Avere cura della sinistra

La vitalità della società civile non si è tradotta, in questi anni, in proposta politica da portare in ambito istituzionale. E si è ampliata così la frattura tra la società e istituzioni. In questo quadro si deve operare, anche con una vena di utopia, per costruire un soggetto politico veramente nuovo. È difficile ma necessario.

2021: il trilemma oggi

Difficile trovare il giusto compromesso tra gli interessi che governano il mondo. Iperglobalizzazione, sovranità, democrazia non possono coesistere. Almeno uno soccombe. O forse a sopravvivere è solo un governo centrale basato sull’imperio della finanza, con svuotamento dei governi nazionali e dei parlamenti.

Cambiare la società senza conquistare il potere

Il capitalismo globale della sorveglianza non è né riformabile né governabile. Allo stesso modo, la crisi della democrazia della rappresentanza è irreversibile. Una sinistra degna di questo nome non può che stare all’opposizione e agire per dilatare le contraddizioni del sistema e per costruire l’opposizione sociale.

Per ricostruire la sinistra oggi

C’è nel Paese una rete ampia e articolata di movimenti e associazioni che fanno riferimento ai valori tradizionali della sinistra ma, da tempo, un fossato la separa dalla politica che produce rappresentanza nelle istituzioni. Colmare quel fossato significa ricostruire una sinistra politica. O, almeno, provarci.

Ora l’emergenza, e poi?

Ora, mentre si apre la fase 2 dopo il covid-19, è tempo di programmi che vadano oltre l’emergenza. Ma quali le sedi per discutere le molte ipotesi possibili al riguardo? Non c’è soluzione diversa dalla ricostruzione di partiti capaci di essere luoghi di confronto ed elaborazione. È difficile, ma non c’è alternativa.

Il tramonto del neoliberismo?

In poco più di un trentennio il regime neoliberista ha sbaragliato il campo da ogni opposizione, individuando negli individui atomizzati la premessa per ogni libertà e felicità presente e futura. Ma quel sogno di futuro si è presto trasformato in incubo e il benessere privato promesso si è tradotto in infelicità pubblica.

Distanziamento e diffidenza verso l’altro

Negli ultimi decenni la spinta solidaristica che aveva caratterizzato il secondo dopoguerra del secolo scorso ha lasciato il posto a un individualismo esasperato all’insegna di una rincorsa spasmodica del benessere. Oggi il distanziamento imposto dalla pandemia rischia di alimentare ulteriormente la diffidenza verso l’altro.