Governance – Il prezzo del potere

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Regia: Michael Zampino
Sceneggiatura: Giampaolo Rugo, Michael Zampino, Heidrun Schleef
Cast: Massimo Popolizio, Vinicio Marchioni, Claudio Spadaro, Sarah Denis, Sonia Barbadoro
Fotografia: Stefano Paradiso
Montaggio: Gianluca Cristofari
Musiche: Sartoria Sonora
Italia, thriller/drammatico, 89 minuti

Disponibile sulla piattaforma Prime Video, Governance – Il prezzo del potere, secondo film dell’italo francese Michael Zampino, è un thriller interiore, che all’adrenalina dell’azione preferisce i sudori freddi delle psicologie e delle morali in disfacimento.

Zampino ha lavorato per una quindicina d’anni in un’azienda petrolifera, ed è in questo ambiente, ben conosciuto dall’autore, che il film si svolge. Massimo Popolizio interpreta un manager la cui mancanza di scrupoli va ben oltre gli appalti truccati, i ricatti e le più o meno piccole irregolarità finanziarie quando entra in pericolo la sopravvivenza del suo lavoro e del benessere acquisito. A fare le spese delle sue paure e della sua cinica determinazione nel difendere con le unghie lo status quo della sua esistenza, in un mondo il cui motto è “homo homini lupus”, è la sua nuova rivale nell’azienda, una giovane manager francese. Michele (Vinicio Marchioni) è un umile meccanico amico del dirigente protagonista, e soprattutto è l’involontario testimone e complice del fattaccio su cui Governance ruota, e anche lui, dopo qualche iniziale vaga remora morale, coglie la palla al balzo per comportarsi da lupus e avere il suo bel tornaconto personale.

Il meccanico Michele è un personaggio significativo per cogliere il senso più profondo e sconsolato del film di Zampino; teoricamente, sarebbe potuto essere una vittima, interiormente scissa e sconvolta della determinazione egoistica, cinica e furiosa del manager protagonista. Un personaggio, per dirla alla carlona, positivo che diventava ambiguo e stratificato una volta messo in crisi dall’evento e dalle conseguenze di vario tipo ad esso legate. In realtà, aldilà di un po’ di shock iniziale, che ha più il sapore della codardia che dell’etica, anche la sua morale si comporta con il fattaccio come il marmo si comporta con l’acqua: facendo cioè scivolare tutto. Man mano che Governance avanza, anzi, le sue recriminazioni assomigliano sempre più a ricatti verso il ricco amico, a strumenti per compiere una piccola scalata economica e sociale. Da questo punto di vista, il post-proletario, introdotto da una sequenza in cui a livello visivo e paesaggistico riecheggiano Pasolini e Sergio Citti, è forse una figura anche più squallida del ricco manager protagonista.

La mono dimensionalità psicologica ed esistenziale di questo – e di altri – personaggi è significativa perché fa capire come Governance voglia descrivere un paesaggio umano e sociale, non esclusivo degli ambienti luccicanti della finanza, del tutto “post-morale”, completamente privo non solo di etica, ma anche della minima reale consapevolezza che vada oltre il più materialistico tornaconto. Sono in scena in qualche modo simulacri della coscienza del giusto, dello sbagliato e della colpa, sostituiti dal calcolo, un po’ impaurito o puramente cinico a seconda dei casi.

Zampino, come accennato, sceglie la strada del thriller, per così dire, esistenziale che scava negli abissi delle psicologie e delle interiorità; strumentale è l’indagine e assente è l’azione, e in scena ci sono figure che mirano a una caratura tragica. Se la mono dimensionalità psicologica e interiore da un lato rende bene il contesto “post-morale”, dall’altra però in qualche modo finisce per togliere la caratura tragica a personaggi che sarebbero potuti essere molto più stratificati, complessi e sofferti. Si veda il manager protagonista, la cui personalità e complessità sono date soprattutto dall’ottima prova, sopra le righe senza però entrare nel campo della caricatura, di Massimo Popolizio, il quale in qualche modo si prende sulle spalle buona parte del film.

Certo, non è la prima volta che in un thriller dai risvolti sociali ed esistenziali i personaggi sono un po’ tagliati con l’accetta; si veda, per rimanere in anni recenti, il pessimismo nero e barocco di un film come Suburra di Stefano Sollima, dove non esiste positività forse neanche nelle comparse occasionali che prendono un cappuccino al bar. In quello e in altri casi però la mono dimensionalità dei personaggi è in qualche modo mediata, e resa comunque più complessa, dalla manipolazione e dalla rielaborazione degli archetipi del genere e dalla loro capacità, anche oscuramente epica e densamente tragica, di rappresentare il lato più bieco, cinico e violento della realtà. Nel caso di film di Zampino, il sospetto è che il regista si sia un po’ fermato a metà strada, lasciando le caratteristiche del genere in secondo piano senza però mettere in campo la profondità necessaria per cogliere le sfaccettature necessarie a tratteggiare con reale forza sconsolati e complessi ritratti interiori. In qualche modo, Governance è un film in cui incidono solo fino a un certo punto sia la veracità, potenzialmente ricca di sfumature, del genere, sia l’approfondimento più chiaro e meditato del dramma psicologico; lo si paragoni, per fare un esempio con un film dalla trama molto simile e dall’equilibrio più riuscito ed efficace, a Il caso Kerenes ( 2013 ) del rumeno Câlin Peter Netzer.

Funzionano però, oltre all’ottima prova di Popolizio e alla gradevolezza con cui il film si lascia vedere, certe scelte che dimostrano come Zampino abbia comunque una buona mano – l’utilizzo degli ambienti e la fotografia che trasmette la sensazione dell’afa e del torrido – e un finale all’insegna del tarallucci e vino dal retrogusto di fiele certamente già visto nei suoi significati, ma comunque efficace.

Edoardo Peretti

Edoardo Peretti è nato nel 1985 sulla sponda lombarda del Lago Maggiore ed è stato adottato da Torino negli anni dell'università. Laureato in storia contemporanea collabora, come critico e giornalista cinematografico, con periodici on-line e cartacei (Mediacritica, Cineforum, L'Eco del nulla, Cinema Errante e Filmidee sono le principali collaborazioni). Ha lavorato per festival ed enti del settore e cura rassegne ed eventi, in particolare con l'Associazione Museo Nazionale del Cinema e con l'associazione Switch On.

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