Terremoto elettorale

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C’è un dato che la dice lunga sulle ultime elezioni più di cento analisi dei columnist mainstream o di mille talk show. L’ha pubblicato a caldo (il 7 marzo) il Cise (Centro Italiano Studi Elettorali della Luiss) con il significativo titolo: Il ritorno del voto di classe, ma al contrario (ovvero se il PD è…) a firma Lorenzo De Sio. Dice che il Partito democratico italiano è diventato il rappresentante delle classi alte, mentre sta all’ultimo posto tra gli operai. Come dire “il mondo alla rovescia“. L’immagine del grafico parla da sé:

Il Cise ha pubblicato anche (oltre a un quadro sintetico assai utile) molti altri materiali di grande interesse, analisi dei flussi soprattutto, come quella relativa a Torino, dove si rivela un’enorme volatilità dietro l’apparente stabilità dei risultati; o quella relativa a Reggio Calabria (A Reggio Calabria il M5Stelle avanza di dieci punti grazie a mobilitazione record del non-voto); o ancora, i casi di Prato (A Prato i voti di Monti non premiano Renzi e il centrosinistra cede al centrodestra) di Rimini (A Rimini non tiene neanche il muro di Arcore: la Lega prende direttamente al centrosinistra), di Venezia (A Venezia nuovo massimo per il flusso dal M5S alla Lega: un elettore su 17),  Padova e della Lombardia (che non è più il regno  di Berlusconi).  Clamoroso il caso di Napoli (A Napoli il M5S supera il 50% con ingressi da tutte le parti). Interessante quello di Cagliari (Cagliari: il centrosinistra perde un terzo dei voti nonostante le entrate dal centrodestra). Non manca un’analisi molto tecnica di due politologi, Alessandro Chiaromonte e Vincenzo Emanuele, sulla destrutturazione dei sistema partitico italiano (L’onda sismica non si arresta. Il mutamento del sistema partitico italiano dopo le elezioni) e una, altrettanto tecnica, di Roberto D’Alimonte su Perché il Sud premia il M5S. Impressionante l’analisi del tracollo del “voto moderato” (L’apocalisse del voto moderato: in 10 anni persi 18 milioni di voti). E altrettanto l’analisi dei flussi per i piccoli comuni nelle tre ripartizioni geografiche del Paese. E quella dei flussi al Sud tra il 2013 e il 2018.

Anche Ilvo Diamanti con la sua Demos ci offre delle interessanti mappe del voto del 2018, confrontabili con quelle del 2014 (Elezioni europee – con una zoomata sul voto alla Lega che in qualche modo anticipa lo sviluppo successivo della gestione Salvini) e 2013 (Elezioni politiche) con un’interessante analisi su “Cos’è cambiato” rispetto evidentemente al 2008 (a cui è dedicato un intero Dossier: L’Italia a colori). E ancora su Repubblica un quadro del voto per componente socio-geografica (fasce di reddito e rapporto contri-periferie) realizzato grazie al contributo della squadra di Demos,  completa il quadro di un voto di classe “rovesciato”: Grandi città e alta borghesia. Così il Pd ha cambiato classe.

Il Sole 24Ore, poi, offre un ampio repertorio di analisi del voto, a cominciare da questa sintesi cartografica su Chi ha vinto e chi ha perso ; segue l’analisi per Genere, professione ed età; un articolo di D’Alimonte sui temi vincenti per Lega e 5Stelle; un approfondimento sulle classi d’età, diciottenni e ultrasessantacinquenni; uno sulla motivazione degli insegnanti per il M5S e il loro abbandono del Pd dopo la Buona scuola; un’interessante mappa del voto dei DISTRETTI INDUSTRIALI dove ha prevalso la Lega, da Lecco a Sassuolo; i feudi 5Stelle al sud; il rapporto tra successo 5Stelle al Sud e fine della spesa pubblica; infine le differenze nel voto tra Città e Provincia o se si vuole tra Centro e Periferia. Più recentemente è stato aggiunto un ulteriore contributo sui 5Stelle definiti “Estremo centro” e “Democrazia cristiana 2.0”

Di grande interesse anche le analisi proposte da YouTrend: una pubblicata a caldo, subito dopo il 4 marzo, in cui si definiscono le dimensioni di quella che è chiamata la “terza rivoluzione elettorale (Politiche 2018: analisi del voto)” del decennio; vi si aggiunge poi un approfondimento sul “cleavage centro-periferia” con l’analisi nei capoluoghi; e un altro sulla volatilità dell’elettorato e sul tri o bi-polarismo. Anche Bloomberg Politics ha dedicato all’Italia un preoccupato rapporto (già il 6 marzo) in cui si descrive un’Italia divisa in due dai populismi. Incominciano anche a circolare valutazioni e analisi di dati su scala e su giornali locali, come ad esempio questo sguardo sull’Umbria tra il 2013 e il 2018. O sulla provincia di Modena.

Chi vuole consultare un quadro sintetico finale della distribuzione geografica  del voto, dei risultati finali in valori assoluti oltre che in percentuale, e della composizione delle nuove camere può ricorrere alla sintesi pubblicata dal Corriere della sera “Elezioni politiche 2018“. Se poi interessa il voto “strada per strada” in quattro città italiane (Torino, Milano, Bologna, Firenze) si può usare questo potente strumento messo a punto dal laboratorio DataIntefaces della Fondazione ISI con cui si accede mediante mappe dettagliate ai risultati di ogni sezione ed è possibile comparare i risultati del 2018 con quelli del 2013 e di numerose altre tornate amministrative ed europee (vedi Fonti). Si vedano anche i flussi rilevati a caldo da SWG.

Infine il sito Ufficiale del Ministero dell’Interno con i risultati definitivi consultabili comune per comune.

Marco Revelli

E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "Populismo 2.0". È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).

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