Fantasie di una sinistra possibile

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Un no antifascista è il primo a insorgere se si pensa a un governo Meloni, all’idea che la democrazia parlamentare nata dalla Resistenza sia occupata dalle destre, da partiti razzisti. Il Rosatellum, che di per sé costituisce un vulnus alla rappresentanza e alla sovranità popolare, può assegnare alle destre i numeri (la maggioranza dei due terzi) per una revisione che annienti la Costituzione, senza nemmeno passare da un referendum oppositivo, eliminando un fondamentale argine alla devastazione neoliberista e a involuzione autoritarie. Il rischio di un ulteriore attacco frontale alla Costituzione, dopo lo svuotamento del progetto costituzionale e la sua sostituzione con politiche all’insegna della razionalità neoliberale (aziendalizzazione, privatizzazione, meritocrazia, liberalizzazione, deregolamentazione), esiste.

Che fare, dunque? È stato proposto di assumere come programma l’attuazione della Costituzione. Per i principi che essa veicola, si tratterebbe non solo di difendere la carta costituzionale, ma di porre le basi per una radicale inversione di rotta: centralità della persona, solidarietà, redistribuzione, controllo e programmazione dell’economia a fini sociali (e ambientali), lavoro come strumento di dignità, partecipazione effettiva, diritti sociali, progressività nella tassazione, diritto di asilo a chiunque sia impedito l’esercizio delle libertà democratiche, ripudio della guerra, perseguimento della pace e disarmo. Sono i principi, i diritti, la visione del mondo, che sono vissuti nelle lotte del Collettivo di fabbrica della Gkn, nei movimenti territoriali che si oppongono alle grandi opere, nelle proteste degli studenti, nelle azioni non violente di Extinction Rebellion, nella solidarietà di chi aiuta i migranti, nelle reti che collegano associazioni e luoghi di pensiero critico (dalla Società della cura alla Rete dei numeri pari, per limitarsi a due esempi). Da qui occorre ripartire, da una forza politica radicata nei territori, nei conflitti, nella costruzione di alternative, e che senza infingimenti si proponga di traghettare una visione del mondo dalla parte dell’eguaglianza, dell’emancipazione, della giustizia sociale e ambientale nelle istituzioni.

Un’utopia, per quanto concreta, che, dato il sistema elettorale e la mancanza di forze ampie che la sostengano, nell’immediato presente può consegnare il paese, e la Costituzione, alle destre? La neutralizzazione della Costituzione è perseguita da anni, con toni differenti, ma senza soluzione di continuità, dalle maggioranze di centrodestra e di centrosinistra, sino al governo di “unità nazionale” dell’agenda Draghi. Un governo di destra fa paura, ma fa paura anche questo progressivo scivolamento e avvitamento in se stesso del sistema in una spirale dantesca in cui, mentre letteralmente il caldo infernale ci avvolge, la guerra si normalizza, le diseguaglianze crescono, la democrazia si riduce a strumento di gestione al servizio dell’egemonia neoliberista, con quanto ne consegue in termini di politiche anti-sociali e repressione del dissenso. I partiti si rincorrono in un moto convergente intorno ai parametri e ai voleri di un sistema economico che non ammette altri all’infuori di sé e divora persone, territori, possibilità di esistenza: politiche neoliberali contro le persone e l’ambiente, legittimazione delle diseguaglianze, criminalizzazione del dissenso e del disagio sociale. Il centrosinistra nel nome della necessità di fermare le destre, e di modellare le politiche intorno alle esigenze di un modello economico predatorio ed estrattivista, si sposta a destra e adotta politiche di destra; emblematiche le norme di carattere securitario: dalla legge sulla sicurezza del governo Berlusconi ai provvedimenti di Minniti ai decreti Salvini sino alla recente direttiva Lamorgese.

Un fronte unico per l’attuazione effettiva della Costituzione, contro la guerra, alternativo al dominio della competitività in nome del profitto, non si vede; un mero apparentamento elettorale per far fronte alle costrizioni del Rosatellum (che abbiamo non per punizione divina ma per ignavia politica) rischia di fornire la sponda a un altro passo nella rivoluzione passiva, di partecipare ad un gioco al ribasso che nel voler tutelare un livello essenziale di democrazia ne mantiene unicamente la parvenza, di occultare la necessità di alternative radicali. Occorre un po’ di speranza ribelle, il coraggio di dire no alla china mistificatoria del male minore, immaginare un futuro radicalmente diverso e iniziare a costruirlo, materialmente, con chi, e da chi, lo sta praticando, nei conflitti sociali e ambientali, nella solidarietà, nella ricerca della pace.

La Costituzione si difende con chi la vive e la attua; il nesso fra democrazia politica, economica e sociale richiede di preservare la democrazia parlamentare e insieme perseguire il progetto di emancipazione (art. 3, comma 2), ad evitare che la democrazia si riduca a maschera del potere. La sinistra si costruisce con un progetto chiaro di giustizia sociale e ambientale, con una fantasia della realtà che la dialettica della storia restituisce alla sfera del possibile. Un governo di destra fa paura, ma ancor di più è da temere la fine della speranza che possa esserci una via radicalmente alternativa allo stato delle cose presente. Germogli nei conflitti che attraversano la società ci sono: e da qui che può partire una “vera” sinistra, con un forte radicamento sociale, in grado di costituire una forza politica e sociale che pratichi un altro mondo possibile e costruisca intorno ad esso un senso comune contro-egemonico.

Gli autori

Alessandra Algostino

Alessandra Algostino, docente di Diritto costituzionale nell’Università di Torino, studia da sempre i temi dei diritti fondamentali e delle forme di partecipazione politica e di democrazia diretta con particolare attenzione alla loro concreta attuazione. Tra i suoi molti scritti: "Diritto proteiforme e conflitto sul diritto" (Giappichelli, Torino, 2018) e “Democrazia, rappresentanza, partecipazione. Il caso del movimento No Tav” (Jovene, Napoli, 2011).

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One Comment on “Fantasie di una sinistra possibile”

  1. Sono del tutto d’accordo. E aggiungo che la base umana per questa “utopia” non coinvolge solo chi si proclama o si sente di sinistra. Coinvolge pure chi lo è nei fatti, pur perfino rinnegandolo con disprezzo. Se ne accorge chiunque bazzichi certi ambienti (di mobilitazione, non solo bar) e coglie perchè da noi sia molto più lontano un politicante liberista centrosinistro rispetto a un operaio padano incazzato col mondo. E’ gente che magari inizia ogni discorso gettandoti pesci in faccia, ma non ci si può limitare a schifarla per la sua ignoranza. Altrimenti, c’è pronto dietro l’angolo il Minniti di turno… con i suoi ragionamenti in stile “non possiamo lasciare la disumanità alla destra”. Quei personaggi (quelli dietro l’angolo, non quelli che ti gettano pesci in faccia) ammazzano consapevolmente la speranza portando proprio in quella disumanità la politica concreta. E sono ben contenti di vederci intruppati con loro a mo’ d’Armata Brancaleone, generalmente contro un nemico meno “ammanicato” di loro. Hanno sempre qualche briciola “proporzionale” da lasciarci…

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