La bancarotta idrica globale

È dei giorni scorsi il rapporto delle Nazioni Unite che ha dichiarato la “bancarotta idrica globale”. Surriscaldamento e siccità attanagliano il mondo. Il consumo esagerato di acque dolci non consente più il reintegro delle falde acquifere, i ghiacciai si sciolgono e il taglio delle foreste inaridisce la superficie terrestre. La situazione è irreversibile ma occorre, almeno, contenerla cambiando modelli di sviluppo.

Clima e ambiente: dal 2025 anche buone notizie

Il 2025 non è stato foriero solo di cattive notizie per le sorti dell’umanità e del pianeta. Le attività per la cura dell’ambiente e l’impegno per uno sviluppo sostenibile continuano ad avanzare, malgrado gli ostacoli posti dalle grandi lobbies del potere economico, finanziario e commerciale. Ad essi bisogna fare riferimento ogni volta che una notizia di devastazione ci raggiunge e lo sconforto ci spinge verso il nichilismo.

Clima e ambiente: lo sconfortante bilancio del 2025

In chiusura del 2025 molti organismi di studio e controllo forniscono dati e notizie sullo stato di salute del pianeta. Il quadro complessivo è sconfortante: la quantità di gas alteranti prodotta nel mondo non è mai stata così alta, l’aumento delle temperature ha superato la soglia critica, l’utilizzo del petrolio e del carbone non accenna a diminuire. Ma alcuni nodi di queste politiche dissennate cominciano a venire al pettine.

“La Repubblica tutela l’ambiente”: ma dove?

Il rapporto dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (“Pace, giustizia e diritti: pilastri della sostenibilità”) analizza il punto in cui ci troviamo rispetto al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’Onu per presentarci alle fatidiche date del 2030 e poi del 2050 con le carte in regola per assicurare uno sviluppo sostenibile. Il quadro, relativo al periodo 2020-2024, è sconfortante.

La Cop 30 tra delusioni e iniziative dal basso

La Cop 30 ha dato frutti estremamente deludenti. Il documento finale, infatti, non cita nemmeno il termine carburanti fossili e si limita a generiche esortazioni, cioè conferma gli obiettivi delle precedenti conferenze, ma senza fornire strumenti per raggiungerli. A margine dei negoziati ufficiali, peraltro, si sono stabiliti, dal basso, importanti accordi e collegamenti virtuosi per investire in una reale transizione energetica.

La guerra: l’elefante nella stanza della Cop30

Tutti sanno che guerra e lotta per il clima sono incompatibili. Le guerre succhiano risorse, sono un fattore di rilancio dei fossili, impiegano tecnologie utilizzabili anche contro l’ambiente e la natura, producono milioni di migranti, militarizzano la società e la cultura, promuovono sudditanza e subordinazione, tutti elementi antitetici alla salvaguardia dell’ambiente. Eppure a Belém, nella Cop30, nessuno ne parla.

Tutti a sciare, ovvero la fabbrica della neve

Sulle Alpi non nevica (quasi) più. Ma allo sci non si rinuncia. Così è una corsa alla neve artificiale, o programmata, o finta che dir si voglia, oggi prodotta in modo crescente e con garanzie di qualità qualunque sia la temperatura dell’aria. Peccato che i costi energetici e il consumo di acqua siano elevatissimi, taanto da richiedere (anche) ingenti interventi pubblici di sostegno.

Per una Carta dei Diritti della Natura

La natura è oggetto di diffusa riscoperta, ma prevale un turismo mordi e fuggi che contribuisce a trasformarla in un grande luna park in cui è impossibile, per l’uomo, colloquiare con pietre, piante o animali. Per salvaguardarne un’autentica fruizione, a beneficio nostro e delle generazioni future, è necessario instaurare, con essa, un rapporto non mercificato, capace di attenzione alla società che con essa si interseca.