo no alla Nature Restoration Law. Un comportamento sconsiderato e irresponsabile per un Paese con uno scrigno di natura che ha pochi eguali. Un comportamento che va contro la stessa riforma dell’art. 9 della Costituzione in cui è stata di recente aggiunta la frase: «[l‘Italia] tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni». Eppure l’obiettivo della legge europea fa parte di un pacchetto di provvedimenti che darebbero sostanza ed efficacia al percorso di transizione per le future generazioni (Next Generation EU), prevedendo il ripristino del 20% degli habitat naturali entro il 2040 e azioni volte a riportare in buone condizioni il restante 80%. Percorso virtuoso che si inserisce nella storica via tracciata dall’Onu e dall’Unesco con il Programma MAB (Man and Biosphere).

Bisogna tornare a rispettare la Natura e per farlo occorre restituire alla rete idrica di torrenti e fiumi il loro naturale percorso vitale; è necessario ripensare l’agricoltura, incapace di preservare la fertilità dei suoli e con un rapporto tra energia consumata ed energia prodotta sempre più squilibrato a favore della prima: un’agricoltura che ha comportato un vero e proprio sterminio degli insetti impollinatori la cui assenza compromette la stessa vita di campi e frutteti. Ci stiamo opponendo anche alla messa al bando della pratica delle reti a strascico che sta impoverendo i nostri mari. Perché tutto questo? Non vale più la carta dell’ignoranza. Oggi i dati, certificati dalla comunità scientifica internazionale, non lasciano spazi al dubbio. E dicono che la biodiversità del pianeta è in forte pericolo e con essa gli equilibri che reggono i flussi di vita nei quali si inserisce la specie animale Homo presuntuosamente autodefinitosi sapiens.

Nel saggio La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile (la cui lettura vivamente consiglio), lo scrittore indiano Amitav Ghosh, riprendendo il portoghese José Saramago, punta i dito contro la cecità di chi, pur vedendo, non vuole vedere. Questa consapevole cecità sembra aver colpito l’intero blocco conservatore dell’UE che ha cercato di ostacolare la legge, già risultato di compromessi al ribasso.

Ebbene se il prossimo anno sarà quel blocco ad affermarsi nella competizione elettorale continentale, molto probabilmente si interromperanno tutte le azioni messe in atto con il programma europeo di transizione ecologica. Avranno vinto gli interessi corporativi delle parti oscurantiste dell’Europa che si illudono si possa continuare così come si è fatto sino ad oggi e verranno sconfitte quelle parti lungimiranti che, anche dal mondo imprenditoriale, sostengono la necessità di interventi efficaci e vincolanti che indirizzino l’umanità verso il rinsavimento e il recupero di un rapporto armonico con l’ambiente e il pianeta. Da segnalare che, finalmente, comincia a levarsi qualche voce, non solo di matrice comunista, che inchioda alle sue responsabilità il capitalismo dello sviluppo senza limiti.

Per le elezioni del prossimo anno occorrerà fare fronte comune per scongiurare il disastro. Una volta di più sarà necessaria una mozione degli affetti che, lasciando da parte i legittimi e condivisibili distinguo tra le forze progressiste, trovi un minimo comune denominatore. Bisogna fare in modo, pur senza rinunciare alle proprie intransigenti ragioni, che non avvenga la definitiva archiviazione del sogno europeo e che, in ogni caso, non si consegni il futuro dell’Europa a un fronte sovranista in oggettivo contrasto con il progetto d’Europa che prevede la cessione di parti significative di sovranità a favore di una prospettiva senza la quale il destino marginale e ininfluente a livello geopolitico mondiale è segnato. L’impegno per le elezioni europee va avviato subito e, al di là della campagna acquisti dei candidati vincenti, bisognerà utilizzarle per rilanciare il progetto di Altiero Spinelli e soci e spiegare che l’Unione non è matrigna da accusare di ogni male, ma madre per poter crescere nella speranza di futuro.