L’Ucraina, cantiere del pianeta

Il cantiere del pianeta”. È questa l’allucinante definizione data al futuro dell’Ucraina mentre ancora la guerra miete, ogni giorno, vittime innocenti. Eppure è stato ripreso, in declinazioni più o meno simili da tutti gli organi di stampa principali, televisioni di Stato comprese. Senza pudore alcuno, senza alcuna riflessione etica o almeno critica per una affermazione, e il pensiero che la sottende, che sono devastanti. Agghiacciante che a guerra in corso si pensi a imbandire il tavolo intorno a cui dividersi i profitti che verranno dalla ricostruzione (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2023/05/04/ninna-nanna-della-guerra/). Ricostruiranno anche le vite delle migliaia di persone cadute, i loro affetti, le loro relazioni famigliari?

Davanti a questo annuncio si comprende il motivo vero di chi continua ad armare il conflitto gettando benzina sul focolaio. Più verrà distrutto più ci sarà di ricostruire, garantendo, a un sistema economico alle corde, un piccolo, illusorio, momento di sopravvivenza per procrastinare un collasso che in assenza di interventi urgenti e drastici, è ogni giorno più inevitabile. Altro che economia circolare! Di circolare c’è solamente il ripetersi della guerra come strumento indispensabile a mantenere un sistema che poggia su basi sbagliate, in ciclica crisi, che sempre più frequentemente trova possibilità di ripresa soltanto in guerre distruttive. Solo che questa volta è più grave perché non dipende soltanto più da noi. È la Terra che si sta ribellando e le sue regole sono insofferenti se non in collisione con quelle dell’economia vigente.

È tramontata la possibilità di mantenere un modello di crescita senza limiti che abbiamo adottato nella perversa convinzione che così il sistema possa reggere al confronto con il futuro (https://volerelaluna.it/politica/2022/08/02/5-novembre-roma-non-per-noi-ma-per-tutte-e-tutti/). Quel futuro lo stiamo per negare alle generazioni che verranno e che giustamente si stanno ribellando. Guerra e distruzione non sono più i riferimenti per recuperare possibilità di futuro. Quel cantiere non solo non è più possibile, ma va nettamente rifiutato e respinto. Il cantiere del pianeta deve essere un altro. Eppure l’annuncio che possa continuare a essere immaginato è stato assorbito in un deserto di reazioni. Per ignoranza? Per inconsapevolezza? Per assuefazione? Tutte e tre le cose messe insieme. Forse anche per comodità. La stessa che fa guardare con sospetto agli allarmi sul futuro del pianeta che i giovani sottolineano imbrattando, senza conseguenze, capolavori dell’arte o tingendo, con colori naturali, l’acqua delle fontane (https://volerelaluna.it/commenti/2023/04/18/il-dissenso-non-piace-allestablishment/). Più facile urlare contro inesistenti oltraggi, piuttosto che domandarci il perché di quelle azioni dimostrative. Più semplice inventare nuovi reati da perseguire, piuttosto che operare per porre riparo a ciò che quelle azioni, condotte a viso scoperto e con assunzione piena e consapevole di responsabilità, vogliono imporre all’agenda politica. La stessa che sottoscrive impegni internazionali e propaganda progetti virtuosi salvo poi continuare sulla strada che conduce al collasso ambientale, come dimostrano i fatti che indicano azioni e decisioni opposte agli annunci a cominciare dall’impiego delle energie di derivazione fossile, che aumenta, mentre i bla bla bla cercano di ingannarci dichiarando inesistenti svolte verso scelte ecosostenibili.

Ucraina cantiere del pianeta” denuncia il corto respiro di un modello di sviluppo agli sgoccioli. La sua ipotesi di crescita infinita si sta schiantando contro i limiti imposti dalla Natura cui apparteniamo. Le sue merci non hanno più mercato e allora si sono inventati quello di sostituzione plasticamente evidenziato dalle obsolescenze programmate e dagli aggiornamenti non più rilasciati. I prodotti vanno sostituiti. Gettati nei rifiuti. Ora ce la rendono più leggera raccontando che verranno riciclati ma la storia delle plastiche è lì a ricordarci che non sempre è possibile; e intanto le microplastiche soffocano la fauna marina e gli oceani, i principali produttori di ossigeno. Senza pudore, ora, il fallace mito della crescita infinita su cui si regge il sistema economico e di mercato, cosa ci propone? Il miglior sistema di obsolescenza programmata, la guerra. Consente di disfarsi di un po’ di armamenti obsoleti evitando il fastidio e il costo di mandarli al macero (https://volerelaluna.it/economie/2023/03/07/come-ti-smaltisco-il-surplus-con-la-guerra/). Ma manda al macero anche città, infrastrutture, territori, Una maniera spiccia per procedere ad adeguamenti e ammodernamenti. Ora si potrebbe fare con il PNRR, ma i tempi sono lunghi, le pratiche burocratiche fastidiose. Se invece non c’è più nulla si può ricostruire, magari in fretta e, per l’emergenza, senza troppe regole e troppi controlli. Le nostre aziende sono pronte. Gli (im)prenditori, già assuefatti ed esperti delle nuove semplificazioni messe in atto in molti settori anche in un Paese ad alta corruzione come l’Italia, non avranno difficoltà. E anche l’esperienza di convivere con qualche mafietta locale, è ormai acquisita. D’altra parte lo suggerì un esponete di Governo di non molto tempo fa che con le mafie occorreva convivere. E chi, come Libero Grassi, non ne volle sapere si consegnò al martirio mentre le inchieste giudiziarie su quelle convivenze non hanno sinora dato alcun risultato.

D’altra parte, e non è da oggi, il settore metalmeccanico nazionale si regge, in gran parte, sul reparto bellico. Volete che non tragga qualche beneficio anche da quello della ricostruzione? Sì, effettivamente c’è una variabile che si tende a sottovalutare o proprio a non considerare. Nel percorso, migliaia di esseri umani vengono sacrificati. Ma è necessario al trionfo del mercato. Senza il quale il mondo va in crisi. Se non riparte l’economia interi popoli andranno in sofferenza. Ce la vendono così e così trionfa l’economia del profitto, senza etica, senza morale, indifferente alle sorti di gran parte dell’umanità (la più povera) e dell’ambiente. Vite, storie, rapporti, ambiente, natura, diritti, libertà, giustizia, uguaglianza sono parole ignote all’algoritmo della crescita dell’economia e del mercato. Sì, perché ora non ci sono neppure più le facce, c’è l’algoritmo a sgravare le coscienze. In attesa che comandi l’intelligenza artificiale e i cuori delle persone si atrofizzino per mancato uso. Possiamo, può l’umanità accettare tutto questo? Fino a quando permetteremo che abusino della nostra pazienza? Fino a quando non incroceremo una politica capace di opporsi a livello globale al dominio di questo progetto di morte del pianeta e della nostra specie? Quando organizzeremo una seria opposizione al sistema nel quale siamo costretti a vivere nella certezza della negazione di un futuro per i nostri figli? Quante guerre dovremo ancora tollerare spinti a considerarle giuste quando siamo consapevoli che nessuna lo è? Quando vedremo muoversi un movimento capace di opporsi a tutto ciò, in ogni angolo del pianeta?

Intanto lo sfregio continua e l’ultima aberrante proposta arriva dalla Commissione Europea che con l’Action Support of Ammunition Production vuole addirittura consentire di utilizzare parte dei fondi del PNRR per fabbricare munizioni che vadano a rimpiazzare quelle inviate, e utilizzate, in Ucraina, per rimpinguare le scorte di armamenti svuotate dal conflitto. Nel Piano che ha come fondamenti la transizione verde, quella digitale e la resilienza, si configurerebbero in quest’ultimo capitolo. La Resilienza passa dunque dalla guerra? Preferiamo rilanciare a gran voce, fino a urlarlo, che «si svuotino gli arsenali, si riempiano i granai», richiamando il Parlamento e gli italiani alla Costituzione e al suo ripudio della guerra «come aggressione e come mezzo per risolvere i problemi fra gli Stati» dove quel “l’Italia ripudia” non ammette né incertezze né interpretazioni. Suona come un no senza appello (https://volerelaluna.it/politica/2023/01/17/il-senso-della-pace/). Definitivo.

Gli autori

Valter Giuliano

Valter Giuliano, giornalista professionista, Accademico dell’agricoltura, è stato presidente nazionale della “Pro Natura”, consigliere della Regione Piemonte e assessore alla cultura della Provincia di Torino. È consigliere comunale di Ostana, dove ha fatto nascere il “Premio Ostana. Scritture in lingua madre / Escrituras en lenga maire”. Già direttore di “ALP”, ha fondato e diretto “Passaggi e Sconfini”. Direttore responsabile di “Natura e Società” e di “ Obiettivo Ambiente”, dirige “Segusium. Arte e storia della Valle di Susa”.

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