Silvia Manderino, avvocata a Venezia, è componente del direttivo dell'Associazione nazionale Giuristi democratici

Contenuti:
image_pdfimage_print

«Viva l’Italia antifascista!»

Il grido «Viva l’Italia antifascista!» risuonato alla Scala, subito dopo l’inno nazionale, la sera del 7 dicembre ha provocato nientemeno che l’identificazione dell’autore da parte della Digos. Un intervento improprio e un segnale che sollecitano un’allerta e una vigilanza democratica, in tempi in cui le istituzioni sono occupate da vecchi arnesi del fascismo che propongono di sovvertire la Costituzione.

Non sono postfascisti, sono semplicemente fascisti

Le parole di Meloni e di La Russa sono dei macigni. Su questa Repubblica grava il pesante ingombro di chi, messo al suo vertice, falsifica la storia, ripudia l’antifascismo che ha costruito la democrazia italiana, tenta l’epurazione della memoria collettiva, prova a riabilitare il passato fascista da cui non ha alcuna volontà di allontanarsi. Il no pasaran! dei repubblicani spagnoli contro il franchismo valga oggi, qui, in Italia.

Intitolare una scuola a Tina Anselmi, partigiana: il no del sindaco

Accade a Marcon, piccolo comune della terraferma veneziana. Maestri e genitori decidono di intitolare il nuovo plesso scolastico a Tina Anselmi. Ma il sindaco e la giunta di destra si oppongono: dare il nome di una partigiana a una scuola non si può fare. Alla fine del braccio di ferro prevale la scelta della scuola, ma resta la ferita di amministratori pubblici che calpestano i valori della Costituzione antifascista.

Dopo la sconfitta, ricostruire la sinistra

La vittoria della destra è stata schiacciante, tanto quanto la sconfitta della sinistra, che, dispersa e senza progetto, rischia di restare solo nell’anima e nella ragione di tanti cittadini. Per invertire la tendenza occorre ricostruire un tessuto civile, politico, culturale, sociale comune. Non sarà facile e dovrà coinvolgere tutte le forze che alla sinistra in qualche modo si richiamano.