Norberto Patrignani (norberto.patrignani@polito.it) insegna Computer Ethics alla Scuola di Dottorato del Politecnico di Torino.

Contenuti:

I guasti non li fa l’intelligenza artificiale ma chi la manovra

L’intrusione non autorizzata di agenti di Intelligenza Artificiale in server protetti di Hugging Face ha suscitato l’allarme su una presunta autonomizzazione dell’IA. Non è così. Il software di OpenAI non è sfuggito al controllo ma ha realizzato gli obiettivi assegnatigli di trovare vulnerabilità nei sistemi di sicurezza. Per questo erano state disattivate le misure di sicurezza: cosa che si poteva e doveva evitare.

Fermiamo i “robot-killer”

I robot-killer sono armi in grado, una volta attivate, di selezionare e attaccare un obiettivo senza ulteriori interventi dell’uomo. Per questo la loro progettazione e la loro utilizzazione pongono profondi interrogativi tecnici, etici e legali. E cresce, anche tra i computer professionals, la convinzione che il sistema di armi letali non può essere lasciato alle macchine perché non possono essere loro a decidere chi uccidere e chi no.

Intelligenza artificiale: tra etica e profitto

Le tecnologie digitali hanno ormai un impatto impressionante sulla società. Gli ultimi sviluppi, basati su algoritmi dinamici che si calibrano con tanti dati (la cosiddetta “intelligenza artificiale”), sono carichi di interrogativi e la concentrazione in poche mani di un potere di persuasione mai visto nella storia rischia di mettere seriamente in pericolo i sistemi democratici. Ma ci sono possibili scenari alternativi.

L’unica transizione ecologica desiderabile

Di fronte all’emergenza climatica, alle disuguaglianze sociali e alla pandemia c’è chi pensa che sia sufficiente introdurre nuove tecnologie. Le tecnologie ovviamente possono aiutare ma senza una comprensione della interconnessione tra i problemi si perde la visione d’insieme e si rischia di non cambiare il modello di società che ha portato a tutto questo.