Cinquant’anni a guardare il dito che indica la luna?

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Premetto che mezzo secolo fa, come tanti coetanei, rimasi anch’io sveglio l’intera “notte lunare”, nonostante l’ansia per l’esito dell’esame di maturità, a guardare le immagini in bassissima definizione in bianco e… grigio, il penoso litigio tra Tito Stagno & Ruggiero Orlando circa il “tocco” della superficie lunare avvenuto o in divenire da parte del “LEM” di Armstrong e Aldrin (già piloti USAF della guerra di Corea prestati alla NASA). Premetto poi che all’epoca non si sapeva nemmeno che il rischio, per i due uomini, di essere abbandonati a morire nel Mare della Tranquillità (assunto per anticipare l’Unione Sovietica) fosse attorno al 50% .
Aggiungo anche che sono sufficientemente consapevole che le missioni spaziali dell’una e dell’altra superpotenza militare dell’epoca (quelle che proseguono oggi col coinvolgimento di tanti paesi tra cui il nostro) sono state di stimolo a un progresso tecnologico che ha portato nell’arco di una sola generazione dal primo volo dei fratelli Wright al primo passo sul nostro satellite naturale. Cosa narrata nella serata-Moon da “Piero & Alberto Angela snc” sulla nazionalpopolare (o populista?) Rai, citando la propria rispettivamente madre e nonna che vide, de visu, il primo tentativo di volo a Torino e, in TV, il primo allunaggio.
E concludo sottolineando che proprio perché sono contrario a che si continuino a offrire i denari pubblici a mafie, partiti e imprese decotte in cambio di “commissioni” dal 4 al 40% grazie a mission assai meno suggestive come il “movimento terra” (o la fornitura di gasolio da autotrazione) preferisco che la spesa pubblica venga destinata a scienza e salute, pur nella consapevolezza che anche lì si possa rubare (ma con un coefficiente di difficoltà ben più alto e margini così esigui da scoraggiare quantomeno le “corti dei miracoli” in transumanza perenne verso il partito di turno al potere).

Tutto ciò riconosciuto e confessato (non per mettere le mani avanti, ma per ammettere i miei limiti e confessare le mie debolezze) rivendico un modesto e circoscritto diritto di tribuna (a latere di tante e autorevolissime celebrazioni e celebranti) per evidenziare un collegamento che nessuno mi sembra abbia fatto fra l’eco dell’anniversario e il banale quotidiano che (anche negli orgogliosi USA e proprio nella Grande Mela) avrebbe dovuto attirare l’attenzione di ben altri commentatori:

«È emergenza caldo negli Stati Uniti: sono quasi 200 milioni, secondo il National Weather Service, le persone interessate dalle temperature eccezionalmente alte che oggi, 20 luglio, e domani mettono in allarme buona parte del Paese». Lo scrive (da noi) il sito di Sky News 24, che aggiunge:  «New York nella morsa del caldo» […], «un caldo oppressivo e pericoloso», ammonisce il NWS. «Un caldo eccessivo, un killer silenzioso», scrive la National Oceanic and Atmospheric Administration. E infine (ma guardandosi bene dal collegare le cose): «a causa delle temperature altissime la città ha annullato una serie di eventi. In particolare, non si terranno l’OZY Fest, un festival all’aperto in programma per sabato e domenica a Central Park, e una commemorazione a Times square per i 50 anni dall’atterraggio sulla luna».

Ecco, allora se è consentito a un semplice terrestre – uno di alcuni milioni ormai attempati che seguirono l’evento e dei miliardi che stanno vivendo le conseguenze del cambiamento climatico (quello negato dall’inquilino attuale della Casa bianca): non è che in questo mezzo secolo abbiamo guardato troppo non tanto la luna; ma – come lo stolto – il dito che la indica e trascurato un po’ la terra? Perché se lo stesso sforzo economico, scientifico, culturale e ‒ perché no – “eroico” lo avessimo prodotto per contenere davvero (e non solo propagandisticamente) l’inquinamento, forse non ci dibatteremmo a settimane alterne tra ondate di “calore-killer” e cataclismi atmosferici sempre più violenti.

Borgone Susa, 21 luglio 2019 (29 gradi, “32 percepiti”)

About Claudio Giorno

Claudio Giorno è nato e vive a Borgone Susa da 70 anni, la metà dei quali trascorsi nel mondo delle grandi opere (nell’ufficio tecnico di progettazione, prima, e manutenzione, poi, di una concessionaria pubblica poi svenduta ai privati). Ambientalista militante in tutte le associazioni “storiche” si è presto convinto che l’aggressione al territorio e la corruzione che affligge il nostro paese sono le due facce (inseparabili) della stessa medaglia. Ha partecipato con Mario Cavargna – fondatore di “Pro Natura” – a tutte le lotte nate negli anni in Val di Susa. In particolare contro la speculazione edilizia e contro il traforo e l’autostrada del Frejus. Prova a portare (con scarso successo) la stessa sensibilità nella CGIL cui rimane iscritto per motivi del tutto irrazionali (come chi continua a tifare per la sua squadra del cuore). Ha partecipato – negli anni Novanta – alla fondazione del Comitato Habitat per la difesa del territorio e della vivibilità residua della Valle di Susa, da cui è nato il “movimento No TAV”. Cura il blog semiclandestino https://claudiogiorno.wordpress.com/

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