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Moni Ovadia è un attore, drammaturgo, scrittore e compositore di famiglia ebraica. Tale ascendenza influenza tutta la sua opera, diretta al recupero e alla rielaborazione del patrimonio artistico, letterario, religioso e musicale degli ebrei dell’Europa orientale. Politicamente impegnato nella sinistra è profondamente critico nei confronti della politica ultranazionalista del Governo di Israele e impegnato nella difesa dei diritti della Palestina e dei palestinesi.

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I politici, gli artisti, la censura

Sempre più frequenti sono i casi di nomine alla guida di istituzioni culturali grandi e piccole di “disciplinati” incompetenti, di annullamento o mancato finanziamento di eventi con artisti sgraditi e via seguitando. È un segnale di imbarbarimento del tessuto civile ma anche di imbecillità e di miopia politica.

Elezioni in Terra Santa

Le seconde elezioni israeliane di quest’anno non sembrano promettere granché. C’è una flebile speranza che con esse si concluda il lungo regno di Bibi Netanyahu. Ma, dopo anni di nefasta propaganda e di autentico lavaggio del cervello, è difficile pensare che possa progredire anche la sola idea dello Stato binazionale.

L’antisemita a doppio senso

Nei giorni scorsi Gad Lerner è stato apostrofato con il termine “ebreo”, usato come insulto. È un segnale preoccupante di antisemitismo. Ma un pericolo ancora più insidioso per gli ebrei della diaspora viene dalle politiche del premier israeliano Netanyahu che, per ragioni di potere, legittima i peggiori leader antisemiti.

La catastrofe annunciata

La infame legge razzista voluta da Bibi Netanyahu è il peggior oltraggio che il sionismo potesse fare all’ebraismo: con essa si vuol fare ritornare gli ebrei a prima di Abramo, ad un pensiero tribale idolatrico, facendo della “terra” l’idolo a cui prosternarsi.