Raul Zibechi è uno scrittore e pensatore-attivista uruguayano. Si occupa di movimenti sociali in America Latina
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Dall’America Latina e dalle politiche imperiali degli Stati Uniti viene una lezione per tutti. La scelta delle due fasi – prendere il potere e poi cambiare il mondo – non ha mai funzionato, ma ora presenta anche una pericolosa distorsione perché intrappola comunità, movimenti e popoli. L’alternativa è quella che alcune realtà attuano da 30 anni: difesa del territorio, autogoverno, in altre parole, costruzione dell’autonomia.
Ogni tanto, la sinistra si entusiasma per le ultime novità mediatiche che promettono tempi felici grazie ad alcune candidature elettorali apparentemente in discontinuità con il passato. È un segnale della sua subalternità al pensiero dominante. Meglio farebbe a evitare personalizzazioni e a guardare a grandi fenomeni sociali come le riappropriazioni territoriali, promosse da attori collettivi in aree rurali e urbane.
Il Fondo Monetario Internazionale prevede, a partire dalla metà del prossimo anno, un’ondata di proteste generate dal malessere sociale e invita il grande capitale e i governi a farsi trovare preparati. L’esito delle proteste dipenderà dalla loro canalizzazione: in esplosioni di rabbia o in sollevazioni popolari organizzate.
In Cile, mentre il governo di Sebastián Piñera distribuisce aiuti ai grandi imprenditori agricoli, i contadini mapuche sono espulsi dai mercati. Soprattutto le donne, venditrici di ortaggi e frutta coltivati in piccoli appezzamenti. Ma la società mapuche resiste e si organizza per sopravvivere e progettare il proprio futuro.
A 40 anni dalla rivoluzione sandinista, il regime di Daniel Ortega naufraga nella corruzione e nella repressione dei movimenti studenteschi e contadini tradendo le speranze del popolo nicaraguense. Ad analizzare i processi che hanno condotto a questo esito sono alcuni ex dirigenti del Fronte Sandinista di Liberazione.
Nel conflitto venezuelano la democrazia non c’entra nulla. Se Maduro è impresentabile non si sta certo meglio in Honduras o in Guatemala. Ma il Venezuela ha la maggior riserva petrolifera del mondo e garantisce il controllo dei Caraibi. Ciò lo rende una carta decisiva per la rielezione di Trump.