Ambiente, parola sconosciuta ai politici

Il tema ambientale è quasi assente dai discorsi dei politici. Di tutti i politici. Nonostante la siccità, le bombe d’acqua (ultima quella delle Marche), l’estate uguale a quella del 2003, il consumo di suolo che avanza e via seguitando. Difficile votare per una classe politica inguardabile, completamente staccata dalla terra su cui cammina e che gli dà da mangiare e da bere.

Perché votare Unione popolare

A due settimane dalle elezioni del 25 settembre i giochi sembrano fatti con la sola incertezza dell’entità del successo di una destra fascista e dal programma impresentabile, favorito dalla scelte suicide del PD. Ma la risposta non può essere la rassegnazione. Abbiamo argomenti forti per motivare al voto anche coloro che, sfiduciati, si sono rifugiati nell’astensione o nella scheda bianca. Usiamoli!

Perché votare Movimento 5 Stelle

I problemi sociali e il cambiamento climatico si preannunciano drammatici. Ad essi la coalizione di centro destra e quella sedicente di centro sinistra rispondono, senza sostanziali differenze, con la ricetta perdente di una ripresa economica sul modello prepandemia. È, dunque, strategico un successo elettorale di chi si oppone a questa ricetta e in particolare, data la debolezza di Unione Popolare, del M5S.

Elezioni: “turarsi il naso”, con quel che segue…

La possibilità che il Centro destra possa raggiungere i due terzi dei seggi in ogni camera è abbastanza remota ma il 60% è a portata di mano e ciò sarebbe sufficiente, per esempio, per eleggere i giudici costituzionali di nomina parlamentare. Al di là di cosa ci dice il cuore, dunque, occorre valutare l’effetto del proprio voto: per chi non si riconosce nel centro destra non c’è voto utile ma solo un voto per il meno peggio!

Elezioni: non andare al mare, nonostante tutto

I rischi sono grandi e non si vedono nel Paese lotte in grado di garantire, più del voto, progressi sul piano dei diritti e delle libertà. La scelta per il meno peggio non ha mai prodotto esiti utili e anche per questo non credo possano esserci, per la sinistra, indicazioni di voto (che, del resto, non saprei dare). Ma un voto antifascista è necessario: a ciascuno trovare la strada migliore.

Un partito della scienza e dell’intelligenza

Le elezioni incombono. E i dubbi e le incertezze si trasformano in sogni, in cui, tra gli altri, compaiono padri della patria a dare suggerimenti sulla necessità di applicare alla politica un metodo scientifico, intelligenza e disinteresse personale, spirito collaborativo… Suggerimenti a sinistra sempre disattesi. Così il sogno si trasforma in incubo: siamo diventati tutti stupidi?

Tutti insieme, in comunione ma senza liberazione

La foto che ritrae i principali leader politici (Conte escluso) in posa di gruppo al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini dà l’immagine di un teatrino in cui gli attori fanno finta di litigare in pubblico ma sono sempre pronti a trovare accordi in privato. Superfluo dire che la cosa non può che sconcertare i cittadini e alimentare disaffezione e sfiducia nei confronti della politica.

Un voto contro Meloni e contro le oligarchie

Lo scontato imminente trionfo della destra non è un unicum, uno sconvolgimento delle nostre fondamenta costituzionali. Esso si colloca piuttosto in un quadro di sostanziale continuità con un passato in cui l’élite dominante nostrana ha puntato su diversi cavalli pur di controllare le leve del potere reale. Per incrinare questa linea è importante sostenere le forze, dal M5S in giù, più invise al mainstream.

Concretismo, il male oscuro del nostro tempo

Il male oscuro del nostro tempo, che si estende alla democrazia e alla politica è il “concretismo”, cioè la convinzione che occorrano solo soluzioni immediate ai problemi contingenti, che la teoria non serva, che l’azione non abbia bisogno di pensiero. Di questa cultura, in cui la politica perde ogni orizzonte di senso, sono impregnati i nostri leader. Ma, in realtà, non solo loro.

La guerra e le metafore a buon mercato

La guerra ha innescato una catena di luoghi comuni e di metafore banalizzanti che, a ben vedere, oltre a fomentare l’invasamento bellico, alimentano la convinzione che l’esito della guerra non possa essere un compromesso ma solo la vittoria di uno dei contendenti. Ma le metafore non devono essere conclusioni in cui infilare la testa come degli struzzi.