Sfalciare o non sfalciare? Questo è il dilemma

Nel Paese delle polemiche anche il taglio dell’erba nei parchi e giardini pubblici diventa l’occasione per scatenare infiniti tormentoni, spesso del tutto sterili e basati sul nulla più assoluto. Riassumiamo i fatti: alcune Amministrazioni comunali hanno deciso di ridurre numero e estensione degli interventi di sfalcio dei prati. Tra queste Bergamo, Parma e, più recentemente, Milano (https://www.comune.milano.it/web/milano-cambia-aria/-/erba-alta-nei-prati-in-citta-scopri-i-benefici-dello-sfalcio-ridotto-). All’estero la pratica è invece adottata da più tempo, con Vienna che può considerarsi una delle metropoli capofila, insieme a Cracovia, Francoforte e Dublino (https://www.adginforma.it/erba-alta-aperto-il-dibattito-gli-studiosi-ne-annunciano-i-benefici-legambiente-a-favore/).

Lo scopo dell’operazione, oltre quello di contenere i costi, è di favorire la conservazione della biodiversità. Il taglio dell’erba, infatti, impedisce alla maggioranza delle specie di fiorire e maturare i semi, cosa che evidentemente ne ostacola la rinnovazione e la diffusione. Con il rischio che i prati si banalizzino, risultando costituiti solo da poche specie, in grado di propagarsi per via vegetativa. Tanto per fare un esempio, avete ancora visto papaveri nei nostri parchi? Beh, qualcuno certamente ci sarà ancora, ma si tratta di ben poca cosa. Non solo, le fioriture che vengono impedite risulterebbero di grande valore estetico e fonte di nutrimento per numerosi insetti, tra cui in particolare farfalle e api: animali che, come ben sappiamo, non è che se la passino troppo bene, ma la cui importanza è vitale per la conservazione degli ecosistemi, compresi quelli agricoli. Infine, bisogna tenere conto che un terreno coperto da vegetazione più eterogenea e alta assorbe in modo più efficiente sia il calore che l’acqua piovana, mitigando così quegli eccessi climatici che sempre più spesso caratterizzano le nostre città, peggiorando in modo marcato la nostra qualità di vita.

Trasformiamo, allora, i nostri giardini in giungle selvagge? Beh, non esageriamo. Come accade quasi sempre, esiste una via di mezzo, che è in grado di rispondere in modo soddisfacente a esigenze che sembrerebbero contrapposte. Si potrebbe, ad esempio, destinare alcune aree dei parchi più grandi alla conservazione della biodiversità, effettuando interventi di sfalcio solo laddove alcune specie, magari esotiche, prendano un sopravvento troppo marcato. La parte rimanente può invece essere gestita in modo tradizionale, in modo da consentire le classiche utilizzazioni ludiche, di passeggio e così via.

Fondamentale poi l’informazione: i cittadini devono sapere perché si adottano determinate scelte e che l’operazione non deriva solo da incapacità organizzativa e necessità di risparmi. Non solo, essi devono essere coinvolti fin dalla fase di progettazione degli interventi, cercando ad esempio la collaborazione di forme strutturate, quali Associazioni di volontariato o gruppi organizzati che operano sul territorio. In caso contrario le critiche sarebbero garantite e, con esse, la stessa efficacia dell’operazione potrebbe essere messa in discussione.

Certamente l’operazione presenta alcune difficoltà, sia progettuali che operative. Ma se c’è la volontà politica quasi nessun ostacolo è insormontabile. Già la volontà politica… Proprio quella che spesso viene a mancare, sostituita da squallidi giochini elettorali che prevedono la demonizzazione delle proposte avanzate dalla parte avversa, qualunque esse siano, in modo del tutto indipendente dalla loro validità. Vero è che ogni popolo ha i governanti che si merita (e che vota). Tuttavia pretendere una maggior attenzione ai reali problemi della popolazione e non solo al mantenimento di centri di potere, piccoli o grandi o che siano, dovrebbe essere il minimo.

Gli autori

Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni"; "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo". Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

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