Riccardo De Vito, è giudice al Tribunale di Nuoro. Già presidente di Magistratura democratica, è componente del comitato di redazione della rivista Questione giustizia.
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La legge sulla “difesa sempre legittima” è stata approvata ieri dal Senato. È una legge che non risolve ma inasprisce quel bisogno di sicurezza che assume di voler tutelare. Insieme al decreto legislativo sulle armi, approvato qualche mese fa, aumenterà le paure e l’aggressività. L’esperienza degli Stati Uniti insegna.
Il processo di riforma dell’esecuzione delle pene è fallito. Le porte del carcere si chiudono e c’è, nella maggioranza politica, chi vorrebbe buttare la chiave. Anche se è sempre più chiaro che rieducare il reo alla socialità attraverso la chiusura è come insegnare a nuotare fuori dall’acqua.
La pena di morte è inammissibile e va abolita in tutto il mondo: non è una semplice esortazione papale ma il nuovo testo del Catechismo della Chiesa cattolica. È una svolta epocale ricca di conseguenze su molti piani.
Lo schema di decreto sull’ordinamento penitenziario approvato dal Consiglio dei ministri riduce la riforma a un guscio vuoto. Di più, è un provvedimento per molti versi dannoso che conferma il progetto di una giustizia tanto forte con i deboli quanto debole con i forti.
Il “contratto di governo” di M5S e Lega ripropone, nel settore della giustizia penale, la vecchia idea che, per garantire la sicurezza (di pochi), occorra aumentare il carcere (per molti). È una prospettiva che tranquillizza l’opinione pubblica ma è fallita in tutto il mondo.