Gianni Palumbo, Team Leader di BioPhilia Group che presiede dal 2009, è componente del Centro Indipendente Studi Alta valle del Volturno e della Società Italiana per la Storia della Fauna “G. Altobello”. Declina l’impegno sociale riversando attenzione per archivi e biblioteche. È stato Ispettore archivistico onorario per il Ministero dei Beni Culturali dal 2016 al 2020. Ha scritto alcune sceneggiature per la trasmissione radiofonica Wikiradio di Radio3 RAI. Collabora con diverse testate giornalistiche ed è autore di libri e articoli su riviste scientifiche e divulgative.
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L’Europa sta imparando a pensare alla guerra come a un orizzonte normale, e alla pace come a una parola sospetta. In questo contesto, pretendere che il negoziato resti sul tavolo non è ingenuità né tradimento: è l’esercizio di un diritto e di un dovere: quello di poter dire, senza essere etichettati come nemici interni, che la pace merita di essere cercata con la stessa serietà e la stessa urgenza con cui si organizza la guerra.
Il festival di Aliano “La Luna e i calanchi” porta nel paese poesia, impegno civile, giovani, bellezza. Ma dura pochi giorni e poche notti ed è in gran parte finanziato da realtà che quel territorio sfruttano e devastano. Poi tutto torna come prima. Che fare dunque? Proseguire con il festival ma senza mai scambiarlo per una soluzione, e continuando a chiedere, magari anche sul palco, di petrolio, di discariche, di spopolamento vero.
I naufragi e le morti nel Mediterraneo si susseguono senza fine. Come 130 fa, quando il piroscafo “Utopia” si inabissò a Gibilterra con il suo carico di uomini, donne e bambini, prevalentemente emigranti italiani diretti a New York. Tutti in terza classe, ammucchiati gli uni sugli altri e in condizioni igieniche indicibili. La storia si ripete.