Il Governo Draghi è davvero intoccabile?

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Il mondo si avvia a passo veloce a una fase di guerra, vedremo quanto fredda, tra due blocchi, uno guidato dall’America e uno dalla Cina, ma a leggere i grandi giornali governativi e interventisti la possibile crisi di governo avrebbe come causa i messaggi di Draghi a Grillo su Conte. La luna e l’unghia di un mignolo: perché la vera ragione per contestare questo Governo fino ad uscirne, e se possibile a farlo cadere, è ben più grave, e gravida di conseguenze. Ed è il ruolo dell’Italia nello scontro senza precedenti preparato da una Nato ora apertamente non più alleanza difensiva, ma braccio armato di un aggressivo e risentito primato occidentale che trasforma gli interessi in ideologia. Il vertice di Madrid è stato davvero storico, ma non nel senso sbandierato dai giornali genuflessi al soglio draghiano. Lo è stato perché mette le basi della più grave instabilità internazionale mai registrata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il teorema è fin troppo chiaro: l’Occidente e i suoi valori sono in pericolo. Il nemico è oggi la Russia, ma già domani sarà la Cina, individuata con rara esplicitezza come la principale minaccia al nostro sistema. Il piano su cui la Nato pone la sua propaganda è quello etico: se Putin vince, si è detto, sono la democrazia e la libertà ad essere in pericolo. A maggior ragione lo si sosterrà contro la Cina. Questa retorica mette l’Occidente in conflitto frontale con il resto del mondo: un resto del mondo maggioritario sia per popolazione sia per estensione geografica. E, in prospettiva assai ravvicinata, maggiore anche da un punto di vista economico. Le conseguenze sono incalcolabili: la partita per il definitivo monopolio occidentale del mondo rischia di esserci fatale.

L’Italia ha di fronte a sé due strade. La prima è quella di un atlantismo prono: quello proclamato con toni caricaturali dal ministro Di Maio, entusiasta, come tutti i neofiti, del suo nuovo ruolo di garante del sistema che era stato eletto per cambiare. La seconda è quella di un multilateralismo che appartiene alla nostra storia politica, e che ha a che fare sia con la posizione dell’Italia nel Mediterraneo, sia con la presenza della Santa Sede e (un tempo) di una forte sinistra. Oggi quella sinistra non esiste più: ma potrebbe essere il Movimento 5Stelle di Conte a accettare per sé quell’eredità politica, provando a indicare una via diversa da quella consacrata dal vertice NATO. Non la via binaria dello scontro tra civiltà, ma invece quella di una decostruzione dei blocchi dall’interno (innanzitutto ridando fiato a una prospettiva europea non schiacciata sul dominio americano, e dunque opponendosi in Parlamento all’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia) e di un dialogo a trecentosessanta gradi. Attenzione: non è una via anti-occidentale, ma una critica interna a un Occidente che non rispetta affatto i valori per i quali si dice pronto a scatenare la terza guerra mondiale, con le sue possibili conseguenze nucleari. Penso alla dignità della persona umana: che dai tempi della Rivoluzione francese (e prima da quelli del Vangelo) non può essere usata come un mezzo, ma è sempre e solo un fine. Il che vuol dire che la guerra non è mai la soluzione, ma solo e sempre il peggiore dei mali. E che non possiamo fare la coalizione del bene e della democrazia sulla pelle del popolo curdo. Così come la competizione internazionale non si può fare sulla pelle dei lavoratori. In altre parole, significa tenere accanto alla libertà la giustizia sociale, alla diversità l’eguaglianza, alla libertà del mercato l’interesse collettivo e generale della società.

Politica interna e politica internazionale sono indivisibili: una democrazia che davvero pratichi questi valori al proprio interno non ha alcun interesse alla guerra. Sono, viceversa, le democrazie in profonda crisi dell’Occidente a mettersi l’elmetto, annunciando al mondo il ritorno di una sua spaccatura in due blocchi. Del resto, solo un Occidente che davvero pratichi i valori in cui dice di credere può avviare un confronto vero e serrato, fatto innanzitutto di conoscenza reciproca profonda, con Cina e Russia che porti infine a una loro evoluzione. Perché è del tutto evidente che quei sistemi sono disumani e ingiusti (in modo diverso da come anche il nostro lo è): ma la via del loro cambiamento non può passare per una guerra mondiale fondata sul presupposto di una superiorità etica dell’Occidente.

Ora, non è di questo che dovremmo parlare, ovunque e perfino in Parlamento? Non è forse un nodo che trascende gli effimeri rapporti personali tra i nostri leader? Non è su questo che bisognerebbe cercare il consenso della parte del Paese che non vuole la guerra permanente? E dunque non è su questo che bisognerebbe decidere se restare o non restare in questo Governo, che la sua scelta di guerra l’ha già fatta e la celebra ogni giorno? Se il Movimento 5Stelle cerca una questione sulla quale rompere, per tornare a parlare al Paese di un cambiamento radicale, dubito che ne possa trovare una più grande, e più urgente.

Gli autori

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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3 Comments on “Il Governo Draghi è davvero intoccabile?”

  1. Anch’io sono convinta che se quel che resta del M5S uscisse dal governo e Conte riuscisse a coalizzare attorno a sè forze e movimenti, che in questo paese ancora esistono, non proni alla nato e decisamente non disposti a svendere popoli come i Curdi a beneficio della stessa, forse allora potremmo vedere uno spiraglio di luce alle prossime elezioni e tornare a credere in un cambiamento possibile.
    Auspico prof. Montanari che Lei farà parte di uno di questi movimenti, per me come per molti il Suo pensiero critico serve a dare voce ai molti che come me condividono la Sua visione di questo momento così difficile per il nostro Paese e per il mondo

  2. In effetti, chi la pensa come il Prof. Montanari, non ha rappresentanza politica. Il Parlamento è inerte come non mai. Pensiamo a come individuare un modo perché l’idea della pace, con tutto quanto essa comporta, sfondi questo muro di gomma di opportunismo e di colpevole servilismo alla Nato.

  3. siamo sull orlo di un baratro economico e energetico.
    il prossimo inverno rischiamo letteralmente il riscaldamento oltre al fallimento di molte imprese.

    molti capiranno la gravita della situazione solo nel momento in cui girando la rotella del riscaldamento esso non partirá piu.

    prima di allora l italiano medio si preoccupa del matrimonio di totti, di un ministro “per caso”
    che ora si atteggia a Churchill (ma non parla nemmeno italiano e che legge discorsi scritit da altri) e altre questioni di analogo spessore.

    fino alla “prova della rotella” vivremo nella stucchevole cronaca del nulla assoluto, di persone che non hanno nulla da dire ma che continuano a parlare.

    Draghi non c entra nulla. sará l ennesimo capro espiatorio di tutte le colpe di un paese alla deriva, incapace
    di guardare perfino al futuro piu prossimo. tutti a cercare di grattare il piu possibile dal PNNR, soldi europei.
    superbonus con lavori gratis a carico di chi paga le tasse. piu in la non si va.

    figurarsi a chiedersi quali conseguenze questa guerra potra avere per il nostro futuro e dei nostri figli.

    quanti inverni potremo superare? adesso abbiamo le riserve piene di gas russo.
    la stragrande maggioranza delle caldaie sono a gas e abbiamo impiegato 40 annni per conventirle!

    l inverno successivo che facciamo? andiamo tutti in ferie ai caraibi 6 mesi?

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