Antisemitismo, Israele e inquisizione

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La temporanea battuta d’arresto nell’iter parlamentare del disegno di legge che contiene la «definizione della nozione di “antisemitismo” e disposizioni per il contrasto degli atti di antisemitismo» è dovuta alle tensioni interne alla maggioranza, non certo a qualche forma di resipiscenza democratica: l’approvazione è solo rimandata. Sarebbe grave sottovalutarne la pericolosità, oltre che l’indegnità. Rispetto alla muscolare e minacciosa formulazione vagliata dal Senato, irta di nuove sanzioni, quella attuale appare più implicita e ipocrita, non già meno liberticida. Se dovesse essere approvato si potrebbe proibire una manifestazione «in base alla probabilità di grave rischio» di comparazione delle politiche di Israele a quelle della Germania nazista, perché il «fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei nazisti» rientra tra gli atti di antisemitismo, elencati dalla screditatissima dichiarazione dell’IHRA che ora si innalza al livello di legge dello Stato italiano. Laddove il problema non pare sia che Netanyahu e i suoi assomiglino oggettivamente sempre di più ai nazisti: ma è dirlo. Quella eventualità repressiva era esplicitamente presente nella proposta Gasparri-Romeo, e lo è implicitamente nel comma 3 dell’articolo 1 del testo che andrà in discussione alla Camera: «Le istituzioni della Repubblica collaborano per individuare gli interventi necessari al fine di prevenire e contrastare qualunque atto o manifestazione di antisemitismo, come definito ai sensi del comma 2, che costituisca una minaccia non solo verso una parte dei cittadini, ma anche nei confronti della convivenza civile, della stabilità sociale e della sicurezza pubblica». Un testo che equivale ad una cambiale repressiva lasciata in bianco a favore di prefetture e questure, ma anche di dirigenze scolastiche allineate e compiacenti rettori universitari.

A proposito di università, è davvero inaudito il comma (l’1 dell’articolo 3, alla lettera d) che dispone quanto segue: «Le università adottano, inoltre, misure volte alla prevenzione, al monitoraggio e al contrasto degli atti di antisemitismo e possono individuare al loro interno un soggetto preposto alla verifica e al monitoraggio delle azioni per contrastare i fenomeni di anti-semitismo in linea con il codice etico delle stesse università e in conformità a quanto previsto dalla Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo. Le università adottano le misure di cui alla presente lettera nel rispetto della propria autonomia organizzativa e regolamentare e nell’ambito delle risorse del proprio bilancio». Un dettato in cui si intravede la nascita di una inquisizione accademica in sé intimamente incompatibile con l’idea anche più compromessa di una libertà accademica purchessia. I professori, esentati dal giuramento di fedeltà allo Stato italiano, devono ora sostanzialmente farlo per lo Stato di Israele. Dalla scuola alla polizia, un nuovo catechismo morale verrebbe a stroncare la libertà di espressione prevista dalla Costituzione, e una intollerabile ipocrisia userebbe le vittime della Shoah per negare giustizia alle vittime di Israele. Né si può sottovalutare il fatto che la magistratura si vedrà imporre dalla legge una definizione di antisemitismo falsa e strumentale, ma non per questo meno cogente: con rischi evidenti di sentenze lesive delle libertà costituzionali. Da parte loro, i mezzi di comunicazione di massa dovranno fare diseducazione collettiva promuovendo «sui canali del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, campagne di informazione finalizzate alla conoscenza del fenomeno dell’antisemitismo attraverso la diffusione della relativa definizione operativa adottata».

Così la Repubblica nel suo complesso, anziché promuovere la cultura e la ricerca (articolo 9 Cost.), promuoverà l’ignoranza e la propaganda, identificando sistematicamente gli ebrei con Israele. Con l’effetto paradossale di aumentare proprio l’avversione verso i primi, completamente schiacciati sul secondo. Come ha dimostrato Donatella Della Porta (Guerra all’antisemitismo? Il panico morale come strumento di repressione politica, Altreconomia, 2024), disposizioni analoghe hanno avuto, in Germania, effetti devastanti sulla libertà e sulla democrazia, a partire dal discorso pubblico e appunto dalla libertà accademica. Alcuni di questi effetti sono atrocemente paradossali: gli ebrei tedeschi contrari alla politica (o alla stessa esistenza) di Israele vengono puniti per le loro idee da funzionari tedeschi non ebrei. Del resto, se c’è davvero, oggi, un pericolo grave per gli ebrei è la deriva etnico-nazionalista di estrema destra per cui questo Israele criminale non solo è ormai uno Stato ebraico (come l’Iran uno Stato islamico), ma vorrebbe accreditarsi come l’unico rappresentante dell’ebraismo mondiale. Non per caso a proporre questa legge è, in Italia, una destra ancora antisemita e fascista, ma incondizionatamente sionista. Come ha scritto Luciano Belli Pace, voce di spicco dell’ebraismo italiano, «importanti esponenti delle comunità ebraiche, anche davanti al “folklore” fascista, non solo si voltano dall’altra parte per non vedere la regressione, ma arrivano a “kasherizzare” il partito della Meloni, eleggendolo a baluardo contro l’antisemitismo becero diffuso nelle componenti più radicali della sinistra antisionista e apprezzandolo come un prezioso alleato di Israele. Nei casi più estremi, assistiamo a una sorta di rinnovato commercio delle indulgenze: tu appoggi incondizionatamente Israele (rectius, la destra sovranista e con componenti fasciste e razziste che in questo momento governa Israele) e noi in cambio certifichiamo il tuo inesistente approdo antifascista». Di fronte a tutto questo non ci possono essere dubbi, o astensioni: il grande mondo della sinistra che ha manifestato a Montecitorio non voterà per partiti che non dicano un chiaro e netto ‘no’ a questo scempio. E ha sacrosanta ragione.

Una versione più breve di questo articolo è comparsa su Il Fatto quotidiano

Gli autori

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena, della quale è anche rettore. Prende parte da sempre al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni. Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri: "Le statue giuste", Laterza, 2024; "La terza ora d'arte", Einaudi, 2024; "Libera università", Einaudi, 2025; "Per Gaza", con disegni di Marco Sauro, Feltrinelli, 2025; "La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista", Feltrinelli, 2026.

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