“Casa per casa, strada per strada”: per dire cosa? per fare cosa?

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In un recente articolo (https://volerelaluna.it/controcanto/2024/04/15/non-si-possono-tenere-insieme-berlinguer-e-veltroni-un-consiglio-non-richiesto-a-elly-schlein/) Sergio Labate consiglia ad Elly Schlein «di perdere cinque minuti del suo prezioso tempo per rileggere la celebre intervista di Eugenio Scalfari a Enrico Berlinguer, in cui vengono in modo esemplare discusse sia la questione morale sia la presunta diversità della sinistra». C’è più di una punta di ironia in quel consiglio. Penso quindi che Labate ricordi bene dove apparve e quali contenuti aveva la prima intervista concessa da Schlein a un magazine dopo la sua elezione a segretaria del PD. La rivelazione su cui i più si appuntarono riguardava l’armocromista (o consulente di immagine) subìto, e giustamente, commentata con sarcasmo di vario grado.

Tanto clamorosa fu la discesa in campo dell’armocromista che ci si dimenticò di dare ugual rilievo ad altri aspetti di quell’intervista uscita su Vogue nella stridente data del 25 aprile dello scorso anno. Schlein snocciolava i suoi “miti”, le figure ispiratrici della sua personale azione politica: Alexandria Ocasio-Cortez, Ayanna Pressley, Ilhan Omar, Rashida Tlaib, Jacinda Ardern, Greta Thunberg, Vanessa Nakate, Marielle Franco. Le prime quattro sono politiche americane, la quinta è quel primo ministro della Nuova Zelanda che, a gennaio 2023, si dimise dalla carica di capo dei Laburisti e di primo ministro per “mancanza di energie”, non riuscendo a trattenere le lacrime e trovando soltanto la forza di annunciare il suo imminente matrimonio. Tralascio ogni commento su tale modo di agire: per me resta il fatto che riconoscere i propri limiti è gran virtù, ma non separare la dimensione pubblica da quella privata è debolezza. Greta Thunberg e Vanessa Nakate rappresentano due vivide stelle nel cielo delle battaglie ambientali; ma non riesco ad ignorare quanto agiscano in accordo con la società dello spettacolo; infine, a chiudere la lista, inaspettata, una vera martire che merita rispetto, nata e cresciuta in una favela e assassinata per le idee che professava nel 2018. Date di nascita dei “miti”, in ordine di apparizione: 1989, 1974, 1982, 1976, 1980, 2003, 1996, 1979. Elly è nata nel 1985. Questo firmamento popolato solo da donne, che esclude ogni riferimento al passato, nettamente esterofilo è casuale? Propendo per il no e quindi immagino che i cinque minuti necessari per leggere un articolo del lontano 1981, la segretaria del PD non li troverà e nemmeno le interessi trovarli. Ritengo, però, che il suggerimento di Labate sia quello giusto per noi: torniamo indietro e vediamo in che punto il moto progressivo che ha attraversato in altri tempi la nostra società si è arrestato. Fermiamoci, nella consapevolezza che per procedere abbiamo bisogno di ritrovare gli anelli che non hanno tenuto e che stanno determinando l’attuale scivolata regressiva.

Proporrei, sempre per chi ha dieci minuti di tempo, la lettura di un’altra celebre intervista di Eugenio Scalfari, quella a Lama del 1978, che precede la “svolta” dell’EUR. Servirà a farci comprendere quanto lungo sia il cammino che ha portato il ceto sindacale lontano da coloro che dovrebbe rappresentare e a perseguire, analogamente a ciò che hanno fatto i partiti politici, l’occupazione di posti di potere come via privilegiata per interpretare il proprio ruolo. Nell’intervista Scalfari chiede a Lama di spiegare cosa intenda per “sacrifici”:

Anzitutto voglio fare una premessa: quando il sindacato mette al primo punto del suo programma la disoccupazione, vuol dire che si è reso conto che il problema di avere un milione e seicentomila disoccupati è ormai angoscioso, tragico, e che ad esse vanno sacrificati tutti gli altri obiettivi. Per esempio quello – peraltro pienamente legittimo per il movimento sindacale – di migliorare le condizioni degli operai occupati. Ebbene, se vogliamo esser coerenti con l’obiettivo di far diminuire la disoccupazione, è chiaro che il miglioramento delle condizioni degli operai occupati deve passare in seconda linea […] la politica salariale nei prossimi anni dovrà essere molto contenuta, i miglioramenti che si potranno chiedere dovranno essere scaglionati nell’arco dei tre anni di durata dei contratti collettivi, l’intero meccanismo della Cassa integrazione dovrà essere rivisto da cima a fondo. Noi non possiamo più obbligare le aziende a trattenere alle loro dipendenze un numero di lavoratori che esorbita le loro possibilità produttive, né possiamo continuare a pretendere che la Cassa integrazione assista in via permanente i lavoratori eccedenti. […] Insomma: mobilità effettiva della manodopera e fine del sistema del lavoro assistito in permanenza […] Ci siamo resi conto che un sistema economico non sopporta variabili indipendenti. I capitalisti sostengono che il profitto è una variabile indipendente. I lavoratori e il loro sindacato, quasi per ritorsione, hanno sostenuto in questi anni che il salario è una variabile indipendente. […] Ebbene, dobbiamo essere intellettualmente onesti: è stata una sciocchezza, perché in un’economia aperta le variabili sono tutte dipendenti una dall’altra.

Cosa è accaduto in seguito? Nel giro di pochi anni si è creato quel piano inclinato che dura tuttora: gli effetti sono stati evidenti a partire dai primi anni Novanta e resi ancor più chiari dalla sottoscrizione congiunta (Governo e parti sociali) del “Patto per la politica dei redditi e lo sviluppo”, che voleva sanare la situazione (anche allora la “situazione” come nel 1978 della svolta dell’EUR era “emergenziale”) e che, in estrema sintesi, fece del contenimento delle richieste sindacali il proprio punto forte. Quanto al contenimento salariale quel Patto fu pienamente rispettato. Basta prendere un dato macroscopico (fonte OCSE): l’Italia è l’unico Paese europeo in cui, tra il 1990 e il 2020, i salari sono diminuiti (-2,9%. Ci precede la Spagna con un +6%). L’Outlook Ocse 2023 sottolinea che nel 2022 i salari reali in Italia erano calati del 7% rispetto al periodo precedente la pandemia; il trend prosegue nel primo trimestre del 2023 con una diminuzione annua del 7,5%. Peggio di tutti gli altri Paesi europei.

Qui abbiamo scattato soltanto due istantanee e soltanto su un paio problemi del nostro Paese: i bassi redditi dei lavoratori dipendenti e l’acquiescenza – meglio direi, la connivenza – di quelle strutture sindacali che dovrebbero avere a cuore la sorte delle classi subalterne e che, nel “trentennio inglorioso”, null’altro hanno fatto se non consolidare la propria situazione di potere, agendo esattamente come i partiti politici. Negli ultimi trent’anni la diseguaglianza è cresciuta in Italia, il che significa che, mentre le larghe masse si impoverivano una minoranza non irrilevante si arricchiva. L’Italia è, tra i principali stati membri dell’Ue, quello che riporta il divario più ampio di ricchezza (l’1% detiene il 13,6% di tutto il reddito nazionale) e anche quello che ha registrato il più marcato accentramento delle ricchezze: +7,4 punti percentuali tra il 1980 e il 2022 (https://www.openpolis.it/litalia-e-tra-i-paesi-ue-con-i-divari-di-reddito-piu-ampi/).

Quali i robusti correttivi che il PD a guida Schlein propone per correggere questa deriva? Non ne vedo nessuno. Va da sé che, per i problemi seri non bastano gli slogan né le trovate pubblicitarie: l’ultima in ordine di tempo riguarda la nuova tessera del PD, presentata via social. La foto molto (troppo) studiata, ritrae la Schlein sorridente di tre quarti, limitatamente alla parte inferiore del volto; in basso, a destra per chi guarda, trattenuta dalla mano della donna, c’è la nuova tessera, in cui di Berlinguer appaiono soltanto gli occhi, sorridenti. Non ci vuole la laurea in armocromia né in semiologia per interpretare correttamente: una donna giovane, fiduciosa, a colori, presenta la foto del vecchio amato leader (in bianco e nero, occhi segnati da rughe, mentre il profilo del volto e le mani di Schlein ne rivelano la giovinezza). Vale a dire: questo è il presente che non si dimentica del passato. Lo slogan che completa la tessera PD (“casa per casa, strada per strada”) sembrerebbe ironico, per un partito che nel tempo ha perso del tutto la sua identità di classe, non conquistandone nessuna nuova. Lo prenderemo come una buona intenzione o non piuttosto, come la logica ci suggerirebbe, come slogan accattivante per meglio vendere il “prodotto”?

Tra le ultime parole di Berlinguer ci furono anche quelle: «Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini». Allora c’era un popolo cui chiedere collaborazione (e un popolo di lavoratori: non a caso “azienda per azienda” è un passaggio che non compare, quasi ad escludere il luogo di lavoro dal confronto politico); adesso il PD blatera e non ha la forza di rimuovere le macerie tossiche, in particolare quelle lasciate in eredità dal Veltroni della “vocazione maggioritaria” e dal Renzi “rottamatore”. Per la palingenesi non basta una nuova-vecchia tessera e un programma di buone intenzioni.

Qualche anno prima, nel 1977, Berlinguer era così intervenuto sull’austerità, imposta dai governanti di allora per la crisi energetica:

Per noi l’austerità è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale e di fondo, non congiunturale, di quel sistema i cui caratteri distintivi sono lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell’individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato. L’austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia; cioè il contrario di tutto ciò che abbiamo conosciuto e pagato finora, e che ci ha portato alla crisi gravissima i cui guasti si accumulano da anni e che oggi sì manifesta in Italia in tutta la sua drammatica portata.

La crisi strutturale del sistema è, anche oggi indubbia, sebbene venga ciclicamente presentata da chi governa come “emergenza”. Come pensa il nuovo PD di battersi contro tale crisi? Come pensa di uscire da un sistema ingiusto, dal “consumismo dissennato” (lo era nel 1977, figuriamoci cinquant’anni dopo), dalla deriva tecnocratica, dalla colonizzazione dell’immaginario che contribuisce allo stato di narcosi in cui sembra versare la popolazione? Cosa si va a fare “casa per casa”, quali risposte si daranno ai tanti disagi sociali, culturali, economici che si incontreranno suonando ai campanelli dei quartieri popolari? Non vedo in Schlein nessuno slancio autentico, mentre vedo nel suo atteggiamento, nel suo stesso compulsivo gesticolare, troppa retorica – non ne faccio un caso personale e la vittoria di Schlein su uno che, come Bonacini, ha giurato fedeltà all’esistente è stata pur sempre un piccolo passo in avanti. Ma le cose continueranno ad andar male, almeno sino a quando non emergerà un progetto politico di segno realmente emancipatorio, sino a quando non si recupererà serietà di elaborazione e di proposta, sino a quando la scarsissima partecipazione al voto dei cittadini sarà insignificante e l’unico obiettivo sarà avere maggior consenso rispetto agli avversari.

Altro esempio: il Governo, come datore di lavoro, aveva promesso di tenere «un coerente comportamento anche nella contrattazione delle retribuzioni dei pubblici dipendenti e nelle dinamiche salariali non soggette alla contrattazione». Ancorché l’aggettivo “coerente” ammetta interpretazioni e la prima sia di “coerenza con l’inflazione programmata” il Governo sappiamo bene come si comportò come datore di lavoro: facendo di ogni nuova “emergenza” l’occasione per non rispettare i patti. Si spiegano così blocchi contrattuali quasi decennali, blocchi indebiti degli scatti di anzianità, pagamenti tardivi degli emolumenti dovuti. A fronte di questo attacco sferrato ai lavoratori dipendenti, i sindacalisti “responsabili” hanno alzato il loro lamento con voce ancora più flebile, accontentandosi, come parallelamente facevano i politici, di occupare il proprio scranno nelle stanze del potere e fregandosene dei bisogni dei lavoratori.

Gli autori

Giovanna Lo Presti

Giovanna Lo Presti, ricercatrice, si occupa di Letteratura italiana e del rapporto tra sistema scolastico e società.

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