La nazionale del calcio alla ricerca di campioni: all’estero

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Il mercato del calcio di agosto, tanto più assurdo perché vigente a campionato in corso, ha ulteriormente ristretto il numero dei calciatori nostrani potenzialmente titolari nelle squadre di serie A. Eppure quello dovrebbe essere il serbatoio da cui pescare elementi idonei alla nazionale. Un caso limite: nel Como, squadra rivelazione improvvisamente decollata ad alti livelli, non c’è un solo italiano nella formazione titolare a meno di non considerare tale l’oriundo argentino Perrone. In estate tante chiacchiere e pochi affari con i termini di legge puntualmente contraddetti da situazioni particolari come l’improvviso ammutinamento di alcuni professionisti (Kean). Per non parlare del trionfalismo con cui vengono annunciati rinnovi di contratti pluriennali senza reale significato perché basta la volontà del giocatore per farli tramontare.

Il riflesso sulla nazionale del ritrovato commissario tecnico Mancini non è dei più beneauguranti con, alle spalle, tre mancate qualificazioni ai mondiali e, precedentemente, due eliminazioni nella prima fase. Dunque se la validità dell’elezione di Malagò è ancora sub judice, il nuovo selezionatore, per riaccreditarsi, è costretto a pescare all’estero, rinnovando un trend invalso sin dagli anni ’60, quando si fece ricorso a un congruo numero di new entry oriunde che, peraltro, non sortirono alcun effetto se l’Italia ai mondiali del 1962 venne presto spazzata via.

Mancini ha tanti difetti ma non quello di non credere nei giovani e difatti nel suo primo mandato gli esordienti furono numerosi e alcuni schierati pur senza riconoscimento ufficiale come il biglietto da visita minimo di una presenza in serie A. Quindi via con la caccia all’estero di giocatori assolutamente poco noti nel Belpaese ma affermatisi in campionati esteri e comunque il possesso di un passaporto italiano già acquisito o in fieri per probabili meriti calcistici. Il nome più appetibile al momento è quello di Cisse. La raccomandazione di Oddo: «Se non viene chiamato Cisse in nazionale non so chi possa essere convocato». Una frase che sembra possa far rima con quella di Mancini di tre anni fa: «I convocati? Prima Pafundi, poi tutti gli altri». Parliamo di un ragazzo che allora aveva solo sedici anni.

Ma se per Cisse i tempi burocratici potrebbero allungarsi ci sono soggetti più facilmente convocabili e utilizzabili già con le prossime selezioni. Uno di questi è Nicolò Tresoldi, cognome inequivocabilmente italiano ma di formazione tedesca e militanza nel Bruges belga. Parla tre lingue ed è un attaccante che potrebbe far comodo. C’è poi il ventenne Alessandro Romano che ha avuto un contorto cammino professionale a dispetto della sua giovane età. Nato in Svizzera, dopo aver giocatore nella squadra locale – il Winterthur – nel 2023 è stato acquisito dalla Roma, prima di passare allo Spezia e poi al Cagliari. L’Italia ha già vinto un ballottaggio perché lo ha strappato alla nazionale elvetica dove si è distinto nell’Under 20. Ma il regolamento della Fifa è molto permissivo: si può cambiare nazionale ma una volta soltanto e dunque Romano sembra aver scelto l’Italia. Naturalmente dietro la scelta c’è un preciso interesse professionale ed economico anche se in questo momento la quotazione della nazionale elvetica è certamente superiore al valore della nascente squadra di Mancini. Alla fresca materia prima in arrivo si può aggiungere Matteo Palma, difensore dell’Udinese, 18 anni, una promessa in sboccio.

La questione dei rinforzi stranieri è quanto mai urgente perché sta per partire la nuova Nations e l’Italia non può permettersi di peggiorare il suo già problematico ranking. Chi si vuole consolare utilizza l’antico adagio: «Dopo aver toccato il fondo non si può più peggiorare…».

Gli autori

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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