Bardonecchia: la goccia che fa traboccare il vaso

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Il caso di Bardonecchia esplode  come una bomba a orologeria. Nella domenica di Pasqua è sulle prime pagine di tutti i giornali: Blitz anti immigrati scontro Italia-Francia titola Repubblica; I francesi violano i confini italiani. E’ scontro con Roma sui migranti La Stampa; Minniti stop alla Francia il Corriere della sera; Blitz francese in Italia, è lite il Secolo XIX; Migranti l’Italia blocca la Francia il Messaggero; Macron “en marche” ci invade un po’, ora rapporti a rischio il Fatto quotidiano. Era da tempo che la polizia di frontiera francese si accaniva nel sigillare la frontiera del Monginevro in una catena di azioni vergognose. Ma evidentemente nel venerdì santo hanno passato un segno, e – forse perché si è toccato l’orgoglio nazionale – hanno scatenato l’interesse della “politica” e un duro confronto diplomatico.

I fatti:

Venerdì 30 marzo, verso le 19, una pattuglia di cinque uomini della “Brigade ferroviaire des douanes francaises” ha fatto irruzione nei locali gestiti  presso la stazione di Bardonecchia dalla Ong Rainborow4Africa e dalla Rete dei comuni per prestare assistenza ai migranti in transito. Gli uomini, armati, hanno preteso – senza chiedere alcun permesso – di usare i locali per sottoporre un giovane nigeriano prelevato dal TGV Parigi-Roma e in possesso di regolare permesso di soggiorno, di sottoporsi all’analisi delle urine per un test anti-droga (rivelatosi negativo). Così riferiscono l’episodio i presenti: “Eravamo in questa stanza, sono arrivati all’improvviso, hanno fatto irruzione – racconta Caterina, volontaria di Rainborow4Africa – , il giovane nigeriano che avevano costretto a seguirli nel locale tremava, aveva paura. Quando un nostro mediatore culturale ha fatto notare agli agenti che non si stavano comportando nel modo giusto, per risposta gli hanno detto di stare zitto”. “Si comportavano come fossero loro i padroni di casa” aggiungono altri testimoni, intimidivano, trattavano brutalmente chi tentava di richiamarli a maniere più consone, e prima di andarsene hanno gettato a terra con disprezzo i documenti e gli averi del giovane che avevano fermato: “Hanno sostenuto che per una concessione delle Ferrovie del 1963 potevano utilizzare quel locale e hanno detto che non avevamo diritto di sindacare sul loro operato. È stato allora che abbiamo chiamato il sindaco e poi la nostra polizia”. (i dettagli nel servizio di Simone Bauducco per il Fatto quotidiano : Bardonecchia, la testimonianza della ragazza che ha assistito al blitz ‘armato’ della polizia francese – qui il testo della legge del 1965). Si veda anche il video-intervista di Repubblica.

 

 

Le reazioni ufficiali

Per una volta un episodio di ordinaria brutalità su quella linea di frontiera trova una risposta ferma nel circuito finora ostile della diplomazia e della statualità. Forse perché attivati dai nostri servizi di polizia chiamati dai volontari di Bardonecchia Viminale e Ministero degli esteri si attivano.  Viene convocato con urgenza ’ambasciatore francese a Roma, Christian Masset. Questa la nota del Ministero, diramata dopo la conclusione del colloquio: “In tale occasione, il direttore generale per l’Unione Europea, Giuseppe Buccino Grimaldi ha rappresentato all’ambasciatore la ferma protesta del Governo italiano per la condotta degli agenti doganali francesi, ritenuta inaccettabile e ha manifestato, al contempo, disappunto per l’assenza di risposte alle nostre richieste di spiegazioni. Quanto avvenuto mette oggettivamente in discussione, con conseguenti e immediati effetti operativi, il concreto funzionamento della sinora eccellente collaborazione frontaliera.  Il Direttore Generale Buccino ha altresì mostrato all’ambasciatore Masset lo scambio di comunicazioni intervenuto nel corrente mese tra Ferrovie dello Stato italiane e Dogane francesi, da cui emerge chiaramente come queste ultime fossero al corrente che i locali della stazione di Bardonecchia, precedentemente accessibili ai loro agenti, non lo siano più, essendo adesso occupati da una organizzazione non governativa a scopo umanitario. Peraltro, proprio per discutere insieme della questione, i due Paesi avevano deciso di incontrarsi presso la Prefettura di Torino il prossimo 16 aprile a livello tecnico”.  A riprova che i doganieri sapevano di non potere utilizzare il locale della stazione piemontese c’è una mail di un funzionario della Dogana francese scritta il 13 marzo scorso a Rfi nella quale lamenta l’impossibilità da parte degli agenti francesi di potere usare la sala della stazione di Bardonecchia “perché occupata da altra gente”.  il Viminale per parte sua fa sapere che “sta valutando l’opportunità di sospendere le incursioni all’interno di tutto il territorio italiano da parte del personale delle forze di polizia e dei doganieri francesi”.

 

La risposta del governo francese è in stile coloniale. Il ministro dei conti pubblici Gérald Darmanin, cui fa capo appunto la polizia di frontiera rilascia una breve dichiarazione apparentemente conciliante: “Al fine di evitare qualsiasi incidente in futuro – dice -, le autorità francesi sono a disposizione di quelle italiane per chiarire il quadro giuridico e operativo nel quale i doganieri francesi possono intervenire sul territorio italiano in virtù di un accordo (sugli uffici di controlli transfrontalieri) del 1990 in condizioni di rispetto della legge e delle persone”. Ma subito dopo ha precisato che i “suoi” doganieri non hanno fatto nulla di illegale: nella trasmissione “Grand Jury” di Lci-Rtl-Le Figaro ha detto testualmente “Ho chiesto ai doganieri, che non hanno fatto nulla di illegale, di sospendere il funzionamento del nostro accordo, in attesa di una mia visita al governo italiano. Se bisogna rivedere l’accordo, ovviamente lo faremo” (ANSA, 1 aprile) e (Blitz della Gendarmerie a Bardonecchia, la dogana francese sospende i controlli, La Stampa). Ancora il ministro Darmanin, ha infine rilasciato un comunicato ufficiale su carta intestata del mistero “del’action et des comptes publiques” con seguente testo, grondante ipocrisia: “Venerdì sera 30 marzo 2018, intorno alle 19.00 una squadra della brigata ferroviaria delle dogane francesi di Modane era di controllo sul treno ad alta velocità Parigi-Milano. Questi agenti, in uniforme e identificati come doganieri francesi, hanno sospettato che un viaggiatore, di nazionalità nigeriana e residente in Italia, trasportasse stupefacenti ‘in corpore'”. Applicando l’articolo 60bis del codice delle dogane gli agenti hanno chiesto alla persona se consentiva a un test urinario per la rilevazione di stupefacenti, cosa che è stata accettata per iscritto alle 19.15. Al fine di realizzare questo controllo in condizioni di rispetto della persona, gli agenti hanno atteso l’arrivo del treno per poter utilizzare il locale attenente alla stazione di Bardonecchia, messo a disposizione della dogana francese in applicazione degli accordi sugli uffici a controlli nazionali giustapposti (BCNJ) del 1990. Essendo stato illocale da qualche mese messo a disposizione di una associazione di soccorso ai migranti, gli agenti hanno sollecitato il permesso di poter accedere ai sanitari, che gli è stato accordato. Il controllo si è rivelato infine negativo. Tuttavia alcuni dei membri dell’associazione si sono emozionati per questi controlli e hanno insistito perché la persona controllata restasse presso di loro alla fine del controllo.  Si fronte a questa situazione, al fine di evitare ogni incidente per il futuro, le autorità francesi sono a disposizione delle autorità italiane per chiarire il quadro giuridico e operativo nel quale le autorità di dogana francesi possono intervenire sul suolo italiano ecc. ecc. “. Presa di posizione che sia il Viminale che la Farnesina hanno giudicato “insoddisfacente e inesatta”.

Nella stessa giornata di sabato, poi, la Procura di Torino fa sapere di “voler fare luce su quanto accaduto al confine, con l’apertura di un fascicolo a carico di ignoti, perché non si conoscono le generalità degli agenti. I reati sono abuso in atti di ufficio, violenza privata e violazione di domicilio. Si sta valutando anche l’eventuale sussistenza del reato di perquisizione illegale” (La Stampa).

 

 

 

Le reazioni politiche

Sulla cosa si getta, con balzo di tigre, la “politica”, con lo sciame di tweet che in genere riserva a questioni assai più futili. A cominciare dai due vincitori delle elezioni. Apre per primo il fuoco Luigi Di Maio, con un tweet  già in stile governativo: “Bene ha fatto la Farnesina a convocare l’ambasciatore francese. Quanto accaduto a Bardonecchia deve essere chiarito completamente in ogni suo aspetto” (sulla stessa falsariga, d’altra parte, il comunicato congiunto dei due capigruppo pentastellati alla Camera e al Senato,  Giulia Grillo e Danilo Toninelli“Il blitz condotto dalla polizia francese a Bardonecchia è un fatto grave, che preoccupa, e sul quale Parigi deve fornire spiegazioni. Soprattutto su temi come quello dell’immigrazione, che coinvolge tutta l’Europa, la collaborazione e la condivisione di informazioni tra partner Ue è fondamentale. In questo caso, stando anche alle parole del sindaco Francesco Avato, sembra sia venuta meno, per questo ci aspettiamo che la Francia chiarisca quanto prima”). Lo segue, con toni più muscolari da rude razza pagana del nord Matteo Salvini, apparentemente dimentico che la principale vittima dell’incursione francese era stato un migrante di pelle nera e eccitato invece dalla violazione del sacro confine alpino da parte francese (potenza del nazionalismo!): ““Altro che espellere i diplomatici russi, qui bisogna allontanare i diplomatici francesi! Con noi al governo l’Italia rialzerà la testa in Europa, da Macron e Merkel non abbiamo lezioni da prendere, e i nostri confini ce li controlleremo noi” ha tuonato il leader della Lega. Né si tirano indietro i Fratelli d’Italia, con la loro capa politica Giorgia Meloni stile “fronte occidentale”: “Così si è ridotta l’Italia dopo sei anni di governi asserviti alle cancellerie straniere. Fratelli d’Italia chiede che l’ambasciatore francese sia immediatamente convocato dalla Farnesina per chiarire questo ennesimo gravissimo atto contro l’Italia”: e con la neo-deputata Augusta Montaruli:  “L’Italia chiami Macron e gli ricordi che qui nessun agente straniero può venire a far valere la propria autorità. Siamo un Paese sovrano non una provincia della Francia. Non assisteremo pure alla beffa di essere usati come la loro toilette.  Già scaricano sul nostro Paese tutto il peso dell’immigrazione e dell’emergenza profughi ora non vengano a far valere i loro distintivi a casa nostra”.

Non manca un lungo rosario di tweet dem, più moderati nei toni, ma anch’essi allineati nella deplorazione dei fatti e nella richiesta di spiegazioni alla Francia, a cominciare da quello del “reggente” pro tempore: “I fatti di Bardonecchia sono gravi. Così di certo non si fa la nuova Europa“ sospira Maurizio Martina, trascinandosi in scia anche Rosato e Migliore. “Irruzione polizia francese a Bardonecchia ennesimo errore su questione migranti. Poi in Europa si stupiscono dell’esito elettorale in Italia!”, tweetta l’ex premier Enrico Letta. “Esiste un piano politico che deve prevalere e che va oltre qualsiasi accordo tra Italia e Francia che gli agenti francesi possano richiamare come giustificazione”, ammonisce l’europarlamentare dem Daniele Viotti, che ha il merito si ricordare che quello del venerdì santo non è stato l’unico gestoi provocatorio dei francesi, ma che si colloca al culmine di una lunga catena di gesti inumani a quella frontiera. “La costante aggressività della polizia francese (che ha avuto il picco ieri, ma è ormai un dato )ha una evidente copertura da parte del proprio governo che, a parole, si dichiara solidale con l’Italia nell’ affrontare la questione migranti e profughi, mentre, di fatto, costruisce muri, come Ungheria, Polonia e Slovacchia”, aggiunge il deputato europeo che si era recato nelle zone di confine tra Italia e Francia proprio nei giorni scorsi, per verificare di persona la situazione: “Da un lato ho trovato serietà, preparazione e umanità da parte dei sindaci, delle ong impegnate e dei cittadini, dall’altro arroganza e crudeltà“.

Forti e autorevoli le voci delle organizzazioni umanitarie e delle Ong impegnate nel sostegno ai migranti. A cominciare da Rainbow4Africa che, sottolineando di agire “secondo principi inviolabili di indipendenza, neutralità, imparzialità e umanità” afferma che “l’azione degli agenti della Dogana Francese viola tali principi“. E aggiunge: il comportamento adottato nei confronti dell’ospite nigeriano appare irrispettoso dei diritti umani. Un presidio sanitario è luogo neutro, rispettato anche nei luoghi di guerra. Riteniamo questi atti delle ignobili provocazioni. Abbiamo fiducia nell’operato delle istituzioni e della giustizia italiana, che sono state investite della responsabilità di attuare i passi necessari verso la Francia”.  “È stato un atto arrogante e intimidatorio – lo definisce il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury -. Un atto inoltre che conferma un clima di grande ostilità per chi pratica accoglienza, per chi aiuta coloro che sono in difficoltà e auspico in una ferma protesta da parte delle autorità italiane perché questi sono comportamenti intollerabili”. Il presidente dell’Asgi  (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) Lorenzo Trucco ha infine dichiarato: “Ritengo che quanto accaduto sia una gravissima violazione non solo di quel sistema dei diritti umani che dovrebbe contraddistinguere l’Europa, ma anche una violazione dei principi basilari della dignità umana, intollerabile nei confronti di persone venute per richiedere protezione. Si valuterà pertanto ogni possibile azione per contrastare simili comportamenti”. Dallo scorso dicembre sono un migliaio i profughi, per lo più nordafricani, che hanno trovato assistenza nelle stanze della stazione di Bardonecchia dove è avvenuta l’irruzione.

 

I media

Non stupisce che sulla grande stampa nazionale la notizia si sia conquistata, almeno questa volta, la prima pagina. Con commenti in genere appropriati. Così su Repubblica Michela Marzano (Il caso Bardonecchia e i principi violati da Macron) apre affermando che “È difficile capire cosa abbia potuto spingere gli agenti della dogana francese a fare irruzione nel centro migranti di Bardonecchia e, soprattutto, come il presidente Macron possa spiegare, rendere conto o tentare anche solo di giustificare un tale gesto, dopo essersi più volte espresso in favore di una politica migratoria europea fondata sulla condivisione e sul rispetto”.  E sullo stesso giornale Carlo Bonini  (Bardonecchia: il vero volto della Francia sui confini) afferma: “Mai, come in questa occasione, quanto accaduto a Bardonecchia dimostra come nell’Europa del 2018, sulla questione dell’integrità dei confini, il mantra delle grandi cancellerie non sia governare i flussi migratori o i cosiddetti ‘movimenti secondari’ (i transiti lungo i confini interni del perimetro di Schengen), ma tirarsene semplicemente fuori. Mai, come in questa occasione, è evidente come l’Italia, degradata a provincia meridionale della fortezza assediata, sia stata e continui ad essere lasciata sola”. E aggiunge: ” L’irruzione armi in pugno di venerdì sera a Bardonecchia non è dunque “uno spiacevole incidente”, “un’incomprensione”, una rottura del galateo. È una macroscopica violazione di sovranità che non trova per altro giustificazione neppure nella circostanza che l’intervento dei doganieri francesi si fosse reso necessario per tutelare l’integrità dei loro confini. [Dunque] al confine di Bardonecchia non si è consumata la disavventura di quattro spensierati doganieri, ma si è riproposto il (vero) volto della Francia di Macron sulla questione dei confini.”. Anche La Stampa usa l'”incidente” di Bardonecchia per squarciare finalmente il velo sullo spettacolo disumano che da tempo la polizia francese ha allestito al confine del Monginevro, con un reportage dell’inviato Lodovico Poletto (Lungo la nuova rotta dei disperati dove i gendarmi dettano legge. Siamo in Italia ma comandano loro) che inizia con queste righe: “Dicono che a primavera, e con il disgelo, la montagna regalerà brutte sorprese. E che da sotto la neve ridotta in poltiglia affiorerà il corpo di chi non ce l’ha fatta ad attraversare il confine inseguendo il sogno della Francia. E dicono anche che l’incidente dell’altra notte con la polizia francese non è certo una novità”.  Spiega anche, Poletto – finalmente – che quell’abuso non è un caso unico ed eccezionale. E lo fa dire a Moussa, un testimone diretto che al centro di assistenza di Bardonecchia lavora: “Moussa, il senegalese che fa da mediatore culturale in quelle tre stanze si rolla l’ennesima sigaretta e, con calma, spiega che: «Quelli fanno ciò che vogliono. Sui treni e alla frontiera. Rimandano indietro la gente anche se ha soldi e documenti a posto». E ancora: «Fanno come fossero loro i padroni di casa. Molto duri, con pochissima umanità».  Salta fuori tutto, ora. Dei furgoni bianchi con la bandierina tricolore blu bianca e rossa delle Gendarmerie  che “vanno e vengono tutto il giorno” e scaricano in piazza a Bardonecchia il loro carico di miseria umana, anche minori, molti, in spregio a ogni regola scritta e non scritta.  Delle pattuglie che alle undici del mattino scendono dai treni in arrivo da Modane dove svolgono controllo passeggeri e si mettono a chiedere “i documenti anche a chi sta in piazza: ‘S’il vous plait’. A italiani. Non migranti. Ma questo è territorio italiano e le persone a cui lo domandano non sono scese dal treno. ‘Fanno sempre così, con tutti’ raccontano al bar davanti alla stazione. Operano in modo indipendente in una sorta di attività extraterritoriale condotta in autonomia, cioè senza l’appoggio delle autorità italiane. Che sarebbe indispensabile. Perché, se non c’è, è un abuso”.  La Stampa offre anche un buon resoconto di come il governo francese ha incrudelito le regole e i controlli (Carcere per chi attraversa le Alpi. Così Macron ha inasprito le leggi, di Leonardo Martinelli), un’intervista al sindaco di Bardonecchia Francesco Avato (“Quei locali servono a fare mediazione e assistenza” con un video); e, nelle pagine locali un resoconto su La rabbia di Bardonecchia ‘No ai gendarmi a casa nostra’ (“Una follia i gendarmi a casa nostra” con sottotitolo Bardonecchia scopre la solidarietà di turisti e residenti: ‘Facciamo una fiaccolata’).

Sull’ onda dell’indignazione vengono ricordate – a ragione – anche le vicende delle settimane precedenti, che dimostrano da parte francese un accanimento non riducibile al solo episodio di Bardonecchia. La storia tristissima di Beauty, la donna nigeriana di 30 anni incinta di sei mesi e ammalata di linfoma, bloccata dai francesi tra Claviere e Briancon e scaricata, appunto, nella neve a Bardonecchia, davanti alla sede di Rainbiw4Africa, in gravissime condizioni: storia che aveva commosso Torino perché, con un intervento quasi miracoloso l’equipe medica della clinica Sant’Anna era riuscita a salvare il bimbo, nato di 600 grammi, ma la madre non era sopravvissuta (si veda Corriere della sera, Torino. Respinta al confine incinta migrante muore dopo il parto e Migrante morta dopo il parto, il papà del piccolo Israel: “Mio figlio non dovrà chiedere l’elemosina; Repubblica, Israel supera un chilo di peso. Permesso di sei mesi per il padre; La Stampa, Migrante muore di parto ma i medici del Sant’Anna riescono a salvare il figlio; Noi Donne, Bellezza, Destino, Israel: nomi simbolici che raccontano una storia terribile d’emigrazione e, contemporaneamente, di umanità, solidarietà, amore, speranza.  E la vicenda, scandalosa, di Benoit Ducos, la guida alpina che per aver soccorso una donna incinta di nove mesi nella neve in cui stremata rischiava la vita, è stato identificato dalla polizia di frontiera francese, trattato duramente e con disprezzo e infine incriminato per reati punibili con cinque anni di carcere (Soccorre migrante in travaglio a Briancon, ora rischia 5 anni “Ma lo rifarei“, Repubblica; Una campagna per il volontario incriminato per aver soccorso una migrante, Repubblica; La guida alpina dei migranti “rischio il carcere ma lo rifarei”, Il Manifesto).

 

I nuovi mostri

Non sono mancate – e come potevano? – anche in questo caso le reazioni ostentatamente disumane, volutamente “politicamente scorrette”, come quella del solito Alessandro Sallusti per il Giornale, il quale scrive  che “La vicenda ci dice due cose. La prima è che l’Europa, anche quella democratica e progressista di Macron, non ne può più del lassismo dell’Italia su controllo e gestione dei flussi migratori, che sta mettendo a rischio non solo la legalità interna ma pure quella internazionale. La seconda riflessione è che l’Italia ha perso l’autorevolezza di un tempo e il rispetto dei Paesi confinanti: l’Austria sta per annettersi senza alcun accordo i cittadini del Sud Tirolo, ai quali offre in modo automatico la doppia cittadinanza, la Germania fa sapere di non avere più intenzione di sopportare la nostra allegra gestione dei conti pubblici e ora la Francia che ci commissaria con i suoi gendarmi” (Macron fa il bullo). O di Pietro Sinagra per Libero, con un breve video su Le vere ragioni per dichiarare guerra alla Francia. In entrambi i casi, questa destra ormai oltre la destra, avvitata in una spirale di aggressività e disprezzo, riesce a chiudere il cerchio tra rifiuto xenofobo dei flussi migratori e ostilità  nazionalistica.