Contro il nucleare: la lezione di Massimo Scalia

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Un incidente automobilistico sulla Casilina, alle porte di Roma, la mattina di mercoledì 11 dicembre, ci ha portato via Massimo Scalia e il suo bagaglio di scienza ed esperienza. Massimo aveva 81 anni. Laureato in Fisica nel 1969 presso la Sapienza, con una tesi di Fisica teorica nucleare, ha continuato le ricerche in tale disciplina negli anni immediatamente successivi. Dalla metà degli anni ’70 si è orientato verso la ricerca sulla stabilità e sull’analisi qualitativa dei sistemi dinamici. Dagli anni ‘80 si è interessato delle interazioni tra campi elettromagnetici e sistemi biologici (bioelettromagnetismo), degli effetti dei “campi deboli” e del ruolo del “rumore termico” nei materiali biologici. Per oltre 40 anni ha insegnato e fatto ricerca presso la Sapienza riuscendo a coniugare il metodo scientifico con lo spirito necessario nelle battaglie ambientaliste e per un nuovo futuro energetico.

Massimo, insieme a Gianni Mattioli, è stato uno dei leader del Movimento antinucleare degli anni ‘70 e ‘80, cofondatore di Legambiente e uno dei promotori dei Verdi e del movimento ecologista. Non dell’ambientalismo, che esisteva da decenni e che già si stava affacciando, sempre più prepotentemente sul terreno della politica. La sua passione politica, mirabilmente coniugata a un’incontestabile sapienza tecnico-scientifica, scese in campo per mettersi a servizio di quella corretta informazione sui temi delle scelte energetiche messa in atto dal momento in cui il movimento ambientalista iniziò il suo impegno e la battaglia contro il nucleare, con la costituzione del Comitato per il controllo delle scelte energetiche. Una mobilitazione che portò alla vittoria nei referendum del novembre1987 e all’archiviazione della via nucleare come fonte energetica per il Paese.

Massimo fu tra i firmatari, nel 1984, insieme ad Alex Langer, dell’appello per costituire le Liste Verdi in Italia. Con le elezioni del 1987 entrò, con i Verdi, in Parlamento e vi rimase quattordici anni, nei quali si spese per la tutela dell’ambiente e la giustizia sociale. Per mettere al bando l’amianto e combattere le ecomafie, presiedendo la prima Commissione bicamerale sul ciclo illegale dei rifiuti con cui aprì la strada alla repressione dei reati ambientali.

Da sottolineare che se le intuizioni di quel gruppo di preziosi scienziati contro il nucleare – che indicarono la rotta principale da seguire con il ricorso alle tecnologie delle fonti rinnovabili – fossero state prese seriamente in carico dalla politica, oggi il nostro Paese sarebbe all’avanguardia nel settore delle energie naturali e rinnovabili e non ci sarebbe disagio nell’adeguarsi alla transizione energetica. Invece la lobby del nucleare continua, imperterrita, a proporsi, pur non avendo nulla nella sua valigia di nuovo proselitismo in cui da tempo ha assoldato addirittura uno dei fondatori di Legambiente. Massimo, a differenza, è restato coerente e ancora poco prima della morte, ci aveva messi in guardia, contro la propaganda del Ministro Pichetto Fratin e la sua retorica neo nuclearista che sostiene il ritorno a quella scelta energetica vestendola con l’opzione “small modular reactor”, contrabbandata come fonte mininucleare sicura da adottare in tutte le aziende energivore. A questa ipotesi fasulla Massimo Scalia ha replicato: «piccoli certamente, ma sulla sicurezza non c’è nulla di nuovo. Gli SMR adottano le stesse tecnologie di fusione nucleare già note e non hanno alcuna caratteristica in più per la sicurezza intrinseca». Dunque niente di diverso dal nucleare degli anni Novanta, messo a tacere dai referendum. Semplicemente la tecnologia adottata per i propulsori nucleari dei sottomarini. Quella che il Premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi ha liquidato come tecnologia «più vecchia dei transistor».

Ciò che preoccupa è che il documento del Ministro dell’ambiente e della Sicurezza energetica “Il nuovo nucleare in Italia” aveva trovato ascolto in Parlamento con un emendamento, al decreto Sud (sic!) in cui si tentò, lo scorso ottobre, di affidare alla Difesa la realizzazione – insieme ai Centri per il rimpatrio – anche di impianti energetici che in una vaga definizione aprivano possibili spazi per il mini nucleare.

Scalia ci ha messi in guardia. La propaganda del Governo parla di «nucleare pulito, di nuova generazione, tanto diverso da quello referendario. Peccato non esista e, infatti, ripropongono la vecchia tecnologia». Le definì «grosse minchiate» messe in onda dal rinnovato «schiamazzo sul nucleare» e sottolineò il «niente di nuovo sul fronte dell’innovazione nella fissione nucleare» tanto propagandata quanto inesistente. Riprendere i suoi ragionamenti e avvertimenti ultimi, ci sembra la maniera migliore per ricordare un generoso e tenace combattente della causa ambientalista. Il suo competente senso civico, ancora tanto raro nel mondo accademico, ci mancherà. Come la sua militanza, responsabilmente scelta a scapito di carriera e aspirazioni di potere. Schierato fino all’ultimo con la battaglia contro le mistificazioni dell’Eni, partecipata statale (dunque finanziata con le nostre tasse) che è oggi il più ostinato ostacolo all’avvio della transizione ecologica nel nostro paese e persegue progetti ambientalmente discutibili come quello di Ravenna con il deposito di Co2 .