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Cutro. I morti e i vivi

È passato un anno dalla notte del 26 febbraio, quando il caicco Summer Love, lasciato senza soccorsi, si schiantò sulla spiaggia di Cutro. A bordo c’erano 180 persone. Morirono in 94, tra cui 34 bambini. Il ministro Piantedosi commentò che «non avrebbero dovuto partire» e la presidente del Consiglio lasciò la Calabria con una fuga ingloriosa. I superstiti e i parenti delle vittime aspettano ancora giustizia.

La lingua cancellina del Tg1

Guerra e media. Ogni giorno, all’ora di pranzo, il primo canale della tv pubblica (non solo quello, ma quello in particolare) ci infligge la solita sequenza. Funziona così: le frasi sono in forma passiva, senza complemento d’agente. Ci sono migliaia di morti? Sì, ma morti, non uccisi e, poi, senza nome. E, per sentire la parola “genocidio” ci è voluta la Corte dell’Aja. È un po’ come le truffe, fatte un pezzetto per volta.

La rabbia degli agricoltori nasconde un mondo diviso

La rabbia degli agricoltori è unica ma il loro mondo è profondamente diviso. C’è chi riceve meno di 3mila euro l’anno di supporto dall’Unione europea e chi ne riceve 500mila; e c’è chi si impegna per una reale transizione agroecologica e chi vuole continuare in eterno nel modello attuale. Gli interessi sono in conflitto, ma c’è un elemento unificante: il collasso del sistema agricolo e del suo modello.

Gaza: come l’Occidente concorre al genocidio

Gaza: 10.000 bambini e 7.000 donne uccisi in tre mesi; due milioni di persone in lotta quotidiana per la sopravvivenza. La Corte internazionale di Giustizia ravvisa un rischio di genocidio incombente e ordina a Israele di evitarlo. Intanto l’Occidente, in modo del tutto pretestuoso, sospende i finanziamenti all’Agenzia dell’Onu per i palestinesi, in molti casi sola fonte di sostentamento.

L’algoritmo della vergogna e le distorsioni del welfare

Una delle istituzioni più importanti del welfare francese, la Caisse d’allocations familiales (Caf), l’ente che si occupa degli aiuti sociali alle famiglie in difficoltà, per molto più di un decennio ha funzionato affidandosi solo a un algoritmo che controllava la metà della popolazione discriminando i precari e i più svantaggiati, le donne, i portatori di handicap. Per di più con un recupero irrisorio di somme erogate ingiustamente.

Fascisti in maschera e fascismi in doppiopetto

Il seguito della truppa in camicia nera e del suo torvo repertorio è minimo. Ben più pericolose (e tollerate) sono le formazioni che, depurate dai riti più anacronistici, propugnano i temi classici del fascismo: lo strapotere dell’esecutivo, l’autoritarismo, la diffidenza per la libertà di stampa, l’idea gerarchica dell’ordine sociale, il nazionalismo, il militarismo, la dottrina (e la pratica) antisindacale e la purezza dei valori.