Firenze tradisce La Pira

Volerelaluna.it

23/02/2022 di:

Domenica 27 febbraio papa Francesco tornerà a Firenze: «dove arte, fede e cittadinanza si sono sempre composte in un equilibrio dinamico tra denuncia e proposta», come disse con felicissima ispirazione durante il suo primo viaggio nella città di Dante, Savonarola, don Milani.

Ma questa volta lo accoglie un’altra Firenze, quella di un potere che per secolare abitudine dissimula il suo vero volto e prova a legittimarsi nascondendosi dietro una tradizione che non gli appartiene. Un lupo sotto pelli di agnello. L’arrivo del pontefice sarà infatti preceduto da un convegno della Conferenza episcopale italiana intitolato al “Mediterraneo frontiera di pace” (www.volerelaluna.it/territori/2022/02/23/firenze-migrazioni-passerelle-e-luoghi-comuni/): in esplicita continuità con i Convegni del Mediterraneo che Giorgio La Pira – sindaco santo e padre costituente – organizzò a Firenze dalla seconda metà degli anni Cinquanta. Quei convegni, irrisi dai protagonisti della Realpolitik, erano un segno profetico: la fede nel Dio di Abramo diventava protagonista nella tessitura di una pace che univa ebrei, cristiani, musulmani in un dialogo fondato sulla dignità della persona umana, segno potente contro la volontà di potenza e la corsa agli armamenti di un mondo che sembrava marciare verso l’apocalisse nucleare.

E oggi? Oggi c’è Marco Minniti. L’ex ministro dell’Interno chiuderà la sezione IV del convegno, quella intitolata alle «migrazioni tra le sponde del Mar Mediterraneo. Come le città possono contribuire nella definizione di nuove politiche migratorie e collaborare per un effettivo rispetto dei diritti umani fondamentali». Sembra un pezzo di Crozza (il cui meraviglioso Minniti diceva: «non possiamo lasciare il fascismo ai fascisti!»), ma è tutto vero. Minniti oggi presiede la Fondazione MedOr, «un soggetto nuovo nel suo genere, globale e collaborativo, nato per unire competenze e capacità dell’industria con il mondo accademico per lo sviluppo del partenariato geo-economico e socio-culturale». Sul sito leggiamo che «Med-Or condivide e fa propri i valori del Socio Fondatore Leonardo»: Leonardo, l’industria controllata dal Ministero per l’Economia che è tra i primi dieci produttori di armi al mondo. Basterebbe questo a chiedersi cosa c’entri Minniti con un profeta del disarmo come La Pira.

Ma chi non ricorda le scelte e le responsabilità del Minniti ministro? Costruttore di poderosi “muri” contro i migranti, distruttore dei loro diritti, artefice del Memorandum d’intesa con la Libia (https://volerelaluna.it/migrazioni/2022/02/15/revocare-il-memorandum-italia-libia/) grazie al quale rinchiudiamo in mostruose carceri e condanniamo a torture indicibili chi prova a varcare quel “Mediterraneo frontiera di pace” celebrato dal convegno fiorentino. I muri costruiti da Minniti non erano materiali, ma non per questo erano meno efficaci: quando, nel 2017, fu varato il decreto Minniti-Orlando, a dirlo fu il presidente dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione Lorenzo Trucco: «Ci sono tanti modi per fare i muri: con il calcestruzzo o con le norme. È come dire: intanto rendo tutto molto difficile, con pochi controlli giurisdizionali, tolgo un secondo grado di giudizio, eccetera. Non c’è nulla che va a rafforzare la tutela dei diritti su persone assolutamente deboli. Perché dare loro strumenti minori rispetto agli altri? Qui è in atto una separazione tra persone: i migranti non avranno gli stessi diritti degli altri e tutto ciò è codificato». Davvero una legge secondo il pensiero di Giorgio La Pira!

Il decreto di Minniti aprì una strada terribile: «nel luglio 2017 – ha scritto il costituzionalista Francesco Pallante – Minniti ha iniziato a ostacolare le attività di salvataggio condotte dalle ONG, imponendo loro la firma di un codice di condotta assai restrittivo. Oltre a indurre alcune organizzazioni a ritirare le proprie imbarcazioni, l’iniziativa di Minniti ha dato avvio a una polemica rapidamente degenerata nella criminalizzazione delle stesse iniziative umanitarie, bollate di complicità con le organizzazioni criminali che trafficano in esseri umani». Su quella strada si sarebbe presto incamminato Matteo Salvini: «C’è una continuità in termini di progetto politico, nel senso che i decreti Minniti Orlando hanno aperto la strada alla recrudescenza di Salvini. Perché nel momento in cui si è iniziato a derogare alle garanzie fondamentali delle persone, in questo caso i richiedenti asilo, automaticamente, colui che è venuto dopo, cioè Salvini, non poteva che proseguire su quella strada» (così Antonello Ciervo, avvocato dell’ASGI).

Per non ritenere opportuno che proprio la Firenze città di pace si affidi a Minniti, sarebbe bastato anche un altro passaggio terribile di quel decreto del 2017, un passaggio che – scrisse Roberto Saviano – «ha toni razzisti e classisti. Per descriverlo in breve: i sindaci, per ripulire i centri storici delle città, avranno il potere di allontanare chiunque venga considerato “indecoroso”, non occorrerà che sia indagato o che abbia commesso un reato. Il sindaco potrà così chiedere che venga applicato a queste persone un “mini Daspo urbano”». Un decreto contro i poveri, in nome del decoro e della bellezza: e qua davvero La Pira si rivolta nella sua tomba nella chiesa fiorentina di San Marco.

Del resto, a fare gli onori del padrone di casa sarà Dario Nardella, che di fronte a un appello firmato da comunità e personalità del mondo cattolico fiorentino, ha caparbiamente rivendicato la scelta di Minniti, la cui politica migratoria ha definito «un esempio per l’Europa». Se il suo predecessore La Pira nel 1953 requisì le case sfitte per garantire «il diritto fondamentale del cittadino all’assistenza e alla sicurezza individuale e familiare», Nardella dichiara invece di voler agire contro le «occupazioni abusive, soprattutto se molto impattanti, che colpiscono la proprietà privata o l’interesse pubblico. […] È su questo principio di legalità che dobbiamo ricostruire un senso di comunità. […] Uno degli errori della sinistra è stato quello di essere troppo ambigua sui temi della legalità e della sicurezza». Il vocabolario è impressionante. Per La Pira, come per la Costituzione, il fine è la persona umana: e la proprietà privata è un mezzo per costruire un’utilità sociale che promuovesse e sviluppasse la dignità di ogni uomo. La sicurezza era quella sociale, l’ordine pubblico si manteneva facendo giustizia. Per il sindaco di oggi tutto è ribaltato, tutto è al contrario: la tutela della proprietà privata è il fine ultimo, la sicurezza è garantita dalla polizia, l’ordine pubblico dalla sicurezza. Da cristiano e da fiorentino vorrei dire al papa: la Firenze di La Pira non è mai stata così tradita e umiliata.