L’8 settembre della scuola italiana

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Il presidente del Consiglio che alla fine di giugno chiede altro tempo per capire come riaprire le aule tra due mesi è il simbolo dell’8 settembre della scuola italiana. Sia chiaro: la scuola pubblica collassa sotto il peso di decenni di malgoverno. Tagli selvaggi, organici drammaticamente insufficienti, aziendalizzazione, precariato schiavistico, edilizia da incubo, autonomia per finta: ecco il prodotto dell’estrema marginalità della scuola nella mentalità dei politici italiani.

Ma la colpa di Giuseppe Conte, e del suo Governo, è quella di stare completamente dentro questa mentalità: dimostrando che, per la scuola, un Governo vale l’altro.

Conte era stato avvisato: il ministro Fioramonti (il quale aveva evidentemente preso sul serio la retorica del cambiamento del Movimento 5Stelle) aveva chiesto con forza un’inversione di marcia, fino a dimettersi di fronte alla pervicace inerzia con cui il presidente del Consiglio rifiutava di dare attenzione alla scuola. La reazione di Conte fu la più democristiana possibile, in senso deteriore: spacchettare il MIUR, e usare scuola e università per fare tutti contenti nel palazzo. E tutti scontenti nella scuola, e nell’università.

E ora è il Covid a presentare il conto.

Mentre l’università vive una sorta di eclissi collettiva, la ministra Azzolina si è rivelata radicalmente incapace di governare la scuola, rilasciando dichiarazioni contraddittorie e rinviando costantemente le decisioni. Che si sono poi sempre risolte (come dimostrano ancora una volta le, tardive e non risolutive, linee guida diffuse all’ultimo momento) in uno scaricabarile che lascia dirigenti e consigli d’istituto a prendere decisioni molto più grandi di loro.

Fin dai primi di marzo Azzolina avrebbe dovuto lavorare, ventre a terra e in silenzio, per assumere almeno altri 100.000 docenti (che ci volevano comunque, e che ora diventano indispensabili per riaprire); bloccare gli effetti della pessima legge Gelmini che taglia classi e scuole; ottenere non 5,5 (saldo attuale, almeno sulla carta) ma almeno 7,5 miliardi di euro (che ci sono eccome, ma stanno su altri capitoli di spesa meno decisivi per il futuro del Paese); acquisire spazi provvisori e avviare subito i cantieri per ampliare quelli stabili; scrivere direttive chiare e univoche.

Non ha fatto niente di tutto questo: ottenendo il difficile risultato di compattare in unico fronte di sacrosanta protesta presidi, professori, famiglie e ragazzi, che ora annunciano di voler occupare le scuole… per poter fare scuola!

Nonostante gli annunci, gli stessi ragazzi che ora vanno in discoteca e in palestra e gremiscono piazze e spiagge, rischiano seriamente di non tornare in aula a settembre. E sarebbe un vero disastro, perché come ha detto una bambina di origine tunisine alla sua professoressa di italiano in prima media: «Se io non la guardo negli occhi, e lei non mi guarda negli occhi, non è scuola».

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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One Comment on “L’8 settembre della scuola italiana”

  1. Buongiorno Professor Montanari,
    Non posso che essere d’accordo su tutto quanto Lei ha scritto.
    Con allievi e colleghi da decenni vivo sulla mia pelle gli effetti delle sciagurate politiche ministeriali che come unico scopo hanno avuto quello di depauperare la scuola pubblica . Parlo da insegnante di ruolo, non da precaria. Il fenomeno del precariato espone a livelli di poverta’ tali che mi stupisco non se ne sia ancora occupato il tribunale dell’Aja.
    In un paese in cui gli edifici scolastici possono diventare trappole mortali per bambini , ragazzi e lavoratori, in cui I docenti precari vengono assunti e licenziati a singhiozzo per risparmiare , abbiamo di contro I sontuosi palazzi del Miur in cui ogni giorno pranzi luculliani vengono serviti a pletore di funzionari strapagati. Una volta mi e’ capitato di prendere parte alle libagioni e mi ha offeso questo sfarzo .
    Professore, Lei ha toccato quattro punti . Ignavia di Conte nell’affrontare seriamente il problema scuola, incapacita’ del ministro nel decidere sulla riapertura a settembre e in generale ad affrontare seriamente I mille problemi della scuola, il. Covid come nemesi , la schiavizzazione del lavoro dei docenti precari.
    In.questo vergognoso scenario nessun politico si e’ mai fatto sentire a gran voce per denunciare un disastro che coinvolge l’intero paese. Questo e’ incredibile, oltreche’ increscioso.

    Non commento oltre l’operato di Azzolina. Lo ha gia’ fatto Lei. Anzi, una cosa la dico. Ha un aspetto non esattamente da ministro dell’Istruzione. E’ volgare, il suo trucco e il suo abbigliamento rimandano a stili di.vita lontanissimi dall’ambito dello studio.
    Una cosa vorrei dirla circa le linee guida partorite da questi farabutti . Si tratta di indicazioni generiche, fumose, tali da lasciare ampi margini decisionali alle scuole e , allo stesso tempo, da esporre le stesse a rischi di denuncia da far rabbrividire I dirigenti scolastici.
    Infine, mi lasci sfatare il mito della DAD – didattica a distanza- sbandierata come la migliore alternativa alla didattica in presenza. Le dico Professor Montanari che non e’ vero quello che spacciano come verita’ assolute da Roma. Da remoto non si sa mai quanti seguano davvero le lezioni poiche’ I ragazzi tengono la videocamera spenta per potersi occupare d’altro. Inoltre interrogazioni e test scritti sono impraticabili . Insomma, non ha funzionato.
    Termino con.una veloce considerazione sull’esame di stato. Avendo due classi quinte posso esprimere un.giudizio basato sui fatti. Si e’ trattato di una presa in giro ignobile e costosa per l’erario. Un esame senza prove scritte non e’ tale. Io insegno inglese in un linguistico. Ho dovuto pertanto preparare decine di “seconde prove” sulla base delle quali ho interrogato gli allievi. Dunque si e’ fatto credere che comunque I ragazzi avessero avuto la seconda prova scritta svolta a casa, pero”. Ha un senso questo? Non avendo potuto correggerle, perche’ questa era l indicazione, I ragazzi.hanno riferito oralmente le sciocchezze scritte.
    Povera Italia, e poveri bambini e ragazzi. E’ criminale continuare a trattare milioni.di cittadini con tale trascuratezza.
    Confido in persone come Lei, continuate per piacere a occuparvi del problema scuola. E’ fondamentale che lo facciano studiosi e professori universitari. Continuero’ a seguirLa su Rai 5 e sui giornali.
    Molti cordiali saluti e grazie per il Suo contributo prezioso
    Elena Baldi
    Docente di Lingua Inglese
    Referente Dipartimento di Lingua Inglese, Liceo Internazionale Regina Margherita di Torino

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