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Non possiamo dirci innocenti

Scrivere “Qui ci sono ebrei” sulla porta della casa di una partigiana deportata nei lager ha un senso generale di straordinaria gravità. V’è in ciò il riemergere di fantasmi del passato liberati da ogni remora civile, il rifiuto della storia, il coagulo e l’esaltazione di tutte le ricorrenti pulsioni contro chi è considerato “diverso”.