L’identità come arma. Il caso esemplare di Ferrara e Italo Balbo

Una delle parole che la destra utilizza per il proprio progetto di dominio culturale è “identità”. La si ritrova dappertutto, associata a un’idea infondata di appartenenza e omogeneità. Esemplare la celebrazione da parte del Comune di Ferrara del gerarca fascista Italo Balbo, assunto a simbolo della città insieme a fior di antifascisti e “dimenticando” Giorgio Bassani, vera immagine culturale di Ferrara nel mondo

Costruire egemonia nell’età dell’algoritmo

Le condizioni per l’egemonia culturale nell’età dell’algoritmo e dell’intelligenza artificiale sono molto cambiate e non basta più produrre idee. C’è bisogno del concorso di altri elementi: la creazione di reti editoriali digitali, piattaforme di discussione, archivi intelligenti; l’uso dell’intelligenza artificiale come infrastruttura di elaborazione; la sottrazione delle infrastrutture cognitive al monopolio privato.

El Dorado è un outlet. L’amore secondo Señor Serrano

Nella “Historia del amor”, della compagnia catalana Señor Serrano, si intrecciano la grandiosità allegorica dell’amore attraverso i secoli e la storia individuale della protagonista, rapita dentro la menzogna e il sortilegio di un amore visto come microcosmo della più grande storia che lo contiene: origine, rapimento, sviluppo, disincanto, crepuscolo. Il tutto scolpito nella performance di Blanca Garcia-Lladò.

“Medioccidente”: una possibile via di salvezza?

“Medioccidente”, ultimo libro di Giuseppe Lupo, è il tentativo di ricreare un angolo di civiltà disegnando dei confini evocativi del nostro presente. Quella a cui guarda Lupo è un’Europa che recuperi il suo senso più profondo nella convinzione che non tutto è perduto anche se qualcosa (molto) è andato storto. La necessità della memoria e il senso del sacro sono i compagni di viaggio dell’autore (e dei lettori).

Gli apprendisti stregoni dell’egemonia culturale

La destra italiana sembra aver scoperto Gramsci come si scopre un utensile dimenticato in cantina: non per comprenderlo, ma per usarlo. La parola magica è “egemonia culturale”, ridotta, peraltro, a una faccenda di stanze, poltrone, nomine, organigrammi. È l’illusione di chi crede che la cultura sia un palazzo da espugnare. Ma l’egemonia, se si è davvero capito Gramsci, non è il bottino del potere: ne è la condizione.

Disarmare l’Intelligenza Artificiale

L’enciclica di Leone XIV prende il meglio del pensiero critico sulla rivoluzione digitale e lo usa contro la narrazione dominante degli ineluttabili benefici del progresso tecnologico fondato sulla IA. Particolarmente significativo è l’imperativo “Disarmare l’IA”, che non si limita a condannarne l’uso bellico ma denuncia anche l’impronta militare che caratterizza non solo l’uso, ma le caratteristiche stesse della IA attuale.

L’umanità e la resistenza. A proposito di “Magnifica Humanitas”

Una conclusione che si può trarre dalla prima enciclica di Leone XIV è che l’orizzonte cristiano e quello socialista condividono un terreno di resistenza dell’umano, ed entrambi si sottraggono al dualismo tra catastrofismo apocalittico e apologia, che da sempre accompagna il mutamento tecnologico. È un’ottima base per dialogare sul futuro e per riappropriarci, come umanità, della domanda: “Cosa vogliamo costruire?”.

Gli Uffizi ridotti a succursale di palazzo Chigi

Gli Uffizi hanno un nuovo Consiglio d’amministrazione, voluto da Alessandro Giuli, il “ministro per caso” (come ama presentarsi) più organico di ogni altro al Governo in carica. È un trionfo di incompetenza, subalternità alla politica e conflitto di interessi che trasforma la Galleria fiorentina in succursale di palazzo Chigi. Per questo ho rassegnato le dimissioni dal comitato scientifico. Restare significherebbe essere complici.

Shakespeare e la natura distruttiva del potere

La messa in scena, al Teatro Due di Parma, del “Racconto d’inverno”, diretto da Jared McNeill e con interpreti eccellenti, è un’occasione da non perdere. In essa Shakespeare, ormai maturo, forse stanco e giunto agli ultimi bagliori della sua traiettoria creativa, mostra ancora una volta, con questa summa di tutte le sue esperienze, l’errore fatale, il vizio strutturale connaturato all’esercizio del potere, agli uomini di potere.

Intellettuali, complicità e dissidenza

Dal 25 al 28 maggio si è svolto il Jerusalem International Writers Festival (noto, in Italia per la professione di sionismo di Erri De Luca). Uno dei suoi ospiti di rilievo avrebbe dovuto essere il premio Nobel J. M. Coetzee, che, peraltro, ha rinunciato con una lettera in cui ha denunciato la responsabilità della comunità intellettuale e artistica israeliana per le atrocità commesse a Gaza e la conseguente necessità di dissociari.