Da tempo abbiamo avviato, in queste pagine, un confronto sul “che fare” nell’attuale complicata situazione politica (in termini generali e anche con specifica attenzione alle elezioni del prossimo anno). Lo abbiamo detto e scritto più volte: l’elemento fondamentale che condiziona il quadro politico è la guerra, ogni giorno più pervasiva e che determina tutte le altre scelte (anche di politica interna, se non altro per la dislocazione delle risorse disponibili). Nella guerra è sempre più coinvolta – e in maniera irresponsabile – l’Europa. È una ragione in più per occuparci, nella definizione del “che fare”, anche dell’Unione Europa, del suo governo, delle sue istituzioni, delle sue contraddizioni. L’attuale Unione è certamente – su questo è facile concordare – una realtà del tutto diversa dal soggetto, che in decenni passati abbiamo sognato, capace di tutelare i diritti dei popoli e di tutti i cittadini, vecchi e nuovi. Le ragioni per cui si è arrivati a questo esito e le strade possibili per invertire la tendenza sono un ulteriore oggetto del nostro confronto in cui si susseguiranno posizioni anche fortemente divaricate: nella speranza di riuscire, alla fine, a raggiungere una sintesi condivisa. (la redazione)
Intervengo nel dibattito avviato da Guido Ortona sulla politica che la sinistra dovrebbe avere nei riguardi dell’Europa, un’istituzione sovranazionale nata dopo il disastro della Seconda Guerra Mondiale ma che ha progressivamente perso l’originale ispirazione, quella del Manifesto di Ventotene, di federazione di stati fondata non solo sulla cooperazione economica fra gli stati ma sul progresso sociale e sull’avanzamento dei diritti esigibili da tutti gli europei.
Provo ad affrontare la questione a partire da quello che ritengo sia l’ubi consistam della sinistra in qualunque parte del mondo si trovi a operare: la battaglia per la riduzione delle disuguaglianze e per l’ampliamento dei diritti umani, sottolineando che la prima non esclude e tanto meno contraddice la seconda. Al contrario, come insegna l’intera storia del Novecento e la stessa attualità internazionale, le due dimensioni si influenzano e si esaltano a vicenda, si rafforzano e si indeboliscono reciprocamente. La libertà di associazione sindacale, ad esempio, ha favorito la riduzione delle diseguaglianze e la maggior giustizia sociale è corrisposta a una società più libera. Una magnifica sintesi è fissata nell’art. 3 della nostra Costituzione, in particolare laddove la Repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli alle limitazioni di fatto delle libertà e dell’eguaglianza dei cittadini, entrambe considerate condizioni vincolanti per il pieno sviluppo della persona umana e per l’effettiva partecipazione dei lavoratori alla vita pubblica. E che altro c’è nell’animo della sinistra se non la difesa dei più deboli, siano essi i lavoratori di fronte ai padroni che le minoranze etniche discriminate da aberranti ideologie suprematiste o le donne penalizzate dal patriarcato, le minoranze sessuali ignorate e calpestate dall’oscurantismo religioso e persino l’acqua, l’aria e la terra sfruttate dal capitalismo onnivoro e distruttivo?
Questa essendo la premessa, è utile esaminare lo stato dell’arte delle diseguaglianze e dei diritti in Europa e negli altri tre grandi paesi (USA, Cina e Russia) cui per motivi diversi guardiamo con maggiore attenzione. Negli ultimi anni le diseguaglianze nella distribuzione del reddito e nella detenzione della ricchezza sono state ovunque in crescita. Nei principali paesi europei (Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia) il 10% della popolazione a più alto reddito trattiene per sé dal 32 al 37% del prodotto interno mentre il 50% della popolazione a più basso reddito non dispone che dal 19 al 21% del totale nazionale. Queste già gravi diseguaglianze si inaspriscono fortemente in Cina, USA e Russia dove il 10% della popolazione a più alto reddito assorbe rispettivamente il 43, il 47 e addirittura il 51% del prodotto nazionale, mentre al 50% a più basso reddito va rispettivamente il 14, il 13 e il 16% del totale. Quanto alla ricchezza il 10% più ricco degli europei possiede dal 56 al 60% del totale e l’1% più ricco dal 21 al 27%. Una polarizzazione estrema che diventa esorbitante nei altri tre paesi del campione. In Cina il 10% più ricco possiede il 68%, in USA il 70% e in Russia addirittura il 75% della ricchezza nazionale mentre l’1% più ricco dispone rispettivamente del 30, del 35 e del 47% del totale (World Inequality Report 2026 – World Inequality Lab. – Chancel, L., Gómez-Carrera, R., Moshrif, R., Piketty, T., et al.). La Russia, la Cina e gli USA sono fra i paesi più diseguali al mondo.
Le cose, come abbiamo anticipato, non cambiamo quando dalle diseguaglianze volgiamo lo sguardo ai diritti umani. Nella classifica dei paesi che meglio tutelano i diritti delle donne e dei minori le prime 22 posizioni sono occupate da paesi europei e dal Canada. L’Italia è solo 34-esima ma peggio fanno gli USA che sono in 36-esima posizione, la Russia in 50-esima, la Cina in 64-esima (World Index on the Rights of Women and Children 2024). D’altra parte i dati disponibili sulla spesa pubblica per la sanità e per l’istruzione confermano sia il vantaggio accumulato dai paesi europei sul resto del mondo che il ritardo italiano. Nel 2023 la spesa sanitaria pubblica italiana in relazione al PIL ha eguagliato con il 6,14% la media mondiale. Germania e Francia investono molto di più, il 9,29 e il 7,80% rispettivamente, mentre Russia e Cina spendono assai meno, il 4,93 e il 3,39% (Global Health Expenditure Database, updated December 12th, 2025, World Health Organization). Preoccupa, in particolare, il quadro della salute della popolazione russa. La speranza di vita alla nascita è di 64 anni per gli uomini, il dato più basso tra tutti i paesi europei, e di 75 per le donne (Ersilia Sinisgalli, Francesca Pieralli, Irene Bellini, Luca Pieri, Leonardo Capecchi, Scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva, Università di Firenze). In Italia la speranza di vita è di 81,5 anni per gli uomini e di 85,6 anni per le donne. Nella spesa pubblica per l’istruzione l’Italia spende il 4,06% del PIL, meno della media dei paesi UE (4,65%), molto meno degli USA (5,42%) e anche della Russia (4,16%) ma più della Cina (3,90%) (Unesco – Education financing 2023). Nella difesa della libertà di stampa e di informazione i paesi europei sono all’avanguardia e con il Canada occupano stabilmente le prime 20 posizioni nella classifica annualmente elaborata da Reporters Sans Frontières. L’Italia, non dovrebbe stupirci, è soltanto 56-esima su 180 paesi ma USA (in 64-esima posizione), Russia (172-esima) e Cina che precede soltanto la Corea del Nord e l’Eritrea sono pessimi esempi da seguire (Reporters Sans Frontières – Classement 2026 de la liberté de la presse).
Più in generale, esaminando l’annuale rapporto di Amnesty International, assistiamo in tutto il mondo a una progressiva demolizione dell’ordine globale fondato sulle regole e a una continua erosione degli spazi in difesa dei diritti umani. La maggioranza dei governi europei reprime le manifestazioni di solidarietà verso i palestinesi anziché condannare e fermare il genocidio a Gaza. Sono in aumento anche gli episodi di intolleranza e di odio verso i migranti e non mancano discriminazioni e violenze contro le persone lgbti. Tuttavia la situazione è assai più allarmante in USA, in Cina e in Russia. Negli Stati Uniti sono tristemente noti gli abusi commessi dalle agenzie federali per il controllo dell’immigrazione, come l’ICE. La violenza della polizia colpisce in maniera sproporzionata la comunità dei neri e sempre meno tutelate sono le persone lgbti, specialmente quelle transgender. In Cina ogni anno sono migliaia, anche se il numero esatto non è conosciuto perché le autorità tendono a nasconderlo, le persone sottoposte a pena di morte. Il governo cinese esercita un controllo capillare sull’informazione e reprime ogni forma di dissenso e di attivismo politico, in particolare quello degli uiguri e dei tibetani ovvero se indirizzato a conseguire l’uguaglianza di genere e la libera espressione della comunità lgbti. Anche in Russia la comunità lgbti è considerata fuori dalla legge e la violenza domestica è assente dall’agenda legislativa mentre si moltiplicano le detenzioni, spesso in condizioni disumane e degradanti, fondate su accuse generiche o inventate, utili solo a reprimere il dissenso (Amnesty International – Rapporto 2026).
L’Europa resta, pur nell’espandersi dell’egemonia culturale neoliberista, l’area geografica dove meno marcate sono le diseguaglianze sociali e più ampia è la difesa dei diritti e delle libertà dei cittadini. Pur nell’arretramento e nel progressivo declino dei suoi valori originari, l’Europa resta dunque un patrimonio di civiltà da proteggere e da rafforzare. Per l’Italia, in particolare, già l’allineamento agli attuali standard europei corrisponderebbe a un significativo progresso.
Tuttavia, il progetto di costruzione dell’unità europea incontra l’ostilità dei governi americani e russi. L’US National Security Strategy del dicembre 2025, forse per la prima volta, esprime con netta chiarezza la contrarietà americana. Gli USA manifestano la volontà di dialogare con i singoli paesi piuttosto che con Bruxells, sostenendo che l’Europa rischia il declino a causa delle sue politiche woke e migratorie. La politica americana e singoli esponenti dell’establishment, fra i quali Elon Musk, James David Vance, Peter Thiel, incoraggiano apertamente i movimenti e i partiti sovranisti all’interno dei paesi europei. Al capitalismo del XXI secolo non serve più la democrazia, anzi questa forma di governo è divenuta d’intralcio alla sua espansione, la capacità regolatrice delle istituzioni è il nemico numero uno da abbattere. Mosca condivide con Washington le critiche alla decadenza europea e ancor più ostentatamente incoraggia e finanzia i movimenti politici euroscettici e sovranisti. È noto, ad esempio, che nel 2014 il Front National di Marine Le Pen ha ricevuto finanziamenti da Mosca sotto forma di prestiti e, anche se nel 2023 è stata disposta l’archiviazione del procedimento penale, l’incontro del 2018 al Metropole di Mosca ha svelato i rapporti di amicizia e di affari della Lega con la Russia di Putin. Da ultimo, l’esultanza del Cremlino per la recente vittoria di Afd in Sassonia-Anhalt non può essere liquidato come un fatto strumentale in funzione anti-ucraina.
Se, infatti, le simpatia neofasciste di Trump sono acclarate, meno nota è la collocazione del partito di Vladimir Putin all’interno dell’Internazionale Nera. Eppure i fatti non mancano. Il 12 settembre 2025 al Mariinsky Palace di San Pietroburgo (sede dell’Assemblea legislativa locale) si è riunito un vero e proprio congresso internazionale di movimenti di estrema destra sovranista, presieduto dall’ideologo Alexander Dugin. La notizia della riunione della “Lega sovranista internazionale dei Paladini” (ISL Paladins) al Mariinsky Palace è confermata da più fonti. È stata data dai nazionalisti belgi di Hervé Van Laethem, noto negazionista dell’Olocausto (https://t.me/leagueofpaladins/36), e anche in Italia dalla Rete dei Patrioti, un gruppo nato da una scissione da Forza Nuova: «oltre 50 ospiti stranieri, rappresentanti di 15 organizzazioni provenienti da 3 continenti. Ciò che ha spinto gli ospiti da 12 nazioni a intraprendere il viaggio sono stati i valori cristiani che ci uniscono, il nemico comune che affrontiamo e la necessità di sovranità per tutte le nazioni. Insieme, abbiamo partecipato alla Processione della Croce di Alessandro Nevskij (eroe nazionale russo del XIII secolo, ndr) nel cuore di San Pietroburgo, seguita da una conferenza con la partecipazione di K. Malofeev (Konstantin Malofeev, oligarca russo ultra-ortodosso, grande sostenitore di Putin, ndr) e del prof. A. Dugin» (https://t.me/retedeipatrioti/5910). Secondo Meduza, un giornale on line fondato in Lettonia da dissidenti russi, la processione religiosa era guidata dal patriarca Kirill e l’incontro ha visto la partecipazione di figure di spicco dell’estrema destra russa e di delegazioni provenienti da Europa, America Latina e Africa. Erano presenti tra gli altri rappresentanti del movimento anti-migranti Russkaya Obshchina, della Falange Española de las JONS, del movimento francese Les Nationalistes, del messicano UNR (Unión, Nación, Revolución). A rappresentare il partito di Putin, Russia Unita, c’era il deputato Konstantin Chebykin. Da remoto sono intervenuti anche il francese Alain de Benoist, fondatore di Nouvelle Droite, e Alexander von Bismarck, un discendente del famoso cancelliere. Il discorso di apertura, preparato dal presidente dell’Assemblea Legislativa di San Pietroburgo Alexander Belsky, è stato preceduto da un minuto di silenzio in onore del giovane leader dei tradizionalisti americani Charlie Kirk ucciso due giorni prima (https://meduza.io/en/feature/2025/09/24/we-are-not-subject-to-russophobia).
Perché stupirsi? Uno studioso serio dell’estremismo di destra, Guido Caldiron, ha mostrato come nei discorsi di Putin ricorra spesso il richiamo al filosofo Il’in. Chi è Ivan Aleksandrovic Il’in? Il più significativo tra i pensatori fascisti russi, un grande ammiratore di Mussolini e di Hitler. Considerava l’opposizione zarista ai bolscevichi antesignana dei fascismi europei. Esiliato nel 1922, dopo la nascita dell’URSS, e vissuto a lungo in Germania, è morto in esilio in Svizzera nel 1954. Mentre le sue opere venivano ristampate e la lettura raccomandata ai giovani anche da esponenti di rilievo della chiesa ortodossa russa, Putin nel 2005 ha riportato le spoglie del filosofo fascista a Mosca perché potessero essere onorate in patria. L’innocenza russa, sosteneva Il’in, è minacciata da un Occidente corrotto e decadente e a questo pericolo occorre reagire anche con la violenza. La Russia è «l’unica fonte di totalità divina e di purezza» (il manifesto, 17 settembre 2026). Non diversamente la pensa oggi Alexandr Dugin. Provate a leggere il suo canale Telegram (AGDchan https://t.me/s/agdchan). Non scoprirete solo la condanna alla prepotenza e alla storia coloniale dell’Occidente o la legittima aspirazione a un mondo multipolare, troverete anche l’esaltazione dell’intelligenza e della preveggenza di Elon Musk, della grandezza di Trump, «un uomo dalla coscienza assolutamente lucida». Potrete leggere anche le critiche a Gramsci, considerato troppo occidentale, o le lodi al “patriota” Charlie Kirk, che è stato un fascista, razzista omofobo, misogino, tutto ciò insomma che noi disprezziamo. L’intero canale è infarcito di nazionalismo muscolare, con Mosca che sarebbe la “terza Roma”. Riporto quel che ha scritto appena qualche giorno fa (14 settembre): «È tempo di creare un’alleanza militare e monetaria multipolare e di prepararci a una vera e propria Terza Guerra Mondiale, che, nella sua configurazione attuale, il mondo multipolare vincerebbe senza dubbio. E se iniziassimo ora, con audacia e decisione, questi preparativi per una Terza Guerra Mondiale potrebbero anche non scoppiare (sic!): il nemico si renderebbe conto della nostra forza e determinazione e si ritirerebbe». Perché allora, ancora chiedo, stupirsi? Le estreme destre di tutto il mondo guardano con ammirazione a Putin e lo zar che governa la Russia da oltre un quarto di secolo e che, salvo imprevisti, grazie alla riforma costituzionale da lui voluta nel 2020, governerà sino al 2036, non lesina loro sostegno anche finanziario. Gli Stati Uniti e la Russia, oltre al comune interesse geostrategico a sabotare il progetto europeo, sono portatori degli stessi dis-valori: il suprematismo nazionalista, l’odio per gli immigrati, il conservatorismo religioso, la negazione dello stato di diritto, la persecuzione delle minoranze anche sessuali.
In un mondo che diventa dunque sempre più ingiusto e diseguale il vecchio continente ha prodotto diseguaglianze sociali meno marcate e costruito ben più robusti sistemi di welfare. Un patrimonio, in parte eroso e costantemente minacciato, che trae origine dalle lotte della classe lavoratrice sin dalla fine dell’800 e dalla resistenza vittoriosa ai fascismi 80 anni fa, e che va dunque salvaguardato cambiando l’Europa che non ci piace senza gettare alle ortiche i suoi progressi. Mentre i Brics provano a spezzare l’odioso unipolarismo americano, da italiani non possiamo che auspicare un nuovo mondo multipolare nel quale trovi posto anche una federazione di stati europei, in grado di sottrarsi alla subalternità delle grandi potenze. Molto, moltissimo resta da fare ma il progetto di Unione Europea è il solo che possa offrirci sovranità sostanziale, al riparo dagli imperialismi che ci minacciano da est come da ovest. L’Europa non è un’istituzione terza, è quel che gli europei (noi italiani inclusi) abbiamo saputo sin qui costruire. Si dimentica spesso che il Trattato Costituzionale approvato a Roma nel 2004, che avrebbe creato uno spazio giuridico unico europeo, è stato sottoposto a referendum e bocciato dai francesi il 29 maggio 2005 e tre giorni dopo dagli olandesi. Un grave errore a cui possiamo porre rimedio. Sia la sinistra italiana a promuovere un nuovo progetto di costituzione per gli Stati Uniti d’Europa. I tempi sono maturi. Abbiamo di fronte gravi sfide che minacciano la nostra stessa esistenza sul pianeta: la guerra nucleare, la crisi climatica, gli sviluppi dell’IA, di fronte alle quali la dimensione nazionale è palesemente inadeguata. Possiamo ancora scegliere se realizzare uno spazio giuridico avanzato per quasi mezzo miliardo di europei o rinchiuderci nel nostro angusto recinto nazionale, se lanciare la sfida del socialismo continentale o subire i ricatti e il monopolio del capitalismo americano e cinese, se aprire al dialogo con i russi per estendere la pace in tutta Europa o proseguire la corsa al riarmo, se muovere verso il governo planetario o estinguerci a causa del surriscaldamento globale. Riassumo con una formula: possiamo ancora scegliere se restare servi o diventare europei.

nella storia della pianeta terra é tipicamente reazionario credere di cambiare il mondo cambiando qualche articolo della Costituzione, anche perche, tipicamente non serve a nulla, se non a dare una parvenza di giustizia. ma solo formale. la Carta dei diritti dell uomo, prima e dopo la rivoluzione francese, non ha cambiato pressoche nulla dei diritti delle persone. in UK, metá parlamento é ancora nominato per eredita e direttamente dal Re, come nel Medioevo. senza quella meta del parlamento non passa nessuna legge.
Marx sosteneva che il diritto (nel senso di insieme di leggi) é la sovrastruttura della classe dominante per cristallizzare i rapporti di potere.
per tornare in casa nostra, la Costituzione italiana é fantastica, prima di principi nobilissimi,
ma che tali rimangono in fondo a un cassetto.
a partire dal RIPUDIARE la guerra. scritto maiuscolo per evidenziare un verbo scelto apposta, un verbo che esprime deciso e totale rifiuto, non un indirizzo né una preferenza. eppure, nessuno lo osserva.
e potrei continuare con l uguaglianza, nel fondato sul lavoro dove ogni giorno muoino 3 persone sul lavoro. e cosi via.