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Capitalismo, diseguaglianza e instabilità

Le diseguaglianze tra e nei Paesi del mondo hanno attraversato i secoli e i diversi modelli di produzione e di società. Ma oggi sono aumentate in modo esponenziale. Senza giustificazioni convincenti, come dimostra Pierluigi Ciocca nel suo ultimo libro (“Ricchi e poveri. Storia della diseguaglianza”, Einaudi). Vale dunque la pena impegnarsi ancora per cercare alternative.

Quale ripresa economica? C’è poco da essere ottimisti

L’ottimismo di maniera su una presunta crescita in atto nel nostro Paese è del tutto ingiustificata: siamo solo di fronte a un (parziale) recupero della caduta verticale intervenuta nel 2020. Per di più le tendenze in atto della nostra economia, disastrose sul versante sociale, sono confermate dal PNRR e dalla legge di bilancio. Nel silenzio di quel che resta della sinistra e del sindacato.

La manovra di bilancio e il Patto di stabilità

Il Consiglio dei ministri ha approvato, con una scricchiolante unanimità, il Documento programmatico di bilancio. Di fronte al bivio se tirare il freno della spesa pubblica o, al contrario, giocare con coraggio la sfida di un incremento degli investimenti e dei consumi in campi innovativi, la scelta del Governo va, ancora una volta, nella prima direzione.

Una Nadef a passi di gambero

Di fronte al delinearsi di una chiusura d’anno poco felice per l’economia si profila un bivio: tirare il freno della spesa pubblica o giocare con coraggio la sfida di un incremento degli investimenti e dei consumi? La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza dice che la scelta del Governo va nella prima direzione. Ma non è quella giusta.

Draghi e “la virtù dell’impresa”

Davanti alla Confindustria plaudente, Draghi esalta “la virtù dell’impresa”, ignora le cause della povertà e della disuguaglianza, tace su licenziamenti e multinazionali e riscrive la storia del Paese rimuovendo le lotte operaie e contadine. La scelta di campo è esplicita. Non è una sorpresa ma, intanto, fuori dall’Eur, il conflitto sociale riprende.

Fisco: cosa c’è dietro la riforma che ancora non c’è?

Era previsto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza; era atteso in Parlamento entro il 31 luglio; per di più «ce lo chiede l’Europa». Eppure della legge delega di riforma fiscale si sono perse le tracce. Poi, in questi giorni, si è ripreso a parlarne. Ma è bastato evocare la revisione del catasto per far entrare in fibrillazione il sistema politico.

Ma l’occupazione aumenta o diminuisce?

Neppure le rilevazioni dell’Istat sull’andamento dell’occupazione sono lette in modo omogeneo. Eppure i numeri parlano chiaro. La crisi sta cambiando in peggio la struttura dell’occupazione e del mercato del lavoro: più precarietà e inattività, i giovani a spasso, le donne a casa. Una sintesi sbrigativa, ma almeno non menzognera.

Europa: tra oligarchia e sovranismo

Da qualche mese ci sono segnali di una ripresa di iniziativa per un’Europa federale. Ma ad essi non seguono fatti concreti. Anzi. Alla esplicita opposizione dei sovranisti si accompagna la scelta del moderno capitalismo che preferisce affidarsi a élite tecno-oligarchiche piuttosto che a soluzioni democratiche e partecipate.