Andrea Danilo Conte è avvocato giuslavorista a Firenze
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Il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa ha condannato l’Italia per aver esteso eccessivamente la nozione di servizio pubblico essenziale, imposto obblighi ingiustificati ai sindacati e ristretto troppo i tempi di esercizio degli scioperi. Se lo Stato italiano non dovesse porvi rimedio, sarà la giustizia del lavoro a dover risolvere gli inevitabili conflitti.
Con l’operazione del Governo Draghi pressoché tutto il Parlamento fa da megafono alla normalizzazione di ogni alterità. Ciò offre a chi, a sinistra, intende stare da una parte sola un’occasione unica: dar vita a una forza politica alternativa che metta a nudo l’anticaglia di questo Governo e indichi una nuova via. Ma bisogna far presto.
La Commissione di garanzia per gli scioperi nei pubblici servizi ha ritenuto che un minuto di sciopero, indetto dall’USB per sollecitare la chiusura delle attività produttive, metta a repentaglio la sicurezza nazionale. La sproporzione è evidente e mostra come sia in atto una attacco durissimo ai diritti fondamentali dei lavoratori.
La destrutturazione dei diritti sociali e del lavoro, come si è verificata in questi anni nel nostro Paese, ha comportato, oltre a un impoverimento diffuso, un indebolimento della democrazia e una perdita di sovranità popolare. Da questa consapevolezza occorre muovere se si vuole avviare un nuovo corso della politica.