Firenze. Per un progetto unitario a sinistra: se non ora, quando?

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Le elezioni amministrative sono ormai vicinissime. A Firenze si presenta una situazione del tutto particolare.

Mentre a livello nazionale si prospetta, pur con mille problemi e oscillazioni, la necessità, per far fronte alla destra che governa – definirla post-fascista non ne cambia la natura, che era e rimane convintamente fascista –, di unire tutte le forze che le si oppongono (e il PD di Elly Schlein è una componente essenziale di tale schieramento), nella nostra città il PD del sindaco Nardella, strettamente collegato a quello regionale di Giani, non è cambiato nella sostanza, benché i due personaggi abbiano cambiato schieramento, appoggiando ora la segretaria, vincitrice del confronto per la leadership del partito, dopo che in un primo tempo si erano pronunciati per Bonaccini (contro Elly Schlein, appunto).

A livello cittadino e regionale il PD ha costruito, negli anni, un sistema di potere, con tutti gli aspetti negativi che un sistema del genere comporta (con le sue reti di amicizie da favorire, sviluppando collegamenti e complicità, al di là degli obiettivi che si pongono, specialmente con le forze finanziarie ed economiche dominanti, con un costante predominio e notevoli condizionamenti rispetto a ciò che viene avanti nel sociale). Un sistema che ha causato molte disaffezioni fra gli elettori e le elettrici di quel partito, tradottesi in molti casi in astensionismo. Non a caso tutte le città capoluogo della Toscana, tranne, per ora, Firenze, sono state conquistate dalla destra. È pertanto urgentemente necessario porre un freno a tale sistema, che in molti casi riduce la politica a personalismi, a vincoli amichevoli privi di respiro strategico, alla perdita di vista di quelli che dovrebbero essere i contenuti propri dell’azione di governo della sinistra, a cominciare dall’attenzione verso gli ultimi, gli emarginati, i “senza voce”. Nel caso di Firenze va contrapposta un’altra idea di città a quella che ha prospettato l’Amministrazione a conduzione PD in questi anni, in cui si sono avuti la riduzione del centro storico a spazio riservato al turismo di rapina e alle residenze per ricchi, l’abbandono di coloro che vivono nelle periferie, la mancanza o l’insufficienza di politiche rivolte a contrastare il disagio sociale e la crisi climatico/ambientale.

Di fronte a tutto questo risulta estremamente importante la costruzione di un progetto che ha bisogno, per essere pienamente credibile e convincente, di camminare su più gambe: il riconoscimento dell’ottimo lavoro svolto da Sinistra – Progetto Comune (Dimitri Palagi e Antonella Bundu) in Palazzo Vecchio e nella città; il contributo a una idea diversa di città portato da “Firenze città aperta” con il referendum auto-gestito “Salva Firenze” e con le sue molte iniziative sia politiche che mutualistiche; l’entrata in campo di energie nuove e diverse con l’Associazione “XI Agosto” proposta da Tomaso Montanari; il necessario apporto al progetto di tutte le forze politiche che compongono la coalizione che sostiene Sinistra – Progetto Comune (oltre a Firenze città Aperta, Rifondazione/Possibile/Potere al popolo/la componente fiorentina di Sinistra Italiana che non si è schierata con il PD) e anche dei “5 Stelle”, che sono stati all’opposizione rispetto alla Giunta Nardella; gli auspicabili interventi a sostegno del progetto di associazioni, movimenti, realtà di base che stanno portando avanti esperienze alternative.

Per quanto riguarda la scadenza elettorale, le “gambe” qui indicate hanno la responsabilità, se intendono svolgere un ruolo non di pura testimonianza, di camminare nella stessa direzione e di ricercare l’unità, un’unità nella diversità che renda veramente efficace la loro azione. Al fine di riuscire nell’impresa, difficile ma non impossibile, di realizzare tale progetto occorre che si mobilitino, si pronuncino, prendano posizione le energie intellettuali, sociali, politiche che non si riconoscono nella “continuità” prospettata dalla candidata a sindaca del PD, ma vorrebbero invece una decisa inversione di rotta, per una idea di città diversa, che riscopra appieno la sua vocazione di “operatrice di pace” (particolarmente importante in un periodo di guerre diffuse in varie parti del mondo come l’attuale), che rifiuti il ruolo di Disneyland a cui si vorrebbe relegarla, che intenda essere davvero la città dei suoi cittadini/ delle sue cittadine.

Certo, ci sono notevoli ostacoli su tale cammino, e cioè: l’auto-referenzialità e l’ “autismo” dei vari soggetti che dovrebbero essere interessati al percorso comune; il prevalere di attaccamenti ideologici a simboli e “bandiere” del tempo che fu; il rifugiarsi in “giochi” politicisti che non si basano sul confronto fra i contenuti dei vari progetti e programmi; l’affidarsi a pregiudizi e considerazioni residui del passato; la tendenza di ciascun soggetto a ritenersi l’unico valido sulla piazza. Se si riuscirà a impostare un percorso fatto di confronti sui contenuti, si scoprirà che non ci sono differenze sostanziali fra i vari programmi e progetti. E che sotto questo profilo l’unità sarebbe già cosa fatta.

Con sforzi, passi indietro, un po’ di umiltà da parte di tutti coloro che sono interessati a costruire una svolta nella realtà fiorentina, si potrebbe raggiungere il risultato di cogliere l’occasione, unica e forse irripetibile, di far sentire davvero la voce, anche sul piano elettorale, di un’altra Firenze. Un progetto unitario potrebbe riportare al voto parte di quelli che, insofferenti delle divisioni a sinistra, si sono rifugiati nell’astensione. E potrebbe anche rimotivare molte persone a impegnarsi con entusiasmo nella campagna elettorale.

Questo vuole essere un appello ad operare, nel poco tempo che rimane, per costruire una presenza unitaria, con liste diverse ma con un unico/un’unica candidato/a a sindaco/a, alle prossime elezioni amministrative, collegandosi alle esperienze positive del passato e introducendo, nel contempo, elementi fortemente innovativi.

Gli autori

Moreno Biagioni

Moreno Biagioni, impegnato dal secolo scorso nel movimento antirazzista, antifascista e pacifista fiorentino, fa parte della Rete Antirazzista, del Comitato "Fermiamo la guerra", della Rete Antifascista di San Jacopino-Puccini-Porta al Prato.

Gino Carpentiero

Gino Carpentiero, medico del lavoro impegnato in Medicina Democratica, segue con attenzione, oltre alle questioni della sanità, quelle riguardanti la vita cittadina, partecipando ai movimenti di base, a partire dal Comitato attivo nel rione in cui abita.

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