E mo’, per chi votiamo? Dialogo immaginario fra tre militanti di sinistra

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A lato della piazzetta c’è un’aiuola con qualche fiore e, a fianco di quella, una panchina. Lì è seduta Milena, studentessa all’incirca ventenne, che alterna la sua attenzione tra un libro e lo smartphone. Arrivano, da direzioni opposte, Anna, insegnante quarantacinquenne, e Francesco, tecnico specializzato verso i 60. I due, riconoscendosi, si fermano vicino alla panchina e si salutano con entusiasmo.

Anna. Francesco! Come va? Ti ricordi di me, vero?

Francesco. Come no! Eravamo col banchetto proprio qui, per raccogliere le firme… Come stai?

A. La salute bene, ma sono un po’ giù di morale…

F. E come si fa a stare allegri?! Col tuo lavoro a scuola sempre più difficile e il mio in fabbrica ogni giorno più incerto… Finché non ci cacceranno tutti.

A. Eh si, però non è solo quello. È anche la situazione politica generale… Le destre all’attacco su tutti i fronti e il nostro progetto che traballa.

F. A chi lo dici! Se penso a tutte le persone che si fermavano qui quando leggevano “salario minimo a dieci euro” e poi, te lo ricordi, mentre firmavano, ci chiedevano: ma voi chi siete? Che cosa è questa Unione Popolare?

A. E tu ricordi quante volte ho dovuto spiegare la differenza tra la nostra proposta e quella del PD e dei 5stelle? Le persone capivano e apprezzavano. Che guaio: mentre incominciavamo a farci notare e a mettere finalmente insieme i pezzi della Sinistra, si è fermato tutto.

F. È così. Ogni volta che ci piombano addosso le elezioni: ci arriviamo impreparati e siamo costretti a votare tappandoci il naso. La stessa solfa da trent’anni…

A. Boh, questa volta è quasi peggio: ci stiamo facendo del male da soli. Quando chiedo in giro, tra di noi, sono tutti incerti. In tanti vogliono dare una mano a Ilaria Salis, anche se non avrebbero votato Sinistra Italiana.

F. Quella è stata una gran furbata… metterla in lista. Loro ogni tanto si rifanno la faccia con qualche idea di sinistra e poi tornano a fare da stampella al PD. Ti ricordi che avevano proposto il salario minimo a 10 euro, come noi, e poi sono scesi a nove per rientrare nel gruppo?

A. Sì ma almeno sono in Parlamento e qualche volta Fratoianni compare in Tv e sui giornali. È comunque una voce, nel silenzio generale, e ha sostenuto pure la patrimoniale.

F. E così ti piace Nicolino…

A. Non fare lo scemo… Comunque ne ho sentite tante, e pure tanti, che voteranno Salis e Sinistra Italiana. Va a finire che la voto pure io.

Milena, un po’ disturbata e un po’ incuriosita, alza lo sguardo dal libro e osserva i due amici con interesse. Anna ricambia lo sguardo e le sorride.

F. Capisco bene che non si voglia disperdere il proprio voto e, al momento, l’Alleanza Verdi e Sinistra è quella che ha maggiori probabilità di mandare qualcuno al Parlamento europeo. Adesso c’è anche l’incognita di Pace Terra Dignità, che è venuta ad aumentare la confusione e a bloccare Unione Popolare.

Milena a questo punto decide che è ora di dire la sua e si alza.

Milena. Scusatemi, ma ho sentito tutto… Stando seduta qui, o mi tappavo le orecchie o ascoltavo. Se siete imbarazzati voi per il voto, pensate noi giovani! Almeno voi ci siete un po’ dentro, mentre noi vediamo solo gente che fa polemiche e intanto i problemi diventano più grandi giorno per giorno… Ah, mi chiamo Milena.

F. Ciao Milena, io sono Francesco. Non ti scusare: anzi è un gran piacere parlare di queste cose con una giovane. Tu che fai nella vita?

M. Sono iscritta a Lettere e Filosofia, ma ultimamente più che degli esami ci siamo occupati delle manifestazioni: ambiente, Palestina, diritto al dissenso…

A. Ciao, sono Anna. Ho fatto anch’io Lettere, un po’ di anni fa. Meno male che voi studenti, e soprattutto le studentesse, vi date da fare sul campo. Ma le elezioni, secondo te, vi interessano?

M. Beh, non si può dire che non ci interessano, ma siamo proprio arrabbiati con questi giochetti che vediamo, mentre noi ci andiamo a beccare le manganellate sulla testa. Dov’è finita la Sinistra dei diritti, dell’uguaglianza e della libertà? Nei talk show?

F. Eh, ci sei andata vicina! Sennò come avrebbe fatto Santoro a mettere in piedi una nuova formazione vaga e inconsistente come la sua? Siamo nel tempo degli imbonitori televisivi e dei grandi capi che danno il proprio nome alle formazioni politiche. Altro che partecipazione! Uno lancia la parola PACE e poi grida: o con me, o contro di me! Ma chi non è per la pace e contro la guerra, tra le persone intelligenti e per bene? La pace la vogliamo tutti, ma non basta per costruire una forza politica. Io potrei anche dare il voto a quella lista, dato che tanti compagni e compagne si sono dati da fare per raccogliere le firme, ma non mi fido di Santoro e compagnia.

A. Sono loro che hanno mandato in crisi Unione Popolare, tirando fuori contrasti in modo strumentale e tenendo una posizione vaga su aspetti molto importanti per noi. Il nostro era l’unico progetto per mettere insieme i pezzi della Sinistra, dopo tanti anni di divisioni, ma è stato gestito malamente…

M. E adesso sai che succede? Che noi giovani non andiamo a votare! Noi siamo in prima linea, ci denunciano e ci mettono anche in galera mentre ci battiamo per il futuro comune e intanto la sinistra si congratula con noi, ma non fa niente di concreto. Dove sono le idee per evitare i disastri in arrivo, mentre sentiamo solo ovvietà o polemiche tra una corrente e l’altra? Noi lo abbiamo capito bene che dietro a quello che capita, comprese le guerre, ci sono gli interessi del capitalismo, ma questi grandi geni cosa propongono al suo posto, in alternativa?

A. Hai tutte le ragioni, ma non andare a votare ti sembra una soluzione? Quella del non voto è un’area vasta, che comprende indifferenti, ignoranti, qualunquisti. Come fate a far capire che la vostra è una posizione di profondo dissenso, ma costruttiva?

M. Non so risponderti, ma non è che possiamo fondare il partito dei giovani. Siete voi che dovete darvi da fare, usando un po’ di esperienza e di organizzazione. Il patto è questo: noi ci mettiamo l’entusiasmo e l’energia, insieme all’ansia per il futuro; voi parlateci e proponete soluzioni credibili, che non siano solo belle teorie. Quali sono i bisogni veri delle persone, invece di quelli indotti dal marketing e dalla pubblicità? Quali sono le risorse che si possono utilizzare, senza distruggere l’ambiente e condannare l’umanità a conflitti sempre più violenti?

F. Questo mi piace! Lo sai che sei in gamba? Si, dobbiamo metterci al lavoro insieme, incontrarci più spesso…

A. Intanto si potrebbe decidere di scrivere tutti la stessa cosa sulla scheda elettorale, per far capire che è un non-voto di protesta.

F. Avevo già pensato di scrivere “Verso Unione Popolare”, perché dopo le elezioni riprenderemo il lavoro, andando verso l’Assemblea Costituente.

M. Già, ma cosa significa lo sapete solo voi! Ci vuole qualcosa di più forte, tipo “Una rivoluzione per il nostro futuro”, oppure “Salviamo la Terra: rivoluzione!”.

A. Si potrebbe coinvolgere un po’ di gente a dare contributi, proporre degli slogan comuni… Magari su una chat fatta apposta.

F. Già, le chat… Ma sai cosa succede se dai il via? Che uno scrive “Lavoro per tutti”; un’altra risponde “Maschilista! Devi usare lo schwa! “Femminismo al potere” . Poi un’altra ancora: “Sei sorpassata, si dice transfemminismo!”. E poi: “Quante storie: Comunismo per l’ambiente”. “No: insieme contro il capitale e la finanza internazionale”. Così dopo una settimana ne usciamo pazzi e ognuno fa quello che gli salta in mente.

M. Vabbè raga! È stato un piacere. Magari ci incontriamo di nuovo. Voi pensateci, che noi intanto andiamo a prenderci altre botte.

A. Mannaggia, è tardi. Scappo, che i figli mi aspettano. Ci vediamo.

F. Si, ciao. Pensiamoci…

Gli autori

Franco Guaschino

Franco Guaschino, laureato in Scienze Politiche, ha lavorato soprattutto nella comunicazione visiva. Prima fotografo, poi regista e produttore, ha realizzato documentari, filmati promozionali e qualche opera di finzione. Negli ultimi dieci anni di attività si è dedicato alle montagne, nel quadro di quello che si chiamava “Laboratorio dello sviluppo sostenibile”. Da qualche anno in pensione, vive in una casa in mezzo ai boschi, sulla montagna sopra Torre Pellice.

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