“Miss Marx”

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REGIA: Susanna Nicchiarelli
CAST: Romola Garai, Patrick Kenedy, John Gordon Sinclair, Philiph Groning, Felicity Montagu, Emma Cunnife
SCENEGGIATURA: Susanna Nicchiarelli
FOTOGRAFIA: Crystel Fournier
MONTAGGIO: Stefano Cravero
MUSICHE: Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo, Downtown Boys
Italia/Belgio, biografico, 107 minuti

Dopo la vittoria di Orizzonti nel 2017 con Nico, biografia dell’ultima parte della vita dell’omonima sacerdotessa dark del rock, Susanna Nicchiarelli è tornata al festival di Venezia con un altro ritratto di una donna forte, combattuta, sofferta e non allineata al proprio contesto; Eleanor “Tussy” Marx, terzogenita del pensatore tedesco, protagonista di Miss Marx, da poco in sala.

Il film inizia nel 1883 col funerale del padre e con uno sguardo fisso in camera della protagonista; in scena, le convinzioni della donna, impegnata nella diffusione delle idee del genitore, il suo lavoro di traduttrice letteraria, mentre fanno capolino, osservate con le lenti un po’ distanti della soggettività e dell’intimo centrali, le evoluzioni e le problematiche delle classi più martoriate in quell’ultimo spicchio di secolo. Decisivo è il racconto del difficile rapporto tra la donna e il compagno Edward Aveling, militante socialista e uomo dalle mani bucate e dai dolorosi segreti nel cassetto, come definito dalla stessa Eleanor non cattivo, ma «privo di senso morale». Attraverso il legame tra i due, del resto, emerge la questione della considerazione e della rilevanza, per così dire, “quotidiana” della donna e dei suoi voleri. Pubblico e privato quindi, in qualche modo, si fondono e compongono il ritratto di una donna inquieta, quasi imprigionata nel contrasto tra ideale e realtà, tra propensione al cambiamento e potenza della stasi, tra la forza delle convinzioni e l’impossibilità di metterle davvero in atto.

Per raccontare questa sorta di blocco, e per renderlo testimonianza per il presente, la Nicchiarelli sceglie un racconto apparentemente tradizionale interrotto da momenti accelerati, furiosi e punk, con l’irruzione di immagini di repertorio – non necessariamente coeve – e della musica rock contemporanea (la colonna sonora è curata dai torinesi “Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo” e dai newyorkesi “Downtown Boy”) che, per esempio, rilegge l’Internazionale con le chitarre distorte e gli urli che fanno venire voglia di pogare. Una scelta che vuole mettere in evidenza la coriacea forza interiore della donna e la validità delle sue convinzioni così come la loro attualità, oltre a rappresentare una sorta di via di fuga dall’impossibilità di viverle davvero in quel dato momento storico e nella sua condizione privata. Momenti punk e esplosioni di rabbia vivace che testimoniano come le sue idee abbiano superato la contingenza e si siano colorate di urgenza e di contemporaneità. È per lo stesso motivo che, nel momento di leggere le parole del padre Karl e raccontare la costanza dei soprusi di classe nella storia o il malessere della condizione femminile, Eleanor Marx rompe la quarta parete e guarda in faccia lo spettatore.

Una scelta quest’ultima che rende Miss Marx una sorta di manifesto ma che ha anche il sapore della sottolineatura didascalica di cose già chiare nel racconto. Il punto più interessante e riuscito del film è infatti la parte, per così dire, di racconto biografico più tradizionale. Fotografata da una luce che gioca con l’iconografia vittoriana, all’insegna di un preraffaellismo più, per così dire, ombroso, posizionata nell’inquadratura come isolata o imprigionata negli spazi, la giovane Marx pare, e la sequenza della recita di Casa delle bambole di Ibsen è emblematica, protagonista di una costante finzione; in questo modo, risalta la tensione tra la forza degli ideali e la forza della realtà – privata e pubblica –, tra pensiero e scelte, e le conseguenti inquietudini e amare prese di consapevolezza interiori.

Se da questo punto di vista il film della Nicchiarelli funziona, lasciano più perplesse le parentesi punk e le accelerazioni più furiose e vivaci, come fossero accenni di una strada solo accennata e non percorsa davvero, al limite del vezzo stilistico. È come se la regista, al momento di compiere uno scarto narrativo e stilistico, avesse fatto seguire al passo in avanti due passi indietro o, a seconda del detto che preferite, avesse nascosto la mano dopo aver tirato il sasso nello stagno. Così, Miss Marx, non diventa mai una lettura biografica davvero eversiva e potente, rimanendo un film altalenante e, pur ricco di momenti e scelte felici, un po’ irrisolto. Certamente – e, come penne più autorevoli della mia hanno notato, l’assenza di sangue e violenza nelle apparizioni della storia con la esse maiuscola conferma questa sensazione – non dà l’impressione di essere un film punk, ma piuttosto di un film che fa finta di esserlo.

Edoardo Peretti

Edoardo Peretti è nato nel 1985 sulla sponda lombarda del Lago Maggiore ed è stato adottato da Torino negli anni dell'università. Laureato in storia contemporanea collabora, come critico e giornalista cinematografico, con periodici on-line e cartacei (Mediacritica, Cineforum, L'Eco del nulla, Cinema Errante e Filmidee sono le principali collaborazioni). Ha lavorato per festival ed enti del settore e cura rassegne ed eventi, in particolare con l'Associazione Museo Nazionale del Cinema e con l'associazione Switch On.

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