Venezia muore annegata, ma non per il maltempo

image_pdfimage_print

«Questo pomeriggio sarò a Venezia, duramente colpita dal maltempo. Voglio vedere da vicino i danni e rendermi conto della situazione». Il tweet diffuso ieri del presidente del Consiglio Giuseppe Conte accende una flebile fiamma di speranza: se Conte davvero vorrà rendersi conto della situazione, comprenderà presto che Venezia non è stata affatto colpita dal maltempo. È stata colpita da una strategia di sfruttamento e abbandono gravemente colposa, a tratti flagrantemente dolosa. I nemici di Venezia, i suoi aguzzini, non sono i venti, le nubi e l’acqua piovana: sono una classe politica e una classe dirigente marcia fin nel midollo, in Laguna e a Roma. Il “maltempo” di cui parliamo è un tempo cattivo che dura da decenni: cattivo per la corruzione e la rapacità, cattivo per l’ignoranza, cattivo per la miopia e la pochezza di chi avrebbe dovuto decidere nell’interesse del bene comune, e invece ha pensato solo al ritorno immediato di pochi.

Con la fine della Repubblica di Venezia (1797) entrò in crisi il raffinatissimo meccanismo che per un millennio aveva conservato qualcosa che in natura ha vita limitata: una laguna lasciata a se stessa o diventa mare, o si interra. Si può ben dire che la sopravvivenza della Laguna è «la storia di un successo nel governo dell’ambiente, che ha le sue fondamenta in un agire statale severo e lungimirante, nello sforzo severo e secolare di assoggettamento degli interessi privati e individuali al bene pubblico delle acque e della città» (Piero Bevilacqua).

Finita questa storia, l’estesa privatizzazione di parti della Laguna, la creazione di valli da pesca chiuse, la bonifica per ottenere terre asciutte per l’industria hanno ridotto in notevole misura lo spazio in cui le alte maree potevano disperdersi. Contemporaneamente, sono state scavate e ampliate oltre ogni misura le bocche di porto che mettono in comunicazione mare e Laguna: alla fine dell’Ottocento la Bocca di Malamocco era profonda 10 metri, oggi contiene buche che raggiungono quota meno 57, il punto più profondo del bacino nord dell’Adriatico! Non è dunque difficile immaginare da dove entri l’acqua. La ragione: rendere la Laguna accessibile alle navi industriali e alle Grandi Navi da crociera. Uno sviluppismo dissennato, che fa oggi di Venezia la terza città portuale più inquinata d’Europa: per lo smog delle navi e per i fanghi che stanno sul fondo dei canali e che rendono micidiali le acque che ora consumano i marmi di San Marco.

La situazione di cui il presidente Conte dovrebbe rendersi conto è questa: e – proprio come nel caso dell’Ilva – è su questo piano strategico, e non solo sull’impossibile gestione dell’emergenza, che il suo governo dovrebbe agire. Come ha scritto Edoardo Salzano, a cui è stata risparmiata la vista di questa Venezia in ginocchio, si dovrebbe iniziare «con lo smantellamento della chimera ottocentesca del Mose, per ripristinare invece l’equilibrio ecologico e morfologico della Laguna, con l’adempiere finalmente al mandato legislativo (1973!) di escludere i traffici pesanti e pericolosi e impedire l’ingresso ai bastimenti più alti dei più alti edifici veneziani, col cancellare i progetti di tunnel sottomarini».

In queste ore pressoché tutti (con la lodevole eccezione di Massimo Cacciari, sul cui operato da sindaco nutro un giudizio pessimo, ma che da sempre ha avversato il Mose) invocano il Mose: per chiederne o per prometterne la conclusione. Bisogna, proprio queste ore drammatiche, essere molto chiari: il Mose non funzionerà. Perché la subsidenza di Venezia e l’innalzamento dei mari lo rendono inservibile ancor prima di provare a funzionare. E perché l’altezza del mare si accompagna a una virulenza fin qui ignota: la Laguna non è più una difesa per Venezia. E dunque: non converrebbe rassegnarsi al fallimento del Mose e dedicare subito le centinaia di milioni che servono ancora a completarlo, al riequilibrio della Laguna? Non sarà il caso di chiedersi cosa sarebbe successo se i miliardi spesi per il Mose (le stime ondeggiano tra 5,5 e 7 miliardi di euro) fossero stati spesi in manutenzione? Non avremmo già salvata Venezia, almeno dalle acque?

E poi una cosa Conte può fare subito: mettere fuori le Grandi Navi non solo dal Bacino di San Marco (come si limita a promettere il furbo ministro Franceschini), ma dalla Laguna. Perché è la Laguna come ecosistema che va salvata, non solo l’immagine da cartolina. E quel che non solo Conte, ma tutti noi dovremmo capire è che Venezia è un terribile acceleratore. Ci mostra cosa succede a una città d’arte che viva solo di un turismo predatorio che cresce fino a espellere i residenti, a cancellare un’identità civile. Ci mostra cosa succede a un patrimonio culturale tutto orientato alla follia delle grandi mostre invece che alla cura del tessuto urbano, in un tripudio di tagli di nastri e inaugurazioni che tolgono soldi e consenso all’umile necessità quotidiana della manutenzione. Ci mostra con anni di anticipo quel che succederà in mezzo mondo se non fermiamo l’innalzamento delle acque provocato dal cambiamento climatico dovuto al dogma della crescita infinita.  

Venezia che muore annegata è uno schiaffo in faccia a noi tutti, è un modo terribile di ricordarci che si può, si deve, smettere di sfruttare e consumare il suo fragilissimo ecosistema: «Moltissime specie hanno trovato il modo di vivere in armonia con la natura, senza che per farlo abbiano bisogno di suicidarsi. Lo fanno prendendo meno di quanto il pianeta è in grado di produrre e salvaguardando gli ecosistemi. Lo fanno vivendo come se avessimo solo una Terra, e non quattro». Se, in questa frase dello scrittore Jonathan Safran Foer, sostituiamo alla parola “pianeta” o “Terra” la parola “Venezia”, riusciremo a capire perché non è colpa del maltempo: e come possiamo ancora, nonostante tutto, salvare Venezia.

 

About Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

Vedi tutti i post di Tomaso Montanari

23 Comments on “Venezia muore annegata, ma non per il maltempo”

  1. Certo fuori le navi di crociere
    Présidente d’una associazione e franco italiana non partiamo piu in crociera da Venezia
    Sono vendetta e voglio preservare Venezia che questa bella citta ci faccia sognare ancora tanti anni.

    1. è sconcertante , ma profondamente vero quello che dice Montanari e io lo condivido in pieno. Ho passato i miei anni migliori a Venezia e mi addolora profondamente vedere in che condizioni si trova ora. Faccio appello perché questa lucidissima analisi di Tommaso montanari, che stimo moltissimo come storico dell’arte e come uomo, abbia la più vasta diffusione. vittorio fabris, storico dell’arte

  2. Analisi interessante e vera, ma solo in parte, perchè trascura, secondo me, gli elementi drammatici del mutamento climatico generale che per Venezia aggrava, moltiplica le criticità…..
    Il problema è l’uomo…non solo quello che governa o ha governato Venezia,..ma che ha la responsabilità di governare il mondo e ancora non vede, per cupidigia, oltre il proprio naso.
    Siamo arrivati ad un limite, questo è certo, dove tutti i mal-governi, gli sfruttamenti, le ignoranze arroganti, si mostrano nella loro nudità. Il mondo ne è pieno.

  3. Credo che i veneziani per primi si oppongano al divieto di passaggio in laguna per le navi da crociera.Venezia è diventata un parco di divertimento,vive esclusivamente e profumatamente di turismo.

    1. Condivido tutto pienamente!!!! Il Mose è sempre stato argomento spinoso… tanti dicono tutto ed il contrario di tutto… noi “popolo bue” che cosa possiamo dire o fare oltre ad impegnarci quotidianamente nella scelta di vita che migliori l’Italia ed il mondo intorno a noi???????

  4. Ciao. Condivido quasi tutta l’ analisi e mi chiedo : l’ attuale governatore Zaia , che all’ epoca era il braccio destro di Galan , condannato in via definitiva , ma che non ha mai fatto un giorno di galera , e che piange ipocritamente chiedendosi dove sono i 5 miliardi del Mose , se avesse un pò di coerenza dovrebbe dimettersi . Ma sappiamo bene che rimarrà al suo posto a meno che i veri Veneziani , che in gran parte stanno a Mestre , la mandino via a calci in culo . Fa ridere che sia stato nominato come responsabile per la quantificazione dei danni l’ attuale sindaco Brugnaro , imprenditore , che a quanto si sa , copartecipe di un progetto per fare arrivare comunque le grandi navi a Venezia , utilizzando , previo lavori , il canale dei petroli . E’ tutta una farsa . E’ ancora una ” Gallina dalle uova d’ oro ” fin che dura ma ormai siamo alla frutta .

    1. Ha ragione G.Piero; io nel 1966 a Venezia c’ero tutti i giorni per lavoro e ricordo tantissime frasi con promesse ed impegni , come oggi, da parte di politici e amministratori, che nel tempo sono evaporate. Tutti scaricano le colpe su altri!!!! Basta, non se ne può più!!!! Cambiano idea, casacca, faccia (tosta)…. ma la sedia e lo stipendio non glielo leva nessuno, men che meno i magistrati. Largo ai giovani che sono tanti “bravi, intelligenti , preparati e coscienziosi “. Altrimenti siamo davvero alla frutta!!!!!

      1. E’ amaro dover ammettere che l’uomo riesce a distruggere ciò che la natura ci dona, non è per perversità
        che produce certi danni, ma l’ingordigia e l’ignoranza degli uomini!!

    2. E’ vergognoso che Zaia si sia piccato per gli attacchi subiti sul web: lui dal 1995 e poi dal 2003 ha partecipato in pieno al blocco di potere (anche bipartisan) che ha commissionato il mose…

  5. “se non fermiamo l’innalzamento delle acque provocato dal cambiamento climatico”: che bestialità. Il problema di Venezia è che Venezia scende, non che l’acqua sale. E comunque il livello dei mari sta salendo (piano e sempre con lo stesso ritmo) da quando viene misurato (circa il 1850).

  6. Sono i cambiamenti climatici quelli che fanno tutti i danni lo vediamo per le piogge anomale “bombe”, per i venti che tagliano i boschi dalle radici, per le trombe di aria che sconvolgono il suolo, per i ghiacci che si sciolgono, per i mari che crescono in altezza! Occorre allora capire e prevenire razionalmente ciò che si può fare a difesa del patrimonio “NATURA”!

  7. Il quadro è completo e piuttosto obbiettivo ciò che serve adesso sono i fatti, concreti e coerenti mobilitiamoci …Venezia tutta e chi l’ama come la sua città.I Veneziani sono stremati e disillusi…dobbiamo riprendere il nostro destino in mano, nelle nostre mani.FORZA VENEZIA

  8. Gent. Sig. Montanari, posso chiederle perché considera pessimo il lavoro di Cacciari come sindaco di Venezia?. Grazie. Andrea

  9. I veneziani sono tra i maggiori responsabili del degrado in cui vive Venezia. Anziché curarne con premura la manutenzione ordinaria opponendosi a tutte le sciagurate scelte elencate da Montanari, l’hanno abbandonata nelle mani di orde turistiche e di facili, enormi guadagni. L’hanno trasformata narcisisticamente in un bazaar.

    1. stai pressapoco delirando. Spopolare una città è una scelta politica… i veneziani avranno delle responsabilità… ma non la maggior parte. Prova a vivere tu al Colosseo.

  10. Grazie prof. Montanari per la sua analisi lucida e purtroppo, credo, molto vera. Per questo la sto facendo girare tra amici e conoscenti. Siamo sconcertati ma soprattutto indignati per i decenni di ignavia (ero ancora al liceo, 50 anni fa, quando manifestavo per “salvare Venezia”!!!!), ma come sempre abbiamo delle responsabilità pure noi cittadini che non sappiamo chiedere conto ai governanti di turno del loro operato, ma forse anche non amiamo abbastanza questo meraviglioso Paese che si chiama Italia (arte, paesaggio, gastronomia) come un nostro bene prezioso.

    1. Montanari parla del Nord Adriatico, ed ha ragione (si vede proprio nella mappa presente sulla pagina di wiki)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.