Roberto Lamacchia, avvocato in Torino, è presidente dell’Associazione nazionale Giuristi democratici

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Un mandato di cattura per Netanyahu?

Voci filtrate dalla Corte Penale Internazionale parlano di una possibile prossima emissione di mandati di cattura nei confronti di Netanyahu da un lato e dei dirigenti di Hamas dall’altro. Ciò avverrebbe in forza di un’interpretazione estensiva della giurisdizione della Corte. Se così sarà, è auspicabile che la decisione contribuisca a un immediato cessate il fuoco e impedisca la commissione di ulteriori crimini.

L’anatema di Israele contro Francesca Albanese

Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sullo stato dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, afferma che la strage di Hamas del 7 ottobre è stata determinata non da motivi religiosi ma dall’oppressione di Israele. Il governo di Tel Aviv, sotto processo per genocidio, non solo le vieta l’ingresso nel Paese ma chiede al segretario dell’Onu di rimuoverla dall’incarico. L’Italia e l’Occidente tacciono.

Felice Besostri: l’avvocato degli elettori

Se si è pervenuti alla dichiarazione di incostituzionalità della legge elettorale nota come Italicum, il merito principale è stato dell’avvocato Felice Besostri, morto il giorno dell’Epifania. Purtroppo quella vittoria non è stata sufficiente ché la politica ha partorito un altro “mostro” come il Rosatellum. L’impegno per una legge elettorale coerente con la Costituzione deve, dunque, continuare nel solco tracciato da Felice.

Ma Nordio è garantista o giustizialista?

La nomina di Nordio a Ministro della Giustizia ha riportato alla ribalta la distinzione tra “garantismo” e “giustizialismo”. Ma proprio le sue posizioni oscillanti a seconda delle situazioni esaminate fanno ritenere che i due termini abbiano in buona parte perso significato e che si debba piuttosto guardare all’impostazione costituzionale che richiede regole uguali per tutti e, insieme, rispetto dei valori umani e sociali.

Turchia: dove la difesa di oppositori e dissidenti è un delitto

L’11 novembre, dopo 10 anni di udienze e di rinvii (e la morte di un’imputata per sciopero della fame), si è concluso a Istanbul, con condanne fino a 20 anni di carcere, il processo contro 19 avvocati accusati di propaganda sovversiva e di partecipazione ad associazioni terroristiche per la loro attività di difensori di oppositori del regime. È la vendetta di uno Stato autoritario che non tollera la difesa dei diritti.

Ucraina: che fare?

La guerra in Ucraina si aggrava e le trattative tra le parti non producono risultati. Solo l’intervento di un mediatore autorevole può, forse, aprire qualche spiraglio di speranza. Ma intanto è necessario contrastare il bellicismo diffuso operando contro la produzione di armi e riaprendo la discussione sulla NATO e il suo ruolo.

La detenzione di Öcalan e le responsabilità dell’Italia

La detenzione di Öcalan è iniziata 23 anni fa, il 15 febbraio 1999, con la sua cattura a Nairobi da parte dei Servizi segreti turchi. Su quell’arresto pesa l’inerzia del Governo italiano, allora retto da Massimo D’Alema, che evitò di impegnarsi per concedere asilo al leader kurdo, che pure ne aveva diritto (come poi riconosciuto dal Tribunale di Roma), e lo indusse a lasciare il Paese.

E la Sinistra?

Ciò che maggiormente colpisce in questa fase è la totale assenza della sinistra persino dal dibattito politico. La domanda è d’obbligo: è accettabile che nessuno tenti una ripresa? Certo, è difficile, ma, rinunciando ai particolarismi e coagulando le forze intorno ai valori costituzionali, forse è possibile. In ogni caso, bisogna provarci.