Meta patteggia per 16 miliardi. Poteva andargli molto peggio

Meta, proprietario di Instagram e Facebook, tratto in giudizio da 29 Stati per avere consapevolmente favorito un uso compulsivo dei propri social da parte di minorenni, ha scelto di chiudere il procedimento con un patteggiamento di 16,7 miliardi di dollari. La cifra è all’apparenza enorme ma l’epilogo è, tutto sommato, un buon affare per l’azienda, che ha evitato così un crescente danno reputazionale e altri procedimenti.

La Corte penale internazionale funziona solo contro i vinti

Netanyahu e, come lui, Putin non saranno arrestati in esecuzione del mandato della Corte penale internazionale perché nell’attuale contesto delle relazioni tra gli Stati la forza prevale sul diritto e le esigenze pratiche sui princìpi. Ciò mette a nudo l’impotenza della Cpi ma non l’ha creata: nata nell’euforia della vittoria occidentale nella Guerra Fredda, infatti, la Corte ha sempre rappresentato la giustizia dei vincitori.

Stati Uniti: un processo pilota contro Meta

California, Colorado, Kentucky e New Jersey hanno tratto a giudizio davanti a una Corte federale Meta chiedendone la condanna a un risarcimento di 200 miliardi di dollari per avere arrecato danni ai minori con tecnologie progettate per creare dipendenza e per avere ingannato gli utenti promuovendo le proprie app come sicure. Si tratta di un processo pilota in grado di incidere profondamente sul sistema dei social.

Delitti, paura, sicurezza e voto: il diritto alla statistica

Le notizie dei telegiornali sono, inevitabilmente, una selezione di quelle più eclatanti. Ma essa è scambiata dagli spettatori per una rappresentazione fedele della società. Così, mentre, per esempio, gli omicidi diminuiscono la sensazione diffusa è che crescano. Perché, allora, non prevedere l’affiancamento alla notizia di una scheda che descrive l’andamento del fenomeno, come si fa per gli effetti collaterali dei farmaci?

Le bugie su Ceuta e il collasso demografico

Ceuta è esemplare. Un’operazione di immagine, dettata da ragioni geopolitiche e costata centinaia di morti, viene spacciata per un’invasione: della Spagna e dell’Europa. Poco importa se nessuno, dal Marocco, è entrato nel continente europeo e se i potenziali invasori sono quasi tutti rientrati in patria. L’importante è “difendere la razza” e seminare la paura anche se, senza migranti, l’Italia e l’Europa si spopolerebbero.

Il grande fratello d’Italia

Non c’è limite al peggio. Secondo un decreto legislativo predisposto dal Governo per armonizzare le leggi italiane alle disposizioni europee sull’uso dell’intelligenza artificiale, la polizia potrà usare i dati biometrici per identificare chi va in piazza anche nei giorni prima di una manifestazione. Intanto un progetto di legge di Fratelli d’Italia parifica all’associazione per delinquere ogni gruppo, anche non strutturato, costituito per commettere “reati di piazza”.

Contesti la remigrazione? 200mila messaggi d’odio in tre mesi

La pubblicazione sulla mia pagina Facebook di una serie di post in cui contesto la solidità della proposta di legge di iniziativa popolare “Remigrazione e Riconquista” mi ha procurato, in tre mesi e mezzo, oltre 200.000 messaggi d’odio. È un’ondata quotidiana di insulti e minacce di ogni genere. Il numero ne esclude la spontaneità. Ma Meta non fa nulla per impedirla, anzi la incentiva.

Vivere, e morire, dalla parte “sbagliata”

C’è nel Paese una crescente abitudine al sopruso di chi si sente dalla parte giusta e non riconosce come persona chi sta dalla parte considerata sbagliata, che può essere oggetto di ogni vessazione. Si inquadrano in questo schema le vicende del gioielliere pistolero di Grinzane e della morte provocata di Abderrahim Fakir con relativi commenti. A fronte di ciò anche le voci di chi s’indigna risultano deboli e timorose.

Povertà economica e povertà sanitaria

Immaginate di dover scegliere, arrivati a metà mese, se riempire il carrello della spesa o andare in farmacia a ritirare l’antibiotico per vostro figlio. O di dover rinunciare a quella visita cardiologica che aspettate da mesi perché l’alternativa pubblica ha una lista d’attesa di un anno e quella privata costa quanto mezza bolletta della luce. Questa è la quotidianità per i quasi 6 milioni di italiani che vivono in povertà assoluta.

Il grido di Prevost: i morti in mare non sono frutto del caso

Leone XIV a Lampedusa è stato lapidario. Subito è iniziata la corsa a interpretare e minimizzare, ma il papa non poteva essere più preciso: “I morti in mare non sono frutto del caso, sono la conseguenza di decisioni prese e di decisioni mancate”. Sono dichiarazioni che collocano la Chiesa cattolica non solo contro i governi ma contro il capitalismo della globalizzazione. Nella speranza che ci sia la forza per continuare.