Aldo Gazzetti, esperto di economia sanitaria, fa parte del Forum Diritto alla Salute
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La proposta di legge di iniziativa popolare di Cgil e associazioni della società civile per il rilancio del SSN ha ottime intenzioni ma altrettante carenze. Nell’attuale contesto essa non avrà seguiti parlamentari ma servirà come strumento di pressione. Se così è, peraltro, ci vuole maggior coraggio e una più esplicita contestazione dei vincoli di bilancio, della logica delle rendite e dell’autonomia differenziata.
Lo scorso 8 luglio Mediobanca ha presentato l’aggiornamento del suo Report 2024 sui maggiori operatori sanitari privati in Italia. I dati raccolti confermano l’incremento del giro d’affari del privato e il fallimento dell’accessibilità al SSN provocato dalle politiche neoliberali. Senza lotte sociali e senza un “autunno caldo” non se ne esce.
Dopo la privatizzazione si assiste, per la Sanità, alla concentrazione di capitali e alla finanziarizzazione, che affidano le politiche del settore al “mercato” e ai “mercanti”. In Italia ciò accade soprattutto nel settore farmaceutico e nella Regione Lombardia ma il fenomeno è in espansione. Per arginarlo non c’è che il protagonismo del pubblico, cioè l’opposto della politica di questo Governo (e di quelli che lo hanno preceduto).
I ripetuti ritardi nella consegna dei vaccini e la mancanza di trasparenza al riguardo propongono una questione centrale in una politica della salute: la costituzione di un Network pubblico del farmaco. I precedenti ci sono e le proposte non mancano. Manca la volontà politica.
La politica sanitaria del Governo Conte è in sconfortante continuità con quella dei governi precedenti. Invariate le risorse e incrementata la privatizzazione, aumentano le differenze tra le regioni e restano invariati i ticket (salva la demagogica soppressione del superticket). Cosa c’è di nuovo in tutto ciò?