Ventimiglia: il bar Hobbit deve vivere!

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C’è, a Ventimiglia, vicino alla stazione, il bar Hobbit. Da 15 anni lo gestisce Delia Buonomo.

Ventimiglia è una città di frontiera e negli ultimi anni è luogo di transito per molti migranti che cercano di raggiungere la Francia e che, nell’attesa, si fermano in città o sul confine. Così Ventimiglia si divide. C’è chi rifiuta l’accoglienza, magari temendo ricadute negative sul turismo e il commercio, trovando sponda in un sindaco del PD che arriva a emettere un’ordinanza per vietare «la somministrazione di cibo ai migranti». E ci sono cittadini e associazioni (laiche e cattoliche, italiane e francesi) che, invece, accolgono e sostengono i migranti. Delia è tra questi e apre il suo bar ai migranti. Per mangiare un panino pagando quel che si può (o senza pagare nulla) ma anche per lavarsi, per bere un bicchiere d’acqua, per usare il bagno, per cambiare i pannolini ai bambini, per avere un luogo in cui sedersi e parlare.

Delia diventa così, per i migranti, Mamma Africa. Ma, a poco a poco, perde i clienti tradizionali e subisce anche insulti e minacce. Poi cominciano a mancare i soldi. Diventa impossibile far fronte alle spese e pagare le bollette. La chiusura del bar è vicina.

Ma la storia finisce sui giornali e sui social e finalmente si attiva una catena di solidarietà. Nel mese di settembre si apre una campagna che ha raccolto, fino ad oggi, circa 25.000 euro. Il bar Hobbit, per ora, è salvo, ma non bisogna abbassare la guardia. La raccolta fondi continua.

Per donazioni si può usare il link https://www.gofundme.com/solidarieta-per-delia.