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E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "Populismo 2.0". È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).

Contenuti:

Virus – La classe operaia all’inferno

Vorrà pur dire qualcosa se mentre tutti sono costretti a “restare a casa”, gli unici a dover “uscire” sono i lavoratori. Quelli che l’ideologia dominante aveva considerato un residuo del passato e che l’epidemia pone invece al centro della società. Come una cartina al tornasole il virus rivela il necessario rovesciamento di tutte le gerarchie sociali.

In medio stat virus

Alla velocità della luce siamo regrediti a una sorta di ground zero, in cui sommersi e salvati si decidono in base a età e speranza di vita. Accade quando – con risorse scarse – la sopravvivenza biologica prevale su tutto. Così nell’epidemia non si rivela solo la nostra fragilità ma anche la fallacia di tutto il sistema di valori dominante e delle scelte compiute.

L’undicesima piaga si chiama Matteo

Speculare su un’emergenza come quella del Corona virus per un pugno di voti in più nei sondaggi è una forma di sciacallaggio. Di fronte a un fenomeno che non comprendiamo e che stentiamo a misurare, più che sparare sentenze dovremmo ascoltare chi studia il fenomeno. E contrastare senza mezzi termini chi pensa di usarlo a danno di tutti.

La maledizione dei due Matteo

Il Senato ha buttato “fuori bordo” Matteo Salvini ma il governo non può gioire perché la festa gliel’ha rovinata l’altro Matteo, il Renzi-Terminator specializzato in destabilizzazioni e dispetti. Per lungo tempo la legislatura sarà tormentata da questi due, capaci di collezionare sconfitte ma sempre bisognosi di visibilità. Una “maledizione” contro cui tenere la guardia alta.

Miracolo a Bologna. Il giorno dopo

Quelli che “le sardine sono solo fuffa” sono serviti. Il piano di destabilizzazione totale del Capitano si è infranto contro quelle piazze piene. E tuttavia la vecchia “Emilia rossa” non esiste più: il voto ci restituisce due Emilie Romagne diverse e opposte. Per questo il Pd aspetti a cantare vittoria, e soprattutto non pensi di riproporre bipolarismo e maggioritario.

Craxi, uno come noi?

Con Craxi finisce (male) la storia del socialismo italiano. La sua politica del primum vivere, nella stretta mortale del “compromesso storico”, si rovescia nella catastrofe del partito separatosi dai suoi ideali: dalla passione per la politica alla passione per il denaro, dal potere come mezzo al potere come fine. Nel craxismo si anticipano i vizi dell’Italia di oggi.

La terra desolata (sulle elezioni inglesi)

Dire che Corbyn ha perso perché “troppo radicale” è falso. Nelle elezioni inglesi la questione dell’uscita dall’Europa ha polarizzato il voto, e il “Get Brexit done” di Johnson ha sbaragliato tutti, conquistando il consenso anche di quell’elettorato Labour massacrato dalle politiche neoliberiste e ingannato dalla illusione sovranista.

Sardine, ovvero l’innocenza necessaria

Le piazze piene di gente – fitta “come sardine” – che hanno sottratto a Salvini e alla sua macchina dell’odio il monopolio dell’immagine del “popolo” potevano essere convocate solo da una generazione di “innocenti”: da chi non ha condiviso nessuna delle responsabilità del degrado della politica nell’ultimo quarto di secolo e da questo trae una forza che nessun altro ha.