Roubaix – Una luce nell’ombra

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Regia: Arnaud Desplechin
Cast: Roschdy Zem, Léa Seydoux, Sara Forestier, Antoine Reinartz, Jérémy Brunet
Sceneggiatura: Arnaud Desplechin, Léa Mysius
Fotografia: Irina Lubtchansky
Montaggio: Laurence Briaud
Musiche: Grégoire Hetzel
Francia, poliziesco, 119 minuti

Roubaix – Una luce nell’ombra potrebbe sembrare un film atipico nel percorso del regista francese Arnaud Desplechin, il quale per la prima volta si cimenta col polar, il noir d’oltralpe.

In parte è certamente così, ma non mancano caratteristiche che legano quest’ultima fatica dell’autore alle sue opere precedenti, rendendola coerente in un percorso che trova proprio in Roubaix, città natale del regista, una delle tappe più caratteristiche. Nel cinema di Desplechin la città delle Fiandre Francesi, la «più povera di Francia» qui chiaramente in bilico tra le vestigia architettoniche e industriali del passato e le contraddizioni e lo scoramento del presente, è un personaggio, così come, per fare un esempio, lo sono la Marsiglia specchio di mutazioni e sommovimenti politici nel cinema del compagno Robert Guiédiguian, o, attraversando l’Oceano, la New York di Martin Scorsese e di Woody Allen. Spesso, è il luogo dove tirano le fila delle loro condizioni personaggi che in qualche modo «non conoscono loro stessi» ‒ Racconto di Natale (2008), I fantasmi di Ismaele (2018) ‒, protagonisti di una realtà allo stesso tempo effettiva e percepita, crudele tanto quanto insondabile e, talvolta, ridicola, come mostrano le numerose incursioni della comicità.

Il contrasto, o il rapporto, tra verità immaginata, dedotta e supposta e la verità “reale” in qualche modo può essere una delle caratteristiche principali di un’indagine, che in Roubaix – Una luce nell’ombra evolve gradualmente esplodendo nella seconda parte. Nella prima ora infatti è come se vagassimo tra le strade, le case e la varia umanità della città, accompagnati da un distaccato e serafico commissario e da un giovane e più sofferto tenente, ognuno portatore di due diverse prospettive interiori da cui osservare la realtà e gli eventi in esame. Nel corso di questo peregrinare, quello che sembrava un più banale caso di incendio di una palazzina fa scoprire un crimine ben più grave, chissà quanto collegato a due sperdute ragazze conviventi del caseggiato. Se quindi la prima parte di Roubaix – Una luce nell’ombra è “aperta”, ma mai davvero ariosa, la seconda diventa quasi un noir da camera, chiuso tra le mura delle celle e delle stanze in cui avvengono gli interrogatori delle due ragazze.

La prima parte, pur riuscendo a restituire più o meno in filigrana le contraddizioni e lo spaesamento della città e delle sue comunità – dalla condizione giovanile alla multietnicità – e pur ricca di momenti e sequenze felici – l’inizio –, pare talvolta soffrire del fatto che Desplechin, autore raffinato e “metafisico”, giochi con l’estetica noir senza trovare sempre la sostanza più dura e spigolosa del genere, per quanto cerchi di indirizzarlo ai territori a lui più congeniali; non a caso, nella prima parte del film colpiscono sopratutto i ritratti dei due poliziotti. Del resto, il regista è decisamente più abituato a sondare le ambiguità e gli smarrimenti interiori che quelli esterni, e trova pane per i suoi denti nella bellissima seconda parte, quando ci inchioda ai volti, agli stati d’animo, alle ricostruzioni e alle percezioni delle due ragazze sospettate. Nell’ultima ora Desplechin tratteggia il graduale e doloroso svelamento della verità, con un doppio climax intimo che in qualche modo appare l’ennesima scoperta di sé da parte di «persone che non conoscono loro stesse» e sono vittime di una percezione fallace, e carica il film di una tensione sempre più implacabile.

Il rapporto verità/finzione caratterizza, inoltre, anche la genesi stessa del film, che è una sorta di rifacimento fiction di Roubaix – Commisariat Central, affaires courantes (2002) di Mosco Levi Boucault, documentario che raccontava un fatto di cronaca nera e le relative indagini.

Fondamentali le grandi prove di Léa Seydous e Sara Forestier nel ruolo delle due ragazze, e di Roschdy Zem, il commissario.

Edoardo Peretti

Edoardo Peretti è nato nel 1985 sulla sponda lombarda del Lago Maggiore ed è stato adottato da Torino negli anni dell'università. Laureato in storia contemporanea collabora, come critico e giornalista cinematografico, con periodici on-line e cartacei (Mediacritica, Cineforum, L'Eco del nulla, Cinema Errante e Filmidee sono le principali collaborazioni). Ha lavorato per festival ed enti del settore e cura rassegne ed eventi, in particolare con l'Associazione Museo Nazionale del Cinema e con l'associazione Switch On.

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