“I miserabili”

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REGIA: Ladj Ly
CAST: Damien Bonnard, Alexis Manenti, Djibril Zonga, Issa Perica, Steve Tientcheu, Al-Hassan Ly, Raymond Lopez
SCENEGGIATURA: Ladj Ly, Giordano Gederlini, Alexis Manenti
FOTOGRAFIA: Julien Poupard
MONTAGGIO: Flora Volpelière
MUSICHE: Pink Noise
Francia, drammatico, 103 minuti

 

Campione d’incassi nel primo strano box office dopo la riapertura delle sale, I miserabili del francese Ladj Ly arriva nei cinema dopo un passaggio nelle piattaforme streaming e dopo aver vinto il Premio della Giuria nell’edizione 2019 del festival di Cannes.

Tratto dall’omonimo cortometraggio diretto nel 2017 dallo stesso regista e ispirato alle rivolte che bruciarono la Francia nel 2005, I miserabili è un film sulla gramigna e sulla sua ineluttabilità; o, volendo, una riflessione sulla guerra tra poveri. «Non ci sono cattive erbe né cattivi uomini. Ci sono solo cattivi coltivatori» è, infatti, la frase di Victor Hugo che chiude il film, sintetizzandone il senso più profondo di denuncia sociale contemporaneamente arrabbiata e scoraggiata.

Ambientato nella periferia di Montfermeil, nelle stesse zone dove lo scrittore ambientò il suo grande romanzo, è la cronaca di una detonazione che ha la sua miccia nel furto di un cucciolo di leone del circo. La caccia al felino e all’uomo crea una sorta di effetto domino per il quale le tensioni, gli odî, le rivalità, le differenze e le ingiustizie esplodono, fino alla disperata e tragica rivolta finale. Da un parte i tre poliziotti di zona, due “esperti” e uno appena arrivato, dall’altra tutti gli altri; anche se non è così semplice; non è banalmente poliziotti vs tutti. La concentrazione di rivalità, malaffare, ingiustizie e lotte di potere è anche interna alla composizione sociale, etnica e religiosa del quartiere (si vedano il sindaco di zona, o i difficili equilibri tra le varie gang). Semmai, l’unica generalizzazione possibile è quella dello scontro tra adulti e ragazzi, che collega il film di Ladj Ly al cult archetipico del racconto del disagio giovanile, sociale e multietnico delle periferie francesi (e non solo): L’odio (1995) di Mathieu Kassovitz, in qualche modo il padre de Les miserables.

I miserabili, pur con qualche semplificazione psicologica (su tutti, i tre poliziotti a cavallo tra bene e male, tra colpa e consapevolezza ) e con forse un’eccessiva insistenza nel ribadire che tutti sono sulla stessa barca e in qualche modo tutti hanno le stesse dosi di responsabilità pur essendo tutti in qualche modo nel profondo innocenti (la gramigna ineluttabile), è un film sanguigno, che trasmette la tensione di un thriller tanto quanto la precisione naturalista del sociologo sul campo. È anche un film dalla notevole forza espressiva, evidente già nel magnifico prologo dedicato ai festeggiamenti per il mondiale vinto nel 2018 dai blues, dove la cinepresa instabile, il montaggio veloce e la musica elettronica restituiscono la vivacità del momento tanto quanto instillano il dubbio che quella gioia collettiva e nazionale sia di facciata e momentanea, oltre a dare, in certi momenti, alla festa una certa estetica da guerriglia.

La forza espressiva del film è data anche dal sagace uso del drone, perfettamente inserito nella vicenda – il drone è “protagonista” di uno snodo decisivo – tanto quanto agente di sguardo e di estetica, non utilizzato in maniera fine a se stessa come talvolta capita nel cinema contemporaneo. Oltre alla riflessione sull’osservazione costante delle cose e degli avvenimenti e sull’impossibilità di tenere nascoste le azioni, le panoramiche effettuate col macchinario, contemporaneamente diegetiche e punto di vista in qualche modo “esterno”, trasmettono il senso di minaccia e di pericolo pronto a scoppiare, dando l’idea dell’esplosività del luogo e del suo panorama sociale.

I miserabili, concludendo, forse non dice nulla di davvero nuovo nel panorama del cinema dedicato alle periferie, ma ribadisce con una rara forza sanguigna e con vivacità espressiva, quasi “da genere”, l’urgenza di questioni bollenti e irrisolte.

Edoardo Peretti

Edoardo Peretti è nato nel 1985 sulla sponda lombarda del Lago Maggiore ed è stato adottato da Torino negli anni dell'università. Laureato in storia contemporanea collabora, come critico e giornalista cinematografico, con periodici on-line e cartacei (Mediacritica, Cineforum, L'Eco del nulla, Cinema Errante e Filmidee sono le principali collaborazioni). Ha lavorato per festival ed enti del settore e cura rassegne ed eventi, in particolare con l'Associazione Museo Nazionale del Cinema e con l'associazione Switch On.

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