Pasquale Pugliese, nato a Tropea, vive e lavora a Reggio Emilia. Di formazione filosofica, si occupa di educazione, formazione e politiche giovanili. Impegnato per il disarmo, militare e culturale, è stato segretario nazionale del Movimento Nonviolento fino al 2019. Cura diversi blog ed è autore di “Introduzione alla filosofia della nonviolenza di Aldo Capitini” e "Disarmare il virus della violenza" (entrambi per le edizioni goWare).

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Pedagogia nera

La campagna elettorale non promette nulla di buono. Mentre Giorgia Meloni denuncia una generalizzata devianza giovanile, Matteo Salvini rilancia il servizio militare obbligatorio come strumento “per raddrizzare tante ragazze e tanti ragazzi”. Dall’isteria bellica al servizio militare raddrizzativo all’ora di armi a scuola (introdotta di recente in Polonia), un’onda violenta si abbatte sugli adolescenti.

Effetto farfalla. Un anno dopo la fuga da Kabul

Un anno fa le truppe statunitensi fuggivano precipitosamente dall’Afghanistan abbandonando la popolazione al potere dei talebani. L’anniversario impone una riflessione su decenni di politica internazionale estesi fino all’oggi. In Afghanistan hanno perso tutti, tranne il complesso militare-industriale che ha visto lievitare i propri profitti di morte. È quel che rischia di accadere in Ucraina.

77 anni dopo Hiroshima in un pianeta in fiamme

È uno tra i più pericolosi dei 77 precedenti, questo anniversario dello sgancio delle bombe atomiche statunitensi su Hiroshima e Nagasaki. Prima la guerra in Ucraina e poi l’escalation della tensione tra USA e Cina intorno allo status di Taiwan ci stanno riportando all’amara realtà del possibile uso di armi atomiche in un conflitto armato. C’è un’alternativa: la cancellazione delle armi nucleari dalla faccia della terra.

Un’agenda pacifista, anche per le prossime elezioni

Andiamo a elezioni anticipate mentre infuria una guerra a cui anche l’Italia partecipa. Ciò rende ineludibile, per chi ha a cuore la soluzione (o almeno il contenimento) della crisi sistemica globale in atto, definire un’agenda politica in cui trovino posto non un generico e residuale accenno alla pace e all’ecologia ma alcuni precisi punti programmatici fondati sulla teoria e la pratica del disarmo.