Davvero Joseph Ratzinger santo subito?

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Davvero Joseph Ratzinger santo subito? Più che l’invocazione da stadio dell’anonima folla, a colpire è la genuflessione pressoché generale della stampa italiana (che peraltro ne pronuncia il nome immancabilmente all’inglese…). Se non difetta la morbosa attrazione per lo scandalo (meglio se sessuale), sembra invece perduta una vera capacità di lettura critica: un racconto che non sia encomiastico, una cronaca che non faccia del defunto (già) pontefice una specie di Elisabetta II in salsa italiana, con il suo corteggio di re e regine, pinocchi e fatine, monsignori sdraiati sulla bara e regolamenti di conti via instant book…

Innanzitutto, sembra smarrita una visione sanamente disincantata dei sistemi di potere in generale, e della Curia romana in particolare. Mio padre, profondamente cristiano e cattolico, mi ha sempre detto, con amara ironia, che, al posto di quella di Longino, nella crociera di San Pietro si sarebbe dovuta scolpire la statua monumentale di Abraam giudeo. Questi, protagonista di una delle novelle del Decameron di Boccaccio, è un ebreo parigino che comunica ai suoi amici cristiani che si sarebbe convertito alla fede in Cristo, ma solo dopo aver visitato appunto la Curia papale. Grande lo sconcerto degli amici: ben sapendo, dal papa in giù, «generalmente tutti disonestissimamente peccare in lussuria, e non solo nella naturale ma ancora nella soddomitica, senza freno alcuno di rimordimento o di vergogna, intanto che la potenza delle meretrici e de’ garzoni in impetrare qualunque gran cosa non v’era di piccol potere. Oltre a questo, universalmente golosi, bevitori, ubriachi e più al ventre serventi a guisa d’animali bruti, appresso alla lussuria, che ad altro gli conobbe apertamente; e, più avanti guardando, intanto tutti avari e cupidi di denari gli vide, che parimente l’uman sangue, anzi il cristiano, e le divine cose … a denari e vendevano e comperavano». Abraam constata puntualmente come tutto ciò sia verissimo, concludendo che il papa, «e per conseguente tutti gli altri, si procaccino di riducere a nulla, e di cacciare dal mondo, la cristiana religione». Ma, proprio per questo si converte: «mi par discerner lo Spirito Santo esser d’essa, sì come di vera e di santa più che alcuna altra, fondamento e sostegno». In altre parole, se la Chiesa si reggeva nonostante tutta quella bassezza e corruzione, doveva proprio essere assistita dall’Alto!

L’amara ironia di Boccaccio riassume bene il disincanto che i cattolici più legati al Vangelo hanno sempre provato nei confronti di un formidabile sistema di potere tenuto in piedi in nome di Colui che ha contestato nel modo più radicale i meccanismi infernali di ogni umano potere. E forse oggi spetterebbe proprio a noi cattolici una critica sostanziale della figura di Joseph Ratzinger, fermi ovviamente restando il profondo rispetto per la persona e una ininterrotta preghiera per la sua anima.

Dal campo laico, sull’asserita grandezza del filosofo e del teologo (presentato dai giornali come una specie di somma di Agostino e dell’Aquinate…) aveva già detto parole coraggiose Umberto Eco nel 2011 («Non credo che Ratzinger sia un grande filosofo, né un grande teologo, anche se generalmente viene rappresentato come tale. Le sue polemiche, la sua lotta contro il relativismo sono, a mio avviso, semplicemente molto grossolane nemmeno uno studente della scuola dell’obbligo le formulerebbe come lui. La sua formazione filosofica è estremamente debole»). Sulla serietà dello studioso ha scritto in questi giorni Silvia Ronchey, ricordando l’uso non solo strumentale, ma filologicamente e storicamente errato, delle parole di Manuele Paleologo su Maometto citate nel famigerato, e distruttivo, discorso di Ratisbona (costato qualche vita umana…). Del resto, colpisce la beatificazione culturale da parte degli atei devoti di colui che ha diretto l’organo deputato alla repressione della libertà di pensiero nella Chiesa, quel Sant’Uffizio (diverso ora solo nel nome, non già nella missione) che, immancabilmente vituperato quando si rammenti la vicenda di Galileo, diventa invece una specie di libera accademia quando si tratti di celebrare Ratzinger.

Anche ai cristiani ciò dovrebbe stare davvero a cuore: e del resto basta ascoltare la voce di Leonardo Boff, o ricordare quella di Hans Kung, per sapere quanto inutile dolore abbia inferto la repressione del “pastore tedesco” (indimenticabile titolo del manifesto il giorno dell’elezione di Benedetto XVI) nei confronti della teologia della liberazione, e più in generale di ogni dissenso. E poi: la sua avversione per l’ecumenismo (si rammenti la reticenza del chiamare “chiese” le altre confessioni cristiane, rinnegando la svolta epocale compiuta da Giovanni XXIII nell’indizione del Vaticano II), la spiccatissima misoginia (allucinante la Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, del 2005), l’inquietante omofobia, la legittimazione dell’ateismo sanfedista (si rammenti l’udienza concessa a Oriana Fallaci, che scrisse: «Un Papa che ama il mio lavoro da quando lesse Lettera a un bambino mai nato, e che io rispetto profondamente da quando leggo i suoi intelligentissimi libri»)…

Ma è forse sull’abdicazione che bisognerebbe riflettere (https://www.leparoleelecose.it/?p=9097). Che la Provvidenza abbia cavato bene dal male aprendo la stagione di Francesco è un fatto: ma sappiamo bene come i piani del quondam papa fossero opposti, puntando a regalarci un papa ciellino. Soprattutto, colpiva quel ribaltamento dello spirito del Magnificat: Benedetto si dimise dicendo di non avere più forza umana. Quando – da David a Giuditta, a Maria… – è la mancanza di forza unita all’abbandono a Dio a ribaltare la logica del mondo: «quando sono debole, è allora che sono forte», dirà Paolo. Nelle motivazioni invocate da Benedetto pareva invece allignare l’immagine della Curia come potere tutto terreno: neo-pelagiano nel fare a meno di Dio (scriverà poi papa Francesco, nella Gaudete et exsultate, «ci sono ancora dei cristiani che si impegnano nel seguire un’altra strada: quella della giustificazione mediante le proprie forze, quella dell’adorazione della volontà umana e della propria capacità, che si traduce in un autocompiacimento egocentrico ed elitario privo del vero amore. Si manifesta in molti atteggiamenti apparentemente diversi tra loro: l’ossessione per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa»). Impressione rafforzata dalla decisione di lasciarsi da solo (invece di farli stabilire dal successore) titoli e privilegi (come il grottesco “papa emerito”, o il titolo di “santità”…), rimanendo in Vaticano, e facendosi obiettivamente usare dalla fronda reazionaria che è platealmente riemersa in queste ultime ore.

Preghiera e rispetto, dunque, per l’anima cristiana di Joseph Ratzinger. Ma anche discernimento nel giudicarne la traiettoria di uomo di potere. In ogni caso tutto, tranne che “santo subito”.

Gli autori

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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16 Comments on “Davvero Joseph Ratzinger santo subito?”

  1. Premesso che pur da ignorante avvocato non condivido quasi nulla di quanto scritto da un critico d’arte (!), vorrei sapere quali perdite di vite umane ha provocato il discorso di Ratisbona.
    Grazie in anticipo e cordiali saluti
    Ilaria Feri

    1. Si riferisce ai disordini scoppiati nel mondo islamico contro i cristiani all’indomani del discorso di Ratisbona, percepito come offensivo nei confronti di Maometto. Tra le vittime, mi pare di ricordare una suora missionaria in Africa.

      1. La reazione violenta dell’Islam fanatico nn è certo da imputare a Benedetto XVI.
        Questo è un ipocrita rovesciamento delle responsabilità.

  2. Ogni opinione va rispettata ed è proprio questo il principio fondamentale della vita civile e sociale, cioè il rispetto …oggi del tutto ignorato a tutti i livelli.
    Per quanto concerne la beatificazione o la santificazione di un pontefice, ritengo ci sia dovrebbe porre il dilemma se la figura è un politico o no, in quanto l’essenza della politica è l’ipocrisia che, come tale non manifesta certamente l’essenza del cristianesimo.

    1. MA è Sbagliato totalmente l ‘ obiettivo di tutto il discorso su Papa Benedetto XVI , dove il povero RATZINGER non governò effettivamente nessuna Chiesa Cattolica o Vaticana cantando : il DOMINUS fu sempre e soltanto l’ Amicissimo di San WOYTILA e Joseph RATZINGER dall’ inizio degli anni 1980, cioè da Rettore Magnifico della Università Salesiana in Roma , il Segretario di Stato Cardinale Tarcisio BERTONE; la prova assoluta , è stato l’ Attacco finale al DOMINUS BERTONE oramai escluso dall’ Essere il PAPA OMBRA , quando per ripicca al suo Governo Effettivo per conto di RATZINGER , BERTONE venne accusato di malversazioni economiche e ruberie collegate alle ristrutturazioni del suo Famoso Attico Romano . Ovviamente il Potere di BERTONE in altre questioni Curiali , non fu azzerato, perché ricordo che , il suo Carissimo Amico e Ausiliare a Vercelli, Giuseppe VERSALDI, è stato alfine creato Cardinale di Curia e addetto al Dicastero Economico Vaticano IOR …
      e il Segretario Particolare dell’ allora Arcivescovo di Vercelli BERTONE ancora Diacono nel 1993 , presso l’ Arcidiocesi di Vercelli , don Cristiano BODO, fu , un Lustro fa, consacrato Vescovo di Saluzzo , la più giovane Sua Eccellenza della Chiesa italiana ( 48 anni di età ) , e voluto proprio su segnalazione particolare dal/ del Cardinale Tarcisio BERTONE .
      Buon 2023, by Old Steve 🙏😉💯❤️

    2. Buonasera. Mi perdoni ma per decidere la santità di una persona occorre, per davvero, che venga dimostrato che questa persona sia dopo morta autrice di un miracolo. Già con Giovanni Paolo II tutto il processo si è svolto troppo velocemente. Se lo fanno anche con Ratzinger si rendono ridicoli. Buona serata

  3. Il “piccolo resto” di Minutella ha usato il Papa emerito per creare uno scisma, una religione che pretende che Maria sia eguale a Gesù e che in chiesa ci siano due tabernacoli. I seguaci di Minutella hanno sempre detto che le dimissioni di Ratzinger non erano volontarie e che lui era prigioniero e impossibilitato a raccontare la verità. Le dimissioni di Benedetto XVI hanno scatenato gli antipapisti. E comunque per fare Santo chicchessia è necessario che venga dimostrato un miracolo. Esistono delle regole. Se non ci sono più regole, dove andiamo a finire? Certo, il primo a infrangerle è stato proprio Ratzinger e non sono stupita che la conseguenza sia il piccolo, piccolissimo, minimo, resto di Minutella. Buona serata a tutti

  4. Nel rispetto di ogni pensiero mi sento di condividere la cautela sul Santo Subito, visto il cauto ripensamento della Chiesa su Giovanni Paolo II.
    Sono convinta che un professore di storia dell’ arte se studioso di teologia e diritto canonico possa dire la sua, come ogni altro studioso o come semplice cittadino.
    Papa Benedetto aveva il diritto al libero pensiero,ma nella specificità del potere che gli veniva concesso dal mandato ricevuto avrebbe dovuto essere più cauto nel voler rimandare indietro la Chiesa di qualche secolo.
    Non l’ho ma vissuto come rispettoso del diverso , semmai mi è sempre apparso come un reazionario conservatore.
    Non fingiamo.
    Lo Stato del Vaticano è uno Stato il cui Capo è un uomo che esercita il potere da uomo con pregi e difetti.

  5. È interessante vedere quanto negli anni Lei non abbia mai troppo apprezzato Silvia Ronchey, ma che la cita adesso che le sue argomentazioni le servono. Interessante.

  6. Non condivido nemmeno una parola. Perfino Umberto Eco, che stimo molto, ha errato nel giudizio sulla statura di Papa Benedetto sia come filosofo che come teologo. Il discorso di Ratisbona non ha prodotto vittime ma ha colto la vera essenza del disagio sociale e culturale che è tuttora sotto gli occhi di tutti in Europa.

  7. Ma si, facciamoli santi tutti!
    Con l’ elezione del pontefice in parole povere si aggiunge un nuovo santo al lungo elenco di santi. Francesco I Santo, poi il secondo, il terzo ed il quarto.
    La chiesa sta perdendo i pezzi e adesso sta facendo di tutto per sminuire il significato di Santo. Ma perché non fanno Santo Don Gallo, lui si che se lo meriterebbe, anche se di sicuro rifiuterebbe con due boccate di sigaro, mandando tutti a fare in culo.

  8. Condivido pienamente le riserve sulla figura e il percorso ecclesiastico di Benedetto XVI.
    Ha solo spiazzato il mondo con le proprie dimissioni: un Papa non è più infallibile, non lo è se invecchia e se si arrende o si demotiva. Questo è apparso un atto rivoluzionario solo perché inedito e contro il dogma. Ritengo che il combinato disposto dell’inusualità del gesto e del risorgere più forte della fronda, che penso a lui facesse capo contro la svolta di Bergoglio, stia montando questo plauso che un po’ si alimenta su se stesso, un po’ si gonfia per la spirale mediatica che giornalisti ed opinionisti hanno messo in essere. Devono pur guadagnarsi da vivere e se non sfornano tanto scritto nelle unità di tempo perdono il passo. Ci vuole proprio una voce fuori dal coro che suoni come “Il re è nudo”.

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