«Francia o Spagna, purché se magna»: un elogio controcorrente

“Francia o Spagna, purché se magna” viene regolarmente citato come la prova che noi italiani siamo pronti a svendere la patria per un piatto di pasta. Ma è un giudizio profondamente sbagliato. Perché, a ben guardare, non è il motto dei vigliacchi, ma dei sopravvissuti. Non è l’alibi dei senza patria, ma la bussola di chi sa che la patria più vera è quella in cui si mangia insieme, in pace, senza bandiere che dividono.

L’intelligenza artificiale morirà di fame

L’impiego massiccio dell’intelligenza artificiale, così come accadeva per l’industria ottocentesca, non riduce la domanda di materia prima; al contrario, la espande. Più i modelli sono efficienti e vengono applicati, più aumenta la domanda di dati. Ciò comporta maggiore consumo di dato umano che, anch’esso, non è una risorsa illimitata. Così, fra qualche anno, i modelli generativi inizieranno a collassare nei loro ricicli interni di dati sintetici.

Stati Uniti, Cina, Europa: gli imperi e i cittadini

La logica imperiale di Trump e Xi Jinping è la stessa che Draghi invoca per l’Europa: riarmarsi, sacrificare quel poco di universalismo dei diritti rimasto per far crescere e valorizzare le imprese eccellenti e monopolistiche, le nuove testuggini della potenza europea. Da un lato gli imperi reali o presunti, dall’altra i cittadini sempre più oppressi. È questa la realtà che la geopolitica e i suoi alfieri cercano di occultare.

Repressione è civiltà? Sul DL n. 23/2026

“La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!”. Così diceva Gian Maria Volontè nei panni del commissario del film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Era il 1970 ma sembra oggi. A un anno dal decreto legge n. 348/2025, monumento alla repressione del disagio e del dissenso, il decreto n. 23/2026 (convertito in legge il 24 aprile) completa l’opera attaccando, soprattutto, le manifestazioni.

Cuba no está sola!

Cuba ha costruito un sistema sanitario modello e lo ha esportato nel mondo in applicazione del principio di solidarietà. Ma oggi quel modello vacilla, strozzato dall’embargo degli Stati Uniti che vorrebbero spegnere Cuba e trasformare Varadero in Miami Beach. La prosecuzione della rivoluzione cubana dipende ora dalla solidarietà internazionale. È un impegno oneroso, ma Cuba non può e non deve essere lasciata sola.

Repressione: avanti tutta!

È partita la corsa contro il tempo per convertire in legge l’ennesimo decreto in tema di sicurezza e ordine pubblico. Prosegue e si intensifica il processo di trasferimento all’autorità amministrativa della possibilità di limitare ampi settori di diritti e libertà e di restringimento degli spazi di manifestazione e di espressione del dissenso. Il disegno autoritario della destra, contenuto dall’esito del referendum, continua su altri piani.

Iran. Per Trump una tregua obbligata

La guerra scatenata da Trump è a una stretta decisiva. Le prossime due settimane saranno tutte in salita per il presidente americano, che – dopo distruzioni, stragi e una drastica caduta di credibilità internazionale – non è riuscito a ottenere un cambiamento di regime a Teheran e si trova ora fra due fuochi: i seri rischi derivanti da una ripresa del conflitto e una umiliante resa, al di là dei proclami, ai dieci punti indicati dagli ayatollah.

Chi paga i costi della guerra in Iran?

La guerra in Iran è il sintomo della crisi di un sistema che fatica a produrre profitti senza erodere le basi materiali del benessere. Il debito pubblico limita ogni margine di intervento, mentre la spesa militare continua a crescere. Ma finché essa resterà una leva centrale della politica economica, i conflitti tenderanno a moltiplicarsi. E il prezzo, ancora una volta, lo pagheranno i ceti popolari: in Europa, in Italia, ovunque.

Come ti cambio la legge elettorale: premi e trucchi

Mentre il referendum è alle porte, la maggioranza mette le mani avanti e propone una nuova legge elettorale in cui spiccano premi, sbarramenti e liste bloccate. È un ennesimo espediente per cercare di vincere le elezioni anche senza consenso e di piegare in senso presidenziale la forma di governo. Ma solo un sistema proporzionale, trasparente e senza trucchi, può riportare i cittadini alla politica.

A margine del caso dei “bambini nel bosco”: di chi sono i figli?

Di nuovo è polemica sulla separazione di bambini dai genitori. I giudizi si sprecano, spesso senza alcuna conoscenza. Mentre nessuno sembra porsi la domanda fondamentale: di chi sono i bambini? Non certo dello Stato, ma neppure dei genitori. Essi appartengono solo a se stessi e i loro diritti vanno tutelati, in attesa che siano in grado di farlo direttamente. A questo servono i giudici.