La strega di Lucento

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Un nuovo sport si è diffuso in forma virale da Torino all’Italia tutta: il tiro a segno alla maestra. A “quella” maestra che il 22 febbraio, in corso Vittorio Emanuele II, quasi all’altezza del monumento al re, ha urlato contro lo schieramento di polizia che proteggeva una manifestazione elettorale di CasaPound. Non c’è praticamente testata, commentatore, editorialista, corsivista, elzevirista che si sia sottratto al compito. Men che meno, ca va sans dire, personaggio politico in carriera o a riposo…

Persino “Tecnica della scuola” ovvero, come recita l’occhiello, “la scuola on line” si sente in dovere di dire la sua sotto il titolo “avalutativo”: Parla la maestra invasata contro i poliziotti. Mi sento stupida, su di me un castello mediatico.  Lei di per sé non dice cose assurde, dichiara di sentirsi “anche quasi incastrata… Non avrei dovuto cadere in questi tranelli e farmi travolgere dalla passione e dalla rabbia – dice alla giornalista che crede amica – ma la nostra Costituzione dichiara che il fascismo è un reato e CasaPound è esplicitamente un partito fascista. Io mi sento profondamente antifascista. Non dico che cosa voto, di certo l’unica vera forza politica di sinistra è Potere al Popolo”.  Ma subito dopo parte la raffica del plotone d’esecuzione: Matteo, Renzi, con le cose che ormai già tutti hanno sentito, in diretta a Matrix, ospite di quel sincero democratico di Nicola Porro “(Penso che questa donna non abbia diritto di stare in classe come insegnante in una scuola pubblica del nostro Paese. Penso che andrebbe licenziata immediatamente”, altri giornali traducono “sui due piedi”); poi l’altro Matteo, ovvero Salvini (” “Mi stupisce che non sia stata ancora licenziata quella pseudo insegnante che ha dato una dimostrazione di volgarità incredibile. Non bisogna avviare un provvedimento disciplinare deve essere licenziata in tronco. Questa non deve più mettere piede in una scuola finché campa”). E dopo di lu – una ciliegia tira l’altra, Maurizio Gasparri (dio li fa e “Tecnica della scuola” li accoppia): “Ho chiamato il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, per sapere quando sarà allontanata dalle scuole italiane Lavinia Flavia Cassaro… È inconcepibile che un’invasata di questo tipo possa avere a che fare con i bambini delle scuole elementari. Va cacciata immediatamente e perseguita per i reati che ha commesso. Devo dire che il ministro Fedeli mi ha assicurato che sono già in corso le procedure disciplinari previste dalla legge”. Infine nemmeno Maddalena Gissi, della Cisl scuola, fa mandare il suo illuminato parere: ““Quanto accaduto a Torino è davvero desolante, anche se comportamenti così sconsiderati restano solo una deprecabile e isolata eccezione a fronte di un’intera categoria che svolge con riconosciuta dignità il proprio lavoro. La nostra solidarietà va a quei poliziotti insultati, lavoratori che compiono onestamente, con responsabilità e grave rischio personale il loro dovere”, Fuori sacco, cinguettando su Twitter, aveva detto la sua anche il senatore Stefano Esposito, che quando si tratta si Inquisizione non se ne perde una, chiedendo la messa al bado subito:” Lavinia Flavia Cassaro, insegna in 1 scuola elementare di è pluridenunciata, è vicina al centro sociale uno dei più violenti d’Italia, ha augurato la morte ai poliziotti e non ha neanche chiesto scusa, anzi. Una così non può insegnare. Se non licenziamo lei… “. Qualcuno aveva anche provato a rispondergli per le rime, sullo stesso social come ad esempio SatirSfaction che commenta “Abbiamo preso per il culo gli USA in cui un’azienda privata ha licenziato una sua dipendente per il gesto contro in presidente Trump. Noi in Italia facciamo di meglio, perché chi contesta lo Stato viene messo al bando, senza giusto processo, direttamente al gabbio”.  Ma il senatore addentata la preda non la molla, e insiste nei tratti di corda. Apprendiamo, da Torino Today( Petizione per il licenziamento di Lavinia Cassaro. Rivolta sui social contro la maestra che offese i poliziotti: al via una petizione per il licenziamento)  che non pago del suo tweet, su Facebook (questa volta) ha  pubblicato “una foto dove si vedono ritratte la maestra e la consigliera comunale grillina Maura Paoli, col seguente commento: “Come ho sempre detto M5S e centri sociali, a Torino, sono quasi la stessa cosa” scatenando gli istinti venatori di una sua concorrente in campagna elettorale, ma evidentemente consonante quando si tratta di cacciare streghe: Augusta Montaruli, candidata del Centrodestra alla Camera dei Deputati, che a stretto giro rimbalza: “Incredibile che il sindaco Appendino abbia la faccia tosta di esprimere solidarietà agli agenti feriti, quando i suoi stessi consiglieri condividono la militanza di piazza con quei terroristi che lanciano le bombe contro la polizia. La invitiamo a chiedere pubblicamente scusa ed espellere immediatamente la consigliera Paoli dal gruppo consiliare del M5S”. 

Si potrebbe immaginare che la cosa finisca lì, nel circuito mediatico TV-Social, senza travalicare nel circuito alto della carta stampata… Ma la preda è troppo allettante, così ingenuamente “offerta”, il tema troppo facile (dargli addosso alla maestrina precaria dei centri sociali che sbrocca in strada per chi deve inventarsi un commento al giorno è un’occasione troppo buona, che come l’abito grigio “fa fine e non impegna”). E infatti l’esercito dei santi inquisitori non solo on line – dove si fa la prima macelleria – ma anche sulla carta stampata, dove si lavora di fino, s’ingrossa come un torrente ligure quando piove.

Ne scrive Massimo Gramellini nell’angolo del suo Caffè, sotto un titolo che vista la firma avrebbe meritato maggiore sforzo di originalità, Cattiva maestra. E incomincia con un’imprecisione, sfoggiando una citazione di Ennio Flaiano (altra operazione che “fa fine e non impegna”) stranota: “in Italia i fascisti si dividono in fascisti e antifascisti” ,  con cui però Flaiano non intendeva flagellare gli intolleranti che credendo di essere antifascisti si comportano però da fascisti, bensì, tutto al contrario (come avevano da tempo fatto notare i WuMing, sempre attenti quando si tratta di strafalcioni di regime, stigmatizzare “la classe dirigente della Ia Repubblica, che in gioventù era in gran parte stata fascista. Non c’entra nulla di nulla con l’uso anti-antifa che se ne fa oggi.”). Poi lancia l’affondo definendo Lavinia Flavia “”la fascista perfetta, con gli occhi strabuzzati e la bocca sguaiata che bestemmia il buon senso e il senso dello Stato, farneticando di fucili partigiani come se fossimo ancora nella Repubblica di Salò anziché in quella di Gentiloni”. E concludendo con la sentenza: “La penso come Renzi (ogni tanto succede) , quell’ insegnante andrebbe licenziata in tronco“.  Anche La Stampa se ne occupa, non soltanto in cronaca, con Mattia Feltri, che però ne parla cambiando genere, cioè virando al maschile (Caro maestro) perché il “pezzo” sembra dedicato a tutt’altra persona da Lavinia Flavia Cassaro, a un maestro, appunto, il maestro Carlo Saroglia, vero insegnante quello, e vero antifascista, che sui banchi, nel ventennio, offriva anticorpi culturali contro la retorica del regime, esempio indubbio di “buona scuola” ma che serve, qui – è  evidente – da puro espediente retorico per tracciare la distanze e la differenza (lo dice en passant, e con una battuta di dubbio gusto) da quelle “maestre antifasciste per passatempo che augurano la morte ai carabinieri nell’ Italia gioconda d’oggi, in cui per fascismo la morte non la rischia nessuno, se non qualche immigrato” (sic). E per preparare il finale in crescendo rossiniano: “Bisogna credere che ci siano ancora insegnanti e allievi così. Insegnanti che educano a essere galantuomini e non marmaglia, senza facili esibizionismi, e allievi che conservano tutto dentro, compresa la gratitudine. Ma questa non è una lettera che parla di scuola, di maestri e di alunni, è una lettera che parla di uomini, della capacità di essere uomini qualsiasi mestiere si svolga, del diritto di essere trattati da uomini se si sente il dovere di essere uomini”.  Sul Foglio (poteva mancare Il Foglio? Quando c’è odor di carne umana non manca mai) si esibisce invece Antonio Gurrado – che oltre a occuparsi  di “religione, editoria, illuminismo, calcio e Inghilterra” si cura anche, evidentemente, de minimis – per denunciare Il paradosso della prof. antisistema che ambisce al posto fisso (“Sarà un pezzo di pane come scrive Repubblica, sarà una che spaventa i bambini perché urla come scrive il Corriere, fatto sta che la maestra antifascista resa eterna del servizio di Matrix che ha scandalizzato Matteo Renzi ha una caratteristica che, fra strida e auguri di morte ai poliziotti, rischia di passare inosservata. È una precaria”.

A difesa si sono pronunciati i Giuristi democratici di Torino con un documento in cui si chiede di sospendere il provvedimento disciplinare: “Quel che indigna – scrivono – non è l’incitamento alla magistratura ad appurare l’eventuale commissione di reati: ciascuno è libero di farlo (meglio se tramite esposto che via Twitter), ma l’intenzione di colpirla nella sua vita lavorativa, ponendo definitivamente fine al suo difficile e precario percorso lavorativo. E ciò al di là di qualsiasi eventuale processo e di qualsiasi condanna”. E aggiungono: “Ciò che ha segnato la costituzionalizzazione del rapporto di lavoro è la sua contrattualizzazione: il lavoratore non vende più se stesso ma solo le attività indicate nel contratto e nell’orario ivi previsto, restando irrilevante la sua vita extralavorativa – aggiungono i Gd – Lavinia Flavia Cassaro, in una situazione di esasperazione (erano in corso cariche contro i manifestanti antifascisti), si è lasciata andare a un non condivisibile sfogo rabbioso: se verrà rilevato in ciò una condotta giuridicamente rilevante, ne risponderà all’esito del relativo processo”.

Fuori dal coro anche un blogger indipendente, Mattia Salvia (E quindi il problema dell’Italia è una maestra che insulta i poliziotti?) che porta un refolo di aria pulita: “È il 2 marzo, tra due giorni si vota e da cinque il dibattito politico è diventato una specie di caccia alle streghe nei confronti di una maestra delle elementari. Per chi non avesse seguito: mi riferisco al caso di Lavinia Flavia Cassaro”, inizia. E conclude: “Per come è stata trattata dai media, insomma, la vicenda della prof di Torino mi ricorda in modo impressionante un altro caso avvenuto proprio in questi stessi giorni nel 2012: quello di Marco Bruno, l’attivista No Tav diventato famoso per un video in cui dava della ‘pecorella’ a un carabiniere in assetto antisommossa. Nel periodo immediatamente successivo alla diffusione del video, oltre a essere finito sotto processo, Bruno aveva ricevuto dalla stampa un trattamento simile: veniva descritto come un violento ‘col vizio delle armi’ (in riferimento a un paio di tronchesi da lavoro che gli erano state sequestrate l’anno prima) ed era stata diffusa la falsa notizia che volesse soldi per farsi intervistare”. Cita anche, per differenza, Mattia Salvia, il caso di Macerata dove ” l’atteggiamento di una parte della stampa e della politica è stato l’opposto della demonizzazione: Traini è sempre stato descritto come “un folle” o addirittura “un bravo ragazzo” (questo dagli amici), con l’unica colpa di essere ‘esasperato dall’invasione’. Nessuno ha riportato i pettegolezzi di condominio, nessuno ha fatto interviste-interrogatorio o lettere aperte dei figli delle vittime montate su una musichetta triste. Sembra quasi che augurare la morte a qualcuno sia più grave che sparargli per davvero”.

 

Marco Revelli

E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "Populismo 2.0". È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).

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