Matteo Losana è professore associato di Diritto costituzionale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino. È autore di saggi e monografie in tema di fonti del diritto e diritti costituzionalmente garantiti.

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Venti di guerra in Europa

Il 24 marzo 1947 l’Assemblea costituente approvava l’art. 11 della Costituzione, secondo cui l’Italia “ripudia” la guerra. Il 21 e 22 marzo 2024, il Consiglio europeo, dimentico del fallimento delle strategie belliciste e delle immani sofferenze da esse provocate ai popoli, ha varato un documento che invoca un «autentico cambiamento di paradigma in relazione alla nostra sicurezza e difesa», cioè la guerra.

Può la Costituzione reggere l’urto a cui è sottoposta?

L’erosione della democrazia, in atto nel Paese da decenni, vive oggi un’escalation senza precedenti: a essere messa in discussione, insieme allo Stato sociale (con i suoi corollari), è la forma di governo parlamentare. Potrà la Costituzione reggere un tale urto? Difficile dirlo. Ma è certo che solo l’impegno collettivo a sostegno del progetto complessivo ad essa sottostante può garantirle qualche possibilità di sopravvivenza.

La guerra e il realismo dei pacifisti

Prendere posizione contro tutte le guerre non è tirarsi fuori dalla contesa. È prendere realisticamente atto che mai una guerra ha definitivamente e stabilmente risolto una controversia. È prendere realisticamente coscienza che una guerra alimenta sempre altre guerre. È denunciare realisticamente e per l’ennesima volta che le vittime di guerra sono per il 90 per cento vittime civili e una su tre è un bambino. È non arrendersi all’idea che non ci siano alternative.

Manifestare è la regola, reprimere l’eccezione

Per il Prefetto di Torino le violente cariche contro gli studenti che protestavano contro la presidente del Consiglio sono legittime. Perché le manifestazioni devono essere “autorizzate” e, se ciò non avviene, è compito della polizia disperderle. Affermazione assai grave per un prefetto ché la Costituzione è chiara: le manifestazioni non richiedono autorizzazioni, manifestare è la regola, reprimere l’eccezione.

Se la Costituzione ci vuole tutti più sportivi

«La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme»: è il nuovo ultimo comma dell’art. 33 Costituzione, approvato all’unanimità dal Parlamento. Non se ne sentiva, in verità, il bisogno. Ma tant’è. Diamo ai nostri figli e nipoti un “fisico bestiale” per resistere in un ambiente sempre più ostile!

Il decreto Cutro: quando la forma fa il paio con la sostanza

Il cosiddetto decreto Cutro è stato giustamente esaminato e criticato per l’abnormità dei contenuti. Ma il suo iter non è stato da meno. L’adozione del decreto (prima) e la conversione in legge (poi) hanno, infatti, riproposto alcune tra le patologie più comuni della decretazione d’urgenza. Con qualche fuga in avanti che, in prospettiva, potrebbe aprire la strada a forme di “abuso del decreto-legge” sempre più spregiudicate.

Merito, Costituzione e giustizia sociale

Il “merito” è usato da una parte della politica e della cultura per dividere la società in vincenti e perdenti e rendere così accettabili le disuguaglianze. Non è la prospettiva disegnata dalla Costituzione, che lo esclude dai criteri distributivi dei beni sociali indispensabili per condurre una vita “libera e dignitosa”. A questa impostazione dobbiamo fare riferimento senza lasciarci ammaliare da facili scorciatoie.

L’inganno della “pace giusta”

Mettere un aggettivo alla guerra per giustificarla e alla pace per allontanarla è prerogativa di quanti non ne vivono quotidianamente l’incubo. Per chi sta sotto le bombe è tutto ben più nitido: la guerra è sempre ingiusta e la pace è per definizione giusta. Giocare con le parole (prima con la guerra e oggi con la pace) significa nascondere ciò che veramente si vuole: vincere la guerra, costi quel che costi.

Inviare armi in Ucraina è (ancora) legittimo?

Il ripudio previsto dalla nostra Costituzione abbraccia tutte le declinazioni della guerra, che non può essere legittimata dalla semplice aggiunta di aggettivi. Ne è esclusa solo la guerra di resistenza nella sua accezione più restrittiva a cui si accompagna l’obbligo, per il nostro paese, di intraprendere ogni sforzo per trovare soluzioni alternative alla guerra.