Non votare chi ha approvato l’aumento delle spese militari

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La guerra è sparita dai giornali, dalle televisioni, dalla campagna elettorale. Ma non è sparita dai pensieri del «piccolo ma deciso gruppo di coloro che, attivi in ogni Stato e indifferenti di fronte a considerazioni e limitazioni sociali, vedono nella guerra, cioè nella fabbricazione e vendita di armi, soltanto un’occasione per promuovere i loro interessi personali e ampliare la loro autorità personale» (così scriveva Albert Einstein a Sigmund Freud, nel 1932). E la pace è un bene troppo grande per lasciarla all’arbitrio di questi signori della guerra.

Noi diciamo: l’unica guerra giusta è quella che non si fa.

Troviamo per questo inaccettabile il voto dei parlamentari che, negli ultimi mesi della legislatura, hanno deciso l’aumento delle spese militari fino al 2% del Pil: perché questo vuol dire preparare la guerra, non la pace. Vuol dire sovvertire il progetto della Costituzione, gettare al vento il sacrificio di chi è morto nella Resistenza. E così vi chiediamo, da cittadini a cittadini, di non votare per nessuno che abbia votato per l’aumento delle spese militari. I nomi sono noti: ve li consegniamo traendoli dagli atti del Parlamento (votazione Camera; votazione Senato). E chiediamo inoltre di non votare per nessun nuovo candidato che non si impegni esplicitamente a invertire la rotta, riducendo quella spesa scellerata.

Pensiamo infine che sia stato un grave errore alimentare la guerra in Ucraina attraverso l’invio di armi (sappiamo che almeno alcuni parlamentari l’hanno votato in buona fede, credendo che fosse necessario per garantire il diritto all’autodifesa). La nostra Costituzione è chiara: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo» (articolo 11). Questo articolo vuol dire che chi vuole la pace deve preparare la pace, non la guerra. Vuol dire che non possiamo stare in organizzazioni internazionali che preparano la guerra e non la pace. Né in organizzazioni in cui siamo vassalli, e non pari.

La nostra è una Costituzione antifascista. E noi «siamo antifascisti perché la nostra patria non si misura a frontiere e cannoni, ma coincide col nostro mondo morale e con la patria di tutti gli uomini liberi» (Carlo Rosselli).

Pensiamo che oggi non ci siano guerre giuste: perché non ci possono essere vincitori, solo macerie radioattive. E nessuno a piantarci una bandiera sopra.

Nel 1965, don Lorenzo Milani scriveva che, di fronte alla minaccia nucleare, «la guerra difensiva non esiste più. Allora non esiste più una “guerra giusta” né per la Chiesa né per la Costituzione». E, nel 2020, papa Francesco dice, in Fratelli tutti, che «non possiamo più pensare alla guerra come soluzione, dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all’ipotetica utilità che le si attribuisce. Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile “guerra giusta”».

Se vogliamo la pace, prepariamo la pace.

Primi firmatari
Alessandro Santoro, Andrea Bigalli, Beniamino Deidda, Bernardo Gianni, Sandra Gesualdi, Tomaso Montanari

Gli autori

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