«Il gioco delle coppie»

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IL GIOCO DELLE COPPIE
REGIA: Olivier Assayas
CAST: Guillaume Canet, Juliette Binoche, Vincent Macaigne, Christa Théret, Nora Hamzavi
SCENEGGIATURA: Olivier Assayas
FOTOGRAFIA: Yorick Le Saux
MONTAGGIO: Simon Jacquet
Commedia, 108 minuti

L’assunto de Il gioco delle coppie (molto libera traduzione del titolo originale Doubles vies), l’ultimo film di Olivier Assayas, è semplice: restituire l’invasione delle parole tipica della contemporaneità usando il privato delle relazioni di coppia, delle amicizie e delle varie declinazioni sentimentali come emblema di questo bombardamento.

Il regista sceglie di seguire le strade di certo cinema francese tracciate soprattutto da Eric Rohmer, dove le condizioni esistenziali e culturali emergono soprattutto da una sorta di naturalismo dei dialoghi e dove la parola diventa anche lo strumento con cui viene espressa una sorta di sospensione intima e interiore. Del resto, Assayas è un figlio della Nouvelle Vague, tra coloro che più sono stati capaci di rielaborare in maniera personale le eredità – talvolta invadenti – che quella stagione ha consegnato allo sviluppo del cinema francese.

Il gioco delle coppie è però un film in qualche modo estraneo alla sua poetica: poco di regia, essenziale a livello visivo e quasi interamente costruito sul tipico gioco dei campi/controcampi, meno originale e meno propenso alle fughe verso il “metafisico” che caratterizzavano per esempio Sils Maria e soprattutto il bellissimo Personal shopper.

È un film leggero ma non vacuo che si posiziona a metà strada tra l’eterea, densa e malinconica leggerezza apparente, appunto, di Eric Rohmer e la brillantezza altrettanto amarognola di certi film di Woody Allen, senza particolari volontà di rinnovare questi canoni ma piuttosto di aggiornarli alla contemporaneità del digitale e all’agire di questo tanto sulla cultura quanto sul privato.

Il quintetto di protagonisti è infatti formato da intellettuali: c’è l’editore in qualche modo diviso tra la tradizione e la volontà di rinnovare, la moglie attrice di fiction che si sente in colpa per avere avuto successo grazie a questa nuova forma di narrazione, lo scrittore che racconta nei suoi libri le sue esperienze sentimentali senza particolare rielaborazione, la compagna addetta alla comunicazione di un candidato socialista e la millenial ambiziosa ed entusiasta della rivoluzione digitale.

Relazioni clandestine, dubbi e non detti sulle relazioni “ufficiali”, paure e preoccupazioni caratterizzano i fili che uniscono i cinque personaggi e vengono espressi non dallo strumento della commedia degli equivoci o dallo scontro, ma da una sorta di autosufficienza delle parole che continuamente bombardano spettatori e personaggi. Il gioco delle coppie è infatti un flusso di coscienza di considerazioni, confessioni, ragionamenti, riflessioni molto simile al flusso dei social e perlopiù assolutamente autoreferenziali. Il valore e il significato delle tante parole dette si esaurisce nel momento stesso in cui vengono pronunciate; lo si vede per esempio dalle reazioni e dalle conseguenze quasi monodimensionali, immediate, asettiche e prive di vera complessità che le cose dette hanno sugli egocentrici personaggi, sui loro comportamenti e sulle loro scelte e dall’algidità delle loro reazioni emotive.

Questo è allo stesso tempo il punto di forza e il punto debole de Il gioco delle coppie. Il punto di forza perché in questo modo il film di Assayas diventa inevitabilmente un ritratto della contemporaneità, un film assolutamente al passo con i tempi e in grado di dipingere il bombardamento di spunti, cose dette, pensieri, di cui ognuno di noi è oggi vittima e della difficoltà di rielaborarli davvero e di cogliere le profondità. Il punto debole perché Il gioco delle coppie risulta verboso e prolisso, mancando a sua volta di vera profondità e rimanendo in qualche modo intrappolato dall’asetticità di molti dei dialoghi tra i cinque protagonisti. È un film quindi più attuale e interessante che davvero riuscito, incastrato nella sfida con l’argomento trattato, colto ma non davvero rielaborato. Si aggiunga il fatto che le singole considerazioni sulla cultura e sul digitale alternano spunti interessanti ad altri, diciamolo, più banali, luoghi comuni a riflessioni più acute.

Inoltre, c’è anche talvolta un’eccessiva bonarietà nei confronti dei personaggi, mai davvero messi di fronte alle loro scorrettezze e ai loro comportamenti meno piacevoli; d’accordo che Il gioco delle coppie non vuole essere una commedia ironica, ma anche considerando ciò questa bonarietà spesso pare eccessiva. Anche da questo punto di vista, nasce il dubbio che il film viva e si accontenti del riflesso inevitabile dell’attualità e dell’urgenza del tema, rinunciando però a rielaborarlo con reale forza.

About Edoardo Peretti

Edoardo Peretti è nato nel 1985 sulla sponda lombarda del Lago Maggiore ed è stato adottato da Torino negli anni dell'università. Laureato in storia contemporanea collabora, come critico e giornalista cinematografico, con periodici on-line e cartacei (Mediacritica, Cineforum, L'Eco del nulla, Cinema Errante e Filmidee sono le principali collaborazioni). Ha lavorato per festival ed enti del settore e cura rassegne ed eventi, in particolare con l'Associazione Museo Nazionale del Cinema e con l'associazione Switch On.

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