Riccardo Barbero ha militato in diverse organizzazioni politiche e sindacali della sinistra. Attualmente pensionato anche dal punto di vista politico. Collabora con i siti workingclass.it e volerelaluna.it
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La convinzione condivisa nell’assemblea costituente era che la democrazia istituzionale e quella sociale ed economica fossero indivisibili. Poi la storia è andata altrimenti anche per i vincoli internazionali. Oggi, pur nelle difficoltà che attraversiamo, il fallimento del liberismo, la ripresa dei movimenti e la crisi dei vincoli internazionali rendono opportuno riandare al progetto del ‘48. A ciò è dedicata la TALPA qui proposta.
La convinzione condivisa nell’assemblea costituente era che la democrazia istituzionale e quella sociale ed economica fossero indivisibili. Poi la storia è andata altrimenti anche per i vincoli internazionali. Oggi, pur nelle difficoltà che attraversiamo, il fallimento del liberismo, la ripresa dei movimenti e la crisi dei vincoli internazionali rendono opportuno riandare al progetto del ‘48. A ciò è dedicata la TALPA qui proposta.
La riforma costituzionale della giustizia è stata scongiurata dal referendum. Ma resta la domanda: come abbiamo fatto a cadere così in basso? Un tentativo di risposta viene da un recente libro di F. Balocco e R. Lupi che ripercorre le malefatte della sinistra al potere dagli anni Novanta ad oggi. C’è anche altro alla base del disastro attuale ma ripercorrere quella storia può essere utile per evitare di ripetere gli stessi errori.
È uscito a marzo il numero 30 della rivista trimestrale “Jacobin Italia”: con una bellissima copertina colorata e il titolo “Socialism for future”. L’uso dell’inglese nel titolo va riccollegato al fatto che il termine “socialismo” è negli Stati Uniti più popolare che in Europa. In ogni caso il fascicolo ne tocca molteplici aspetti, con l’auspicio che il dibattito si estenda agli errori del passato e alle prospettive del futuro.
Per trasformare in senso socialista la realtà, occorre capire cosa è andato storto in passato. Muove da queste premesse l’analisi del sociologo Erik Olin Wright, che propone l’avvio di processi di erosione del sistema dominante con pratiche alternative capaci, nel tempo, di diventare egemoni nella vita degli individui e delle comunità.
Mentre negli USA sono in molti a dirsi socialisti, nella politica europea tale definizione non è più di moda. Il fatto è che non si può parlare di socialismo senza fare i conti col doppio fallimento dell’esperienza sovietica e della socialdemocrazia, mentre il tema è, oggi, come utilizzare le istituzioni per controllare e governare il sistema economico.
L’Europa, con 2milioni e 670mila militari, è la parte più militarizzata del mondo. La sua spesa militare, cresciuta di più del 50% dal 2014, si accinge ad aumentare ancora. Per rilanciare l’economia, si dice. Ma i piani di riarmo dei singoli paesi favoriranno solo la crescita delle industrie belliche americane con scarso effetto sulla nostra economia.
In poco più di 30 anni il mondo ha cambiato volto. All’egemonia degli Stati Uniti è seguito un nuovo ordine mondiale: l’Occidente si è ritagliato un ruolo essenzialmente finanziario, l’Asia è diventata la fabbrica del pianeta, la Cina si è imposta come prima potenza economica, cresce il peso dei paesi emergenti e l’Europa, indebolita e stregata dall’islamofobia, guarda sempre più a destra. Difficile prevedere cosa accadrà ancora.
Il passaggio dall’antisemitismo moderno all’islamofobia avviene, al di là delle apparenze, all’insegna della continuità. Il primo nasce a inizio ‘800 come ricerca di un capro espiatorio per le contraddizioni della nascente società borghese. Non diversamente, oggi, i popoli che migrano (e gli islamici in particolare) sono individuati da ampi settori della società, pur senza fondamento, come responsabili della crisi economica.
Dopo tre anni, l’impresa sociale dei lavoratori della ex GKN può iniziare la produzione. A ritardarla sono l’inerzia dello Stato e della Regione e le speculazioni della proprietà. Ancora una volta dovrà essere il protagonismo dei lavoratori a sostituire l’incapacità della politica e la ricerca esclusiva del profitto di sedicenti imprenditori.