Lorenzo Guadagnucci, giornalista e blogger, lavora al “Quotidiano nazionale” (Resto del Carlino - La Nazione - Il Giorno). Durante il G8 di Genova del luglio 2001 fu tra i giovani percossi e arrestati nella suola Diaz. Fondatore e animatore del Comitato verità e giustizia per Genova ha scritto, con Vittorio Agnoletto, “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 di Genova” (2011).

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Ucraina: cessate il fuoco. Subito

La domanda ai pacifisti è incalzante: voi che fareste, ora che l’Ucraina è stata invasa? Semplice. Bisognava assumere, come Europa, un ruolo pacificatore, agendo da subito per fermare i cannoni e mobilitare tutte le risorse diplomatiche, dalla Cina al Brasile ai paesi africani, per trovare una via d’uscita dal conflitto. L’Unione non lo ha fatto praticando una sorta di suicidio politico. Ma non è mai troppo tardi.

Sant’Anna di Stazzema 80 anni dopo: chi sono i nemici?

A 80 anni dalla strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema siamo di nuovo in guerra: contro i migranti, trattati da tutta l’Europa come nemici da respingere, e in Ucraina. Oggi come allora siamo di fronte a carneficine di civili incolpevoli. Senza un impegno coerente contro queste nuove guerre e stragi, l’indignazione e il dolore per l’eccidio del ‘44 rischiano di essere pura ipocrisia.

Violenza di polizia

Gli abusi e le violenze di polizia accertati a Verona non sono un caso isolato. C’è un filo rosso che li collega a numerosi precedenti altrettanto gravi e ne fa una triste costante. Non basta, per sradicarli, un sussulto di responsabilità interno (pur doveroso). Occorrono una seria analisi autocritica su quanto è accaduto e l’adozione di strumenti di controllo e trasparenza veicolati da un osservatorio pubblico permanente.

Antifascismo 2023

Mentre celebriamo l’antifascismo, la sua storia gloriosa e il suo esito politico – la Costituzione, la nascita della democrazia, la Dichiarazione dei diritti umani – nei nostri paesi, per effetto di decisioni prese in modo democratico, si perseguita, si arresta, si respinge, si rifiuta, si tortura, si lascia morire chi vorrebbe partecipare alla nostra storia. Su questo crinale si gioca il nostro antifascismo.

Perugia-Assisi, 23-24 febbraio: una marcia notturna contro le guerre

La notte fra il 23 e il 24 febbraio, a un anno preciso dall’invasione russa dell’Ucraina, marceremo in molti da Perugia ad Assisi. Sarà un modo per essere e mostrarsi pacifici, aperti al confronto e per testimoniare, col proprio corpo, la persuasione che un altro modo di pensare, di essere e di agire è possibile. E per dire che, mentre non c’è una guerra giusta, c’è una via giusta per uscire dalla guerra: cessare il fuoco, subito.

Quando la memoria diventa retorica

La memoria di quel che è stato, come ha denunciato Liliana Segre, sta svanendo. La ragione è semplice. Perché oggi accade che si ricordi la Shoah o si celebrino la resistenza e i valori costituzionali mentre si pratica l’opposto. Gli stessi princìpi ispiratori dell’antifascismo – l’aspirazione all’uguaglianza e alla giustizia sociale – sono tramontati nell’ideologia e nella pratica delle maggiori forze politiche.

Cent’anni dopo la marcia su Roma, pensare in retromarcia

Cent’anni dopo la marcia su Roma, mentre si riaffacciano i fantasmi del passato, occorrono mobilitazioni forti, una scossa che salga dal basso e cambi il corso degli eventi. Abbiamo bisogno, come al tempo della resistenza, di pensieri nuovi, di ispirazioni utopiche; abbiamo urgenza di costruire, nelle lotte e nei comportamenti quotidiani, una società alternativa al modello dominante. Marciando in senso contrario.

Camminare l’antifascismo

Camminare nei luoghi della resistenza e delle stragi, sui sentieri dei partigiani, tra Monte Sole e Sant’Anna di Stazzema, sulla montagna fra l’Emilia e la Toscana non è solo coltivare la memoria. È un’esplorazione, uno scavo nelle profondità della storia, un’occasione per ripensare ciò che chiamiamo antifascismo, al fine di renderlo più vivo, cioè all’altezza dei tempi.

Genova. No, non siamo reduci

A Genova, nel luglio del 2001 si riunivano gli “otto grandi” per esibire le proprie certezze, la promessa di un pianeta in continuo progresso grazie al dominio del profitto, della finanza, della crescita infinita. Allora apparentemente siamo stati sconfitti. Ma avevamo ragione noi e oggi è sempre più chiaro che bisogna cambiare rotta per uscire dall’incubo della guerra infinita e del disastro climatico.