River Plate – Boca Juniors: se questo è calcio…

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Una delle immagini che più colpiscono è quella di una giovane mamma che lega con il nastro adesivo un cospicuo quantitativo di mortaretti intorno ai fianchi della propria figliola per eludere i controlli all’ingresso del Monumental, lo stadio del River Plate che avrebbe dovuto ospitare lo scorso 24 novembre la finale di ritorno della cinquantanovesima Coppa Libertadores, la competizione calcistica più importante del Sud America. Ne avevamo parlato anche noi nell’articolo inaugurale del nostro Bar Sport. Scrivevamo che il calcio è metafora. In un senso molto esteso. E lo si è visto anche in questa occasione…

La partita, come noto, non si è giocata. Le misure di sicurezza “eccezionali” predisposte a Buenos Aires a garanzia dell’ordine pubblico (valide anche come prova generale prima del summit del G20) non sono bastate. Disordini di routine, purtroppo, e poi un fatto davvero incredibile. Il pullman del Boca Juniors passa, senza scorta, in una zona occupata da numerosi tifosi del River, particolarmente esagitati. Sassaiola contro l’automezzo della squadra rivale, vetri infranti, alcuni giocatori feriti, e poi – come se non bastasse – alle prese con i gas urticanti cosparsi con ogni probabilità dall’intervento tardivo della polizia.

La gara rinviata di ora in ora, successivamente procrastinata di un giorno, e infine posticipata a data da destinarsi. Una ridda di interpretazioni, le richieste opposte dei due club (vittoria a tavolino invocata dal Boca; partita da rigiocare al Monumental per il River), e finalmente, dopo varie elucubrazioni, la decisione della confederazione sudamericana del Conmebol di giocare il 9 dicembre, udite udite, a Madrid, in Europa, a oltre diecimila chilometri di distanza dalla capitale argentina! Si era parlato anche di Doha, di Miami, perfino di Genova, visto che il Comune aveva offerto lo stadio Ferraris di Marassi per ospitare la finale. Una suggestione niente affatto campata per aria, considerando il legame storico tra gli “Xeneizes” e la città della Lanterna.

Va bene, si sa – e lo ricordavamo anche noi – che in Argentina il calcio è passione portata al parossismo, e che la rivalità tra le due grandi di Buenos Aires è antica e accesissima. Ma c’è un limite. Ci deve essere un limite. Così non si può. La stampa argentina aveva parlato addirittura di “apocalisse”. Ci si è andati vicino. Una festa cancellata dalla violenza. Guerra nelle strade, assalti ai cancelli dello stadio, auto distrutte, furti e intimidazioni.

Come è stato possibile? Molte, troppe le domande senza risposta. Se di metafora si può parlare, è certamente quella di una società allo sbando, impoverita e violenta. Il liberismo del presidente Macri (per inciso, alla guida del Boca per più di dieci anni) com’era prevedibile non ha risolto nulla, e anzi ha moltiplicato le magagne. Il “sistema futbol” è malato (centinaia i morti a causa della violenza degli stadi nella storia del calcio argentino) perché la società è malata. Le due cose vanno necessariamente di pari passo.

E allora, non sarebbe forse meglio non giocarla, questa partita? Non sarebbe opportuno fare ogni sforzo per recuperare un immagine diversa del mondo del pallone? E ovviamente per costruire un modello sociale un po’ più decente?

Si potrebbe partire proprio dall'”incontro del secolo”, un big match che avrebbe una potenza evocativa enorme se a questo punto non si disputasse. Si giocherà, invece. A Madrid, stadio Bernabeu. Gentile concessione di Florentino Pérez e del suo Real, al cuore del potere del football mondiale (l’ennesima conferma è venuta dal clamoroso insabbiamento del caso di doping del capitano delle merengues, Sergio Ramos).

Speriamo che almeno sul campo lo spettacolo sia all’altezza, e che non ci siano ulteriori tragiche complicazioni. I tifosi della squadra vincente saranno felici, almeno per un po’. Ma poi torneranno a fare i conti con un quotidiano di devastazione. Un clamoroso inganno, a cui bisognerebbe opporsi, uniti. Ma per ora le tifoserie preferiscono farsi la guerra l’un l’altra; e il Potere, costernato, incassa…

About Giorgio Barberis

Giorgio Barberis è docente di Storia del pensiero politico contemporaneo nell’Università del Piemonte orientale e vicedirettore dell’Associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria. È autore di numerosi volumi e saggi nell'ambito della storia e della filosofia politica contemporanee.

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