Governo – Il pianeta dei naufraghi

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Come tutti i momenti periodizzanti della storia, quelli che segnano i punti di svolta nelle vicende individuali dentro le vicende collettive – come l’8 settembre del ’43, ad esempio – anche questo primo di giugno ci mette nudi di fronte ai nostri fallimenti. E alle nostre responsabilità.
Il “nostro mondo” è caduto. Aggregazioni collettive, figure istituzionali, linguaggi, culture politiche e civili, persino i canoni elementari della logica giacciono a terra in pezzi. Spazzata via, polverizzata la possibile opposizione che un tempo si sarebbe definita “di sinistra” (il Pd patetico spettatore del proprio naufragio, LeU cancellata nelle sue ragioni d’esistere, Pap frammento gettato nel vento) e gli stessi mondi vitali che un tempo si sarebbero chiamati di resistenza morale, frastornati e divisi, compagni irriconoscibili ai compagni, amici incomunicabili con gli amici… Cancellate le figure “di garanzia”, a cominciare da quella del Capo dello Stato che è riuscito a dilapidare, in un paio di minuti di speech – in quello sciagurato discorso sulla superiore autorità dei mercati e l’intangibilità dei voleri europei – il capitale di autorevolezza e d’imparzialità insieme al proprio ruolo di custode della volontà popolare (trasformato da arbitro super partes in anatra zoppa). Devastate le tavole elementari del sistema dell’informazione di fronte allo spettacolo inguardabile di un mondo giornalistico impudico e gaglioffo, talvolta simile alla folla che si aggrega per un linciaggio talaltra al pubblico snob di un club esclusivo, un po’ hooligans un po’ maestrine dalla penna rossa, pressoché mai – tranne rare eccezioni: il Fatto, il Manifesto – rigorosi nella descrizione dei fatti e nei giudizi. Spezzate anche le connessioni logiche (con una gaffe presidenziale trasformata in geniale mossa di un abile scacchista; le bestemmie di un Salvini sulle espulsioni di massa tollerate come minima immoralia di cui non curat praetor mentre i suoi timidi dubbi sulla sostenibilità delle regole europee diventavano, quelle sì, eresie degne del rogo; le idiozie di Di Maio sull’impeachment prima enfatizzate poi subito archiviate e stemperate nella cronaca mondana che sfuma dal giuramento al ricevimento al Quirinale; e nessuno a ricordare al Pd che invita a scendere in piazza in difesa di Mattarella mentre annuncia l’astensione verso il governo di Mattarella la patente contraddizione, mentre il reggente Martina inventa l’espressione “astensione attiva” per il Cottarelli già scaduto, senza che nessuno gli rida in faccia).

Forse era inevitabile tutto questo. E a suo modo naturale. Perché è appunto questo che accade dopo uno sconvolgimento di magnitudo eccezionale – una vera e propria “apocalisse culturale” -: che nulla riesca ad essere più al proprio posto. E il voto del 4 di marzo è stato, a tutti gli effetti, un fenomeno “catastrofico”, di quelli che mutano radicalmente il paesaggio consueto, ne sconvolgono i punti cardinali, scuotono i corpi e le menti. Così come il governo che ne è seguito non fa che trasferire nel cuore dello Stato e nei palazzi delle istituzioni, quell’onda d’urto squilibrante e perturbante. Sarebbe stato in qualche modo contro natura, se la superficie istituzionale del Paese fosse rimasta liscia e senza increspature. Se non avesse registrato l’urto deformante di quella spinta proveniente dal profondo della società mentre i meccanismi normalizzanti del sistema ne neutralizzavano il potenziale esplosivo.
Diciamolo subito. Alcuni aspetti di questo governo sono dichiaratamente orrendi (Matteo Salvini agli Interni è un oltraggio all’etica e anche all’estetica prima che alla politica). Altri hanno caratteri di continuità in esplicito contrasto con le retoriche trasgressive della vigilia (Esteri, Economia…) e un segno inequivocabile di destra. Ma resta il fatto – tragico – che questa è l’unica maggioranza possibile che non si ponga in esplicito, offensivo contrasto con l’esito di quel voto, dopo il gran rifiuto (l’esibizione di delirante mania suicidaria) da parte di un Pd ancora in mano al fantasma del renzismo di dialogare con il “famigerato” Movimento 5 Stelle e di impedirne la deriva destrorsa. E’ la conseguenza più diretta della lunga catena di errori, inadeguatezze, atti mancati e misfatti compiuti, diserzioni e abbandoni che sul fronte del centrosinistra e della sinistra-sinistra hanno costellato l’ultima fase di auto-liquidazione e di masochismo. E rispetto alla quale nessuno, nemmeno noi, può considerarsi innocente.
Potremmo dire che questo fragoroso irrompere a Palazzo dei nuovi padroni, è una sorta di giudizio di dio davanti al tribunale della storia che condanna chi, anche con poco, senza particolare fantasia, solo provando a restare se stesso, e mantenendo un minimo di rispetto per il proprio “popolo”, avrebbe potuto evitarlo. Costa dirlo, fa davvero male, ma questa “cosa” bicolore, gialla e verde con molte sfumature di bianco e anche di nero, è in fondo, tra tutte le formule possibili, la più consonante con gli umori “del Paese”, così come si sono espressi nel voto (nel suo carattere devastante di “apocalisse culturale”). Tra le possibili, sottolineo, non tra le desiderabili. Peggio sarebbe stato un “governo del Presidente”, imposto sopra e contro il messaggio elettorale. Un “governo di tecnici”, formula improponibile e odiosa dopo il 2011. O un “governo di tutti”, vincitori e perdenti confusi insieme, fuori da ogni possibile mandato elettorale. Alternative, tutte, che sarebbero suonate come sonoro schiaffo in faccia a un elettorato già esasperato dal senso di frustrazione e di emarginazione da parte di decisori pubblici indifferenti al volere dei cittadini e irresponsabili di fronte ad essi. E avrebbero finito per alimentare e ingigantire quell’onda nera che si sarebbe voluto arrestare (o quantomeno tener fuori dalle mura merlate del governo).

Forse era “necessario” che si arrivasse a questo. Al punto zero della rispettabilità pubblica in cui siamo precipitati e a questa tabula rasa di tutte le esperienze e di tutte le tradizioni, perché la scelta ritornasse a ciascuno, nella sua piena, personale responsabilità. Sappiamo quanto sarà difficile. E quanta solitudine ci aspetta. Ma a quella responsabilità non ci sottrarremo, mettendoci in gioco direttamente, per contendere palmo a palmo il terreno dei diritti sociali e umani, con l’azione concreta (per questo abbiamo costituito l’Associazione Volere la luna – Laboratorio di culture politiche e di buone pratiche) e con l’esercizio del pensiero critico (a questo serve il Sito web che state leggendo).
Quello che invece non faremo è iscriverci al fantasmatico e sedicente Fronte repubblicano, accolita patetica di tutte le sconfitte e di tutti i responsabili del cattivo stato attuale, di quelli che hanno svenduto a Marchionne le vite dei suoi operai spingendoli al voto leghista e pentastellato per stigmatizzarli poi come populisti, ignoranti, deplorables; quelli che hanno picconato i diritti e i redditi conquistati nei decenni precedenti dal mondo del lavoro e della cultura, con il Jobs Act e la Buona scuola, la riforma dell’art. 81 della Costituzione e il tentativo di manometterla. Non ci iscriveremo alla tardiva resistenza di sua maestà del partito democratico e dei suoi cespugli e proiezioni mediatiche, perché – come ha scritto Tomaso Montanari – “la miccia non può diventare l’opposizione alla bomba, la causa non può opporsi al suo effetto, la radice all’albero”.
Scriveva nel novembre del 1922 Piero Gobetti ne La Rivoluzione liberale: “Combattere Mussolini per sostituirgli Nitti, Cocco-Ortu, Orlando o Giolitti, no e poi no”. Analogamente potremmo dire oggi – si parva licet – che combattere il ministero Salvini e Di Maio per rimettergli al posto Renzi e Gentiloni o Minniti e Alfano non fa per noi. Anche “le nostre – ripetiamo pure noi – sono antitesi integrali”. E preferiamo lavorare quasi soli, se necessario, a lunga scadenza, per un’alternativa reale, che confonderci col coro sfiatato di chi fin qui – au bout di questa “notte lunga e nera” – ci ha portato.

About Marco Revelli

E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "Populismo 2.0". È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).

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11 Comments on “Governo – Il pianeta dei naufraghi”

  1. Di una lucidità che lascia senza parole. Con un neo: l’inserimento del Fatto nella categoria delle testate “rigorose”. Si spiega solo, ovvviamente, col fatto – gioco di parole non voluto – che Revelli non abbia mai letto il quotidiano di Travaglio. Che in quell’onda d’urto squilibrante ha fatto crescere la schiuma della cultura delle manette. Cultura che si è ora, appunto, trasferita nel cuore dello Stato.

    1. Naturalmente leggo il “Fatto” (tutti i giorni). Non ne condivido la linea prevalente sui migranti e ostile alle Ong che salvano vite umane, mi interessano i reportages da giornalismo d’inchiesta sulla corruzione e i crimini dei “colletti bianchi” di Stato, ho dei dubbi che la “cultura delle manette” come Lei la chiama sia entrata al governo (l’ombra di Berlusconi su Salvini non è mica del tutto dissolta). Comunque vedremo, perché la danza è appena incominciata…

  2. Combattere Mussolini per sostituirgli Nitti, Cocco-Ortu, Orlando o Giolitti, si e poi si. Analogamente potremmo dire oggi – si parva licet – che combattere il ministero Salvini e Di Maio per rimettergli al posto Renzi e Gentiloni o Minniti e Alfano fa per noi , anche. Il problema sarebbe fare in modo che a Renzi e Gentiloni o Minniti e Alfano segua qualcuno di meglio di Di Maio e Salvini…

  3. E’ un’analisi in cui mi ritrovo, soprattutto in quel richiamo a prenderci tutti, anche a sinistra nelle sue molte sfumature, un pezzo di responsabilità (e sicuramente un pezzo molto grosso va a quella “sinistra” che ha picconato pezzi importanti di conquiste sociali dei decenni precedenti).
    La proposta di “lavorare quasi soli” ad una “alternativa reale” però mi sembra continui in quel solco di divisione in piccoli rivoli, gruppi, movimenti, liste che ha fatto della sinistra un arcipelago di isole che si ritengono tutte meravigliose ma che attirano pochissimo in nostri concittadini e di fatto spariscono dalla mappa..
    Infine mi chiedo, quanto abbia contato invece per il successo dei 5Stelle il fascino di poter apparire “contro il sistema, contro le caste, per il cambiamento” senza doversi sporcare le mani coll’essere di sinistra, comunisti… con la questione della diseguaglianza sociale e della povertà.

  4. “Volere la luna” stuzzica il mio intuito e la mia fantasia. Poi per essere credibili sapete sicuramente che ci vorrà del tempo. Sarà anche il tempo della mia decisione o meno di aderire alla vostra proposta culturale.
    Sono sempre stato dell’area della sinistra. Alle ultime elezioni ho votato 5S e se le elezioni fossero a breve tempo li rivoterei. Gli altri comunque hanno saputo esprimere Renzi, un nano che fa il paio con quello di destra. Ora IL PROBLEMA politico fondamentale, a quanto posso vedere, si chiama Povertà e Disuguaglianza. Qui sono più di vent’anni che casca l’asino in senso politico, economico e culturale. Scusate la mia presunzione; ma questa sarà l’angolazione dalla quale farò le mie valutazioni.

  5. Mi sembra tardi per certe riflessioni, le bocce al momento sono ferme, ma possono ricominciare a girare, solo allora sarà appropriato “… philosophari”. La situazione è tale che molti tra noi hanno accettato il salto nel vuoto, c’era forse altra scelta? C’è qualcuno che ha trovato la forza di portare avanti argomentazioni di Sinistra? Io non credo! Perciò molti di noi, con il solo conforto della propria attrezzatura culturale spesso di scarsa consistenza (purtroppo), minata da notizie farlocche propalate dai media hanno scelto di saltare. Ora siamo in volo, speriamo in un atterraggio morbido

  6. Spiace non trovare nelle analisi e nei commenti agli ultimi avvenimenti—e anche qui dove vengono descritti come apocalittici—nessuna voce che denunci il SONNO della sinistra, della sinistra tutta, come in gran parte responsabile della situazione attuale. L’opposizione alle politiche europee, le vere responsabili dell’erosione delle risorse dedicate alle politiche sociali, è stata lasciata completamente in mano a coloro che giudicano superata l’opposizione destra/sinistra. Solo per fare un esempio, la modifica della Costituzione che impone il pareggio di bilancio venne approvata al parlamento con maggioranze plebiscitarie senza nessuna reale opposizione. Non esistono più le condizioni per politiche sociali come quelle del dopoguerra in un momento in cui il controllo dell’economia e tanto meno della finanza sfugge al potere degli stati nazionali e anche, per quanto in misura minore, alla stessa unione europea. E ora a raccogliere la protesta e il malcontento sono forze dichiaratamente di ultradestra (la Lega attuale) o forze che occultano di fatto, con la negazione dell’opposizione destra/sinistra (il M5S) le radici reali del persistente conflitto sociale. E parlando di “sonno” della sinistra non mi riferisco certo al PD renziano e non, ma agli stessi Liberi e Uguali che ne sono usciti, e a chi sostiene che l’opposizione alla TAV sia una battaglia decisiva, a Tomaso Montanari o al Fatto Quotidiano che ora debbono prendere atto che il M5S, a cui non hanno nascosto le loro simpatie, si sia alleato con una forza guidata da un leader sostanzialmente fascista e che detta legge alla coalizione. Le radici sociali del voto per la Brexit, per Trump, e per i populismi nostrani sono le stesse: la mancanza di una risposta efficace alle politiche neoliberiste su scala globale imputabile a nessun altro che alla sinistra, a tutta la sinistra, anche quella che ne addebita le responsabilità a Mattarella, addirittura reo, stando a Montanari, di aver violato la Costituzione. Certo non si può lasciare il campo al neo-macroniano fronte Repubblicano nella battaglia contro un governo che si presenta come il governo più di destra dell’intera storia repubblicana. Ma delle due l’una: o ci si ricrede sull’appoggio più o meno palese ai 5Stelle o si resta, con essi e come essi, responsabili della deprecata situazione attuale. L’ambiguità deve essere sciolta. Altrimenti tutte le abituali categorie di giudizio, oltre che per il “catastrofico” cataclisma politico, saltano forse anche per l’incapacità di rispondere a questo dilemma.

  7. L’analisi di Revelli è lucida e condivisibile. Mi stupisce che non si faccia riferimento tra i provvedimenti che hanno pesantemente smantellato i diritti sociali alla controriforma Fornero delle pensioni. Sappiamo che la Lega in campagna elettorale ha speculato sull’abrogazione della Fornero e nel “contratto” di governo con i 5S si fa cenno ad un suo, non meglio precisato superamento. La questione delle coperture èn stata d’altra parte tirata in ballo con la riesumazione di Cottarelli e della cinica ragioneria della governance neoliberista.
    Non si parla quindi di pensioni e men che meno del percorso sconcertante della Grecia , di Tsipras e di Syriza…

  8. anche se condivido diverse considerazioni di Marco R., questo articolo mi sembra che rischi di favorire soprattutto una sorta di senso di frustrazione che pare alquanto sbagliato. Sappiamo che il processo che ha portato a questo esito politico è in atto da quando s’è innescata la “rivoluzione neoliberista” e quindi la conseguente sconvolgente destrutturazione economica, sociale, culturale e politica. L’errore della sinistra coerente sta appunto nell’essersi illusi di poter reagire con le modalità e i riferimenti abituali del passato. E perciò mi pare un errore pensare come fa Marco che l’intesa M5S e PD così come un altro comportamento di Mattarella avrebbero potuto salvarci dalla deriva neoliberista-fascista-razzista del governo M5S-Lega. Forse bisogna invece stare all’erta -come dice lo stesso Marco- su quello che faranno questi parvenus ben legati ai soliti vecchi dominanti. E’ probabile che si adegueranno pur di restare al potere il più possibile ma è anche possibile che si schianteranno a breve o medio termine. Intanto scopriamo che hanno dato il ministero della difesa a una capitana che da anni fa affari con la sua pseudo-università privata la cui storia, i personaggi e le “opere” sono emblematici del sottobosco degli affari militari e di sicurezza che va appunto dall’ex ministro Scotti a Frattini ma anche a Minniti!!! E com’è che i “puri” e “pacifici” M5S hanno risposto in questa signora e in questa università tanta fiducia?
    Altra aspetto che mi pare essenziale tenere sott’occhio: che faranno le agenzie di prevenzione e controllo, le forze di polizia e l’aut. giudiziaria rispetto alle economie sommerse e mafie che da trent’anni proliferano proprio nei feudi elettorali della Lega e altre destre?
    E’ ora di lanciare sempre più inchieste e reportage su queste realtà (vedi la Valle della gomma dove per duemila guarnizioni si danno due euro all’immigrato/a irregolare … ecc. ecc. (http://www.labottegadelbarbieri.org/neoschiavitu-mortalita-malattie-al-lavoro-e-fuori/).
    E inchieste e denuncie su come proprio tutto il nord-italia -grazie alla mafia padana, è diventato una la seconda zona più inquinata d’Europa (http://www.labottegadelbarbieri.org/tag/mafia-padana/)
    fraterni saluti
    turi palidda

  9. Condivido completamente l’argomentazione di Marco Revelli, compresa la citazione de “Il Fatto”. Vorrei solo aggiungere che la soluzione politica della crisi, per quanto inaccettabile per noi, è la meno peggio possibile, visto il rifiuto del PD anche solo di parlare con i 5stelle. L’alternativa, le elezioni, avrebbe portato a un governo di destra senza se e senza ma. Su questo governo, ribadisco inaccettabile, rimando all’analisi fatta del suo programma dall’Istituto Cattaneo, secondo la quale non è peggio di quelli che abbiamo avuto, con l’eccezione dei due Prodi, dal 1994 ad oggi. Resta il “Che fare?” Ma questo è, appunto, il nostro problema.

  10. Come Stefano, ammiro la lucidità dell’analisi (e il coraggio della proposta …), ma qualche parola di dubbio, invece, mi suscita. Se è indubbio che ” il voto del 4 di marzo è stato, a tutti gli effetti, un fenomeno “catastrofico”, di quelli che mutano radicalmente il paesaggio consueto, ne sconvolgono i punti cardinali, scuotono i corpi e le menti” – e che “questa “cosa” bicolore, gialla e verde (…) è in fondo, tra tutte le formule possibili, la più consonante con gli umori “del Paese” – non credo ne consegua necessariamente che ” … questa è l’unica maggioranza possibile che non si ponga in esplicito, offensivo contrasto con l’esito di quel voto”: perché nessuno dei votanti il 4 marzo aveva di fronte a sé, come scelta possibile, questo esito. I “militanti” l’hanno confermata poi, col referundum on line e nei gazebo? Mah … ! E quale rilievo ha, da un punto di vista istituzionale? Zero. Senza contare che tale “conferma” può avere senso (all’interno del loro singolarissimo sistema di regole e di valori) per gli elettori cinquestelle, ma di certo non vale per gli elettori del centrodestra non leghisti – che pure hanno contribuito alla maggioranza parlamentare giallo-verde (che come ricorda giustamente Cassese non è maggioranza nei numeri dei voti espressi) e che si ritrovano bellamente traditi da Salvini (voleva andare dal notaio perchè non si fidava di Berlusconi, ah ah …).
    Insomma, l’unico DATO certo di questo post-elezioni è il suo esito, appunto, “catastrofico” e devastante: “tabula rasa”. A questo si è trovato di fronte, e a dover rispondere ‘obtorto collo’, lo sciagurato (…! ma io direi piuttosto sventurato, manzonianamente …) Mattarella, e il suo operato non può essere giudicato se non partendo da qui. “Perché è appunto questo che accade dopo uno sconvolgimento di magnitudo eccezionale – una vera e propria “apocalisse culturale” -: che nulla riesca ad essere più al proprio posto. ”
    In ogni caso auguri di cuore all’Associazione, e grazie della vostra iniziativa. Il pensiero critico ci salverà? Dubito. Ma continuare ad esercitarlo fa bene – e semmai, resterà a testimonianza sulla luna – conservato in qualche ampolla del senno perduto.

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